giovedì 18 luglio 2013

ENNESIMO SEQUESTRO DI BENI CHE RESTRINGE LE CASSE DI MATTEO MESSINA DENARO

La Direzione investigativa antimafia di Palermo ha posto sotto sequestro beni per un valore di oltre 10 milioni di euro riconducibili al collaboratore di giustizia Francesco Franzese, 49 anni, e ad un suo prestanome, Giuseppe Ferrante, palermitano di 44 anni. Tra i beni sequestrati dalla Dia figurano due ville bifamiliari e
quattro ville monofamiliari, tutte a Palermo e dotate di piscina, una palazzina di quattro piani a Palermo, un magazzino, due terreni a Palermo e a Carini, quest'ultimo edificabile, l'intero capitale sociale della SrL "F.G. Riuniti" e della SrL "FIN.MA.", aziende palermitane operanti nel settore edile ed alcuni rapporti bancari. Il Tribunale di Palermo, accogliendo la proposta del Procuratore della Repubblica del capoluogo, ha emesso il provvedimento di sequestro di beni a carico dei due soggetti. Franzese, oggi collaboratore di giustizia, è riuscito a raggiungere un ruolo di vertice all’interno di Cosa nostra, sino a diventare reggente della famiglia mafiosa palermitana di Partanna Mondello, intrattenendo rapporti con uomini d’onore, come i noti Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Su Giuseppe Ferrante sono stati raccolti elementi indiziari che hanno portato gli investigatori a ritenere che all'uomo fossero intestati beni in realtà riconducibili a Franzese, in modo da eludere le leggi in materia di prevenzione patrimoniale. Secondo gli inquirenti questi elementi proverebbero che Ferrante, pur non facendone parte integrante, fosse nelle disponibilità di Cosa nostra. I rapporti tra Franzese e Ferrante hanno trovato conferma dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che hanno rivelato il significato di alcuni documenti rinvenuti in occasione della cattura di Franzese, il 2 agosto 2007, dove definiva Ferrante "mio carissimo amico e socio in una impresa edile a suo nome". Ferrante, già indagato per intestazione fittizia di beni e riciclaggio, dopo l'arresto e l'inizio della collaborazione di Franzese, aveva cercato sostegno in un altro esponente mafioso, Giuseppe Biondino, 33 anni, arrestato dalla Dia nel giugno 2010 e condannato dal Gup di Palermo a 14 anni e 8 mesi. Biondino viene indicato da alcuni collaboratori di giustizia quale reggente della famiglia mafiosa palermitana di San Lorenzo, in contatto con il super latitante Matteo Messina Denaro.

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