martedì 23 luglio 2013

"MAI TRADIRMI". OMICIDIO-SUICIDIO A GELA. VEDOVA CARABINIERE UCCISA DA AMANTE, SORVEGLIATO SPECIALE, SUICIDA

È stata uccisa con quattro colpi di pistola, tutti andati a segno. Maria Nastasi, la donna assassinata domenica pomeriggio a Gela da Salvatore Greco, è morta all'istante. Lo confermano i risultati dell'autopsia. La donna è stata raggiunta da tre colpi che l'hanno sfigurata al volto, uno alla mandibola, uno alla guancia e un altro ancora al mento, e da un quarto colpo l'ha raggiunta al torace. L'esame autoptico, eseguito dal medico legale Cataldo Ruffino, si è svolto presso la sala mortuaria del cimitero di contrada Farello, alla presenza del sostituto procuratore Elisa Calantucci. Quattro bossoli erano stati trovati sull'asfalto dai carabinieri vicino alla casa rurale di contrada Priolo Sottano, dove è stato consumato il delitto, mosso dal movente della gelosia. I colpi, probabilmente, sono stati esplosi tutti da distanza ravvicinata.E dalle indagini emergono nuovi particolari. Sembrano esserci pochi dubbi sulla pista per l'omicidio-suicidio avvenuto nelle campagne di contrada Priolo Soprano. Salvatore Greco, 51 anni, sorvegliato speciale, che gli inquirenti hanno individuato essere l'assassino di Maria, aveva "avvertito" la donna, con cui aveva una relazione, con un post su Facebook, che oggi suona come una inquietante minaccia, "mai tradirmi". La donna, Maria Nastasi, 46 anni, madre di due figli, era rimasta vedova, qualche anno fa, di un appuntato dei carabinieri, morto per un male incurabile. Dopo il dramma familiare, Maria aveva iniziato a lavorare come dipendente allo Speedy Pizza di via Venezia a Gela. Omicida-suicida, che risultava fra i soci della pizzeria, frequentava abitualmente il locale, di proprietà del cognato. E da qualche tempo fra Maria Nastasi e Salvatore Greco ci sarebbe stata una relazione clandestina sulla quale ora gli inquirenti stanno cercando di fare luce. Greco, era stato arrestato nel 2009 per una rapina ai danni di un orefice di Vicenza. Per questo era stato condannato a 11 mesi di reclusione. Secondo la ricostruzione dei fatti, la donna sarebbe stata colpita, intorno alle 17, in contrada Priolo Soprano, nelle campagne di Gela, in direzione Niscemi, da alcuni colpi di pistola, uno al mento, uno all’addome ed un altro alla mandibola sinistra. Ad avvisare nel pomeriggio con una telefonata, intorno alle ore 17 al centralino del Reparto Territoriale dei Carabinieri di Gela, è stato lo stesso Greco che indicava la presenza del cadavere di una donna, in una zona di campagna fra Gela e Niscemi. "Lì – ha detto l'uomo alle forze dell'ordine – troverete il cadavere della donna che ho appena ucciso". Immediate scattano le ricerche con una pattuglia che dapprima si avvia nella zona industriale della cittadina nissena, ma qualche minuto dopo cambia direzione in considerazione del fatto che una nuova telefonata giunge ai carabinieri. Una donna, proprietaria di una villetta di contrada Priolo Soprano, riferisce ai militari di avere udito alcuni spari riferendo inoltre che poco prima un uomo, bussando alla porta della sua villetta, aveva chiesto bottiglietta d’acqua fredda che gli era stata data. Una coincidenza che mette i carabinieri sulla giusta strada con la pattuglia che si reca nell’agro gelese, con molta probabilità il luogo che intendeva suggerire Greco nel corso della prima telefonata, evidentemente sbagliando e confondendolo con la zona industriale. I militari nel tragitto, dopo avere attraversato numerosi poderi, alla ricerca di Salvatore Greco, intercettano una vettura. E’ una Fiat Panda capovolta, in contrada Priolo Soprano. Da un rapido controllo, accertano che la vettura è intestata a Maria Nastasi. Successivamente un rapido sopralluogo nella zona consente ai carabinieri di individuare, ad una distanza di circa 100 metri, il corpo di un uomo agonizzante, accanto a sé una pistola calibro 38, poi identificato come Salvatore Greco, con una profonda ferita alla testa. Ancora in vita, trasferito d’urgenza all'ospedale Vittorio Emanuele, morirà durante il tragitto, prima di essere trasferito in elisoccorso al pronto soccorso di un nosocomio di Palermo. Le ricerche si estendono e i militari hanno trovato, in una zona isolata, accanto ad un casolare, il corpo della donna, che si accerta essere quello di Maria Nastasi. Soltanto a poche ore dal delitto, i carabinieri ricostruiscono l’intera vicenda. Secondo le ricostruzioni dei carabinieri, Greco e la vittima avrebbero raggiunto insieme, a bordo dell'auto, un casolare di campagna, a una decina di chilometri dal centro abitato di Gela, all'interno della zona industriale. Giunti sul posto, i due avrebbero litigato. Greco avrebbe estratto una pistola calibro 38, risultata poi rubata due anni fa in un'abitazione del Ragusano, e sparato alla donna, raggiunta da almeno tre colpi, forse quattro. Avvisa i carabinieri e da quella breve telefonata l'uomo si reca con l'auto della vittima su una collina verso Priolo Soprano, una contrada poco distante dal luogo del delitto. Lì l'uomo avrebbe abbandonato l'utilitaria, che sarebbe ridiscesa lungo la collina, ribaltandosi su se stessa, e avrebbe percorso a piedi circa cento metri prima di decidere di farla finita e spararsi alla tempia un colpo solo. L’omicida Salvatore Greco, era noto alle forze dell’ordine. Nel settembre del 2009 l’uomo era stato arrestato perché doveva scontare una condanna di undici mesi di carcere per una rapina compiuta ai danni di un orafo di Trissino, in provincia di Vincenza. Greco era stato arrestato in un casolare in contrada Priolo, nell’agro di Niscemi. Lo stesso in cui è tornato per uccidere.


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