sabato 27 luglio 2013

IL PRETE, ARRESTATO PER PROSTITUZIONE MINORILE, E' STATO SOSPESO A DIVINIS

Don Aldo Nuvola, dopo le accuse per induzione alla prostituzione minorile e alle dichiarazioni scaturite dall'interrogatorio davanti ai Pm durato quasi quattro ore, è stato sospeso a divinis.

Il testo del comunicato dell'Arcidiocesi di Palermo.

"Con riferimento al provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica a carico del Sacerdote Nuvola Aldo per indizi di reato in merito ai delitti di prostituzione minorile ed induzione alla prostituzione, si precisa quanto segue: Don Aldo Nuvola era stato invitato a presentare le dimissioni dalla carica di Insegnante di Religione in data 4 ottobre 2008 non appena avuta notizia della denuncia per “atti osceni” in luogo pubblico ed a dimettersi da
Parroco della Parrocchia Regina Pacis nel dicembre 2008, allorquando si era avuta la notizia di un procedimento nei suoi riguardi per molestia nei confronti di un giovane di 17 anni. In quella circostanza si era proceduto ad allontanarlo dall’ufficio di parroco. Inoltre gli era stato intimato di soggiornare presso la Casa “Il Cenacolo” dei Padri Venturini a Barcellona Pozzo di Gotto per un periodo di riflessione e di accompagnamento spirituale e psicologico. Successivamente è stato stabilito che seguisse un percorso organico e ben strutturato della durata di almeno due anni, che mirasse al consolidamento della maturità umana, affettiva e sacerdotale presso una struttura protetta. Tenuto conto del fatto che egli non ha ottemperato a quanto disposto – anche per motivi legati, a suo dire, alle condizioni di salute e alla necessità di sottoporsi ad un trattamento chirurgico – e in considerazione degli sviluppi delle attuali indagini che hanno evidenziato la reiterazione del reato, don Aldo Nuvola incorre, ora, nella pena canonica della sospensione a divinis. Inoltre, a norma del Motu proprio “Sacramentorum sanctitatis tutela”, nei confronti del sacerdote è già da tempo in corso la procedura canonica per la definizione del caso, non escludendo la dimissione dallo stato clericale e la dispensa dagli obblighi del celibato. La comunità diocesana, rimanendo ferita e sgomenta riguardo alle notizie riportate dai mezzi di comunicazione sociale che svelano certamente una personalità fortemente disturbata del sacerdote, esprime in pari tempo vicinanza e solidarietà nei confronti delle vittime di inqualificabili forme di abuso e a quanti hanno sofferto e soffrono per tali incresciosi fatti. Inoltre manifesta la piena fiducia nel lavoro della Magistratura, che auspica possa fare al più presto piena luce sull’intera vicenda. 
La stessa Comunità rinnova la sua piena riconoscenza ed il costante sostegno con la preghiera a tutti i sacerdoti che lavorano generosamente per il bene delle anime a loro affidate e che ora, a motivo di questo scandalo, diventano facilmente oggetto di accuse generalizzate. Il Beato Pino Puglisi sia per loro modello di mitezza e di serenità nel vivere gioiosamente il loro ministero sacerdotale e nell’abbracciare la croce quotidiana per il bene di tutti gli uomini".

L'INTERROGATORIO DURATO QUASI 4 ORE E LE CONVERSAZIONI TOP SECRET

Una parentesi nel corso di un interrogatorio: Una contestazione che fa intuire che le indagini della Procura probabilmente vanno al di là dei presunti casi di induzioni alla prostituzione contestati a don Aldo Nuvola. La faccenda è delicatissima e tutta da verificare. Ad aprire, in particolare, il filone investigativo sono state alcune conversazioni dello stesso sacerdote finito in manette. Conversazioni ancora top secret. Nuvola si presenta davanti al pubblici ministeri Calogero Ferrara e Diana Russo. Nella stanza al secondo piano del Palazzo di giustizia ci sono i suoi legali, gli avvocati Marcello Montalbano e Mario Zito. L'indagato nega di avere saputo dell'omicidio di Massimo Pandolfo dal sedicenne reo confesso del delitto e conferma uno solo dei tanti rapporti sessuali che avrebbe consumato con dei ragazzini. Con una precisazione, però: era convinto che a vendergli il suo corpo fosse stato un maggiorenne. Poi, le domande si spostano sui trascorsi giudiziari di don Nuvola e sulla condanna subita l'anno scorso: un anno e mezzo di carcere, pena sospesa, per reati simili a quelli per i quali oggi è finito in cella. Ed è in questo contesto che i pm gli chiedono la spiegazione di una conversazione con un prete perugino, tale padre Vincenzo, responsabile di una comunità dove trovano ospitalità alcuni sacerdoti e dove anche don Nuvola aveva per un momento pensato di trasferirsi. L'ex parroco ed ex insegnante di religione parlava al telefono di uomini di chiesa che avrebbero dovuto temere, a suo dire, un eventuale, e probabilmente prossimo, intervento del Vaticano. Alti prelati che rischiavano di “saltare” dopo avere fatto “carriera” nonostante gli errori commessi in passato. Di quali errori, se tali sono davvero, stava parlando don Nuvola? In un contesto a tinte fosche ci sono i margini per ipotizzare la ricattabilità di qualcuno che avrebbe coperto il sacerdote? Interrogativi pesanti. Davanti ai pm il sacerdote si è pentito di avere pronunciato quelle frasi, il cui significato oggi sminuisce, definendole frutto della sua fantasia. Alla domanda diretta dei pm avrebbe pure fatto riferimento alle questioni di Vatileaks, lo scandalo scoppiato in Vaticano, segnato da trame e intrighi finanziari, con gli scottanti temi della pedofilia e della lobby gay a rendere ancora più esplosiva la situazione. Poco, però, sembrerebbe avere a che fare il tema delle conversazioni fra don Nuvola e il collega umbro con i fatti nazionali e internazionali, visto che si farebbe riferimento a situazioni della curia palermitana. Finora i pubblici ministeri si sono concentrati sulle conversazioni attinenti alle due inchieste: quella che ha portato Nuvola in carcere e quella sull'omicidio di Massimo Pandolfo. Di tutte le altre inserite nei brogliacci dei carabinieri, e sono centinaia visto che il sacerdote usava molto il telefono, nulla si sa perché non fanno parte del fermo convalidato dal giudice per le indagini preliminari Agostino Cristina. Non per questo, però, sono sfuggite all'attenzione degli investigatori. E la conferma arriva dal riferimento preciso durante l'interrogatorio. Alla contestazione mossa dai pubblici ministeri che apre uno squarcio su una faccenda delicatissima e tutta da verificare.

 di Riccardo Lo Verso per Live Sicilia


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