mercoledì 3 luglio 2013

TRA TRAPANI E PALERMO BLITZ OPERAZIONE "ALEXANDER". I NOMI DEI 30 ARRESTATI

Tra le province di Trapani e Palermo, si è svolta questa mattina all'alba una vasta operazione antimafia condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo, denominata "Alexander".

Trenta le persone raggiunte dai provvedimenti emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia. I reati contestati sono quelli di associazione per delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. Tra i fermati anche Alessandro D'Ambrogio, ritenuto al vertice del mandamento di Porta Nuova. L'operazione dei
carabinieri prende il nome da lui che è considerato uno degli uomini di Gianni Nicchi, ed è stato il punto di riferimento del giovane boss durante il periodo della latitanza a Milano. Dal mandamento di Porta Nuova, D'Ambrogio si era spinto fino a Brancaccio, Pagliarelli e Uditore. Cosa nostra torna in affari con la droga e stipula un patto di ferro con i mazzaresi per "fare fuori" i trafficanti napoletani.  Tra provvedimenti di fermo e misure cautelari notificate a persone già detenute, nell'operazione che ha portato in cella il boss di Porta Nuova e altre trentuno persone, ne mancano all'appello due: un tunisino e un mazarese. Il primo risulta imbarcato su una nave, mentre il siciliano vive da tempo all'estero. Le indagini hanno consentito di ricostruire gli assetti e le dinamiche criminali del mandamento mafioso palermitano di Porta Nuova, individuandone capi e gregari. 
Oltre ad Alessandro D'Ambrogio, 39 anni, i provvedimenti cautelari sono scattati per il suo braccio destro Antonino Seranella, 37 anni, Francesco Paolo Nuccio, 30 anni, Giacomo Pampillonia, 27 anni, Giacomo Rubino, 38 anni, Carmelo Russello, 28 anni, di Caltanissetta, Francesco Scimone, 44 anni, Biagio Seranella, 35 anni, Umberto Sisia, 56 anni, di Mazara del Vallo, Pietro Tagliavia, 45 anni, Francesco Tarantino, 28 anni, Giovanni Vaccaro, 39 anni di Catania, Vincenzo Vigna, 30 anni di Napoli, Salvatore Alario, 21 anni, Giovanni Alessi, 37 anni, Salvatore Asaro, 53 anni, di Mazara del Vallo (Trapani), Marco Chiappara, 34 anni, Giuseppe Civiletti, 33 anni, Pietro Compagno, 30 anni, Giuseppe Di Maio, 28 anni, Daniele Favata, 24 anni, Alfredo Geraci, 34 anni, Attanasio La Barbera, 44 anni, Ignazio Li Vigni, 38 anni, Veronica Giordano e Santo Rubino. Inoltre il provvedimento cautelare è scattato per Antonino Ciresi, Gaspare Dardo e Giuseppe Ferro, già detenuti nel carcere Pagliarelli di Palermo. Infine, il provvedimento ha raggiunto Vincenzo Ferro, già detenuto presso il carcere Ucciardone di Palermo, Marco La Vardera, già sottoposto agli arresti domiciliari a Villabate, Ciro Napolitano, già sottoposto agli arresti domiciliari a Napoli. 
Numerose le estorsioni accertate. In alcuni casi il mandamento avrebbe assunto anche il controllo di pub, ristoranti e attività commerciali scalzando i proprietari, con minacce, atti di violenza e intimidazioni. Ultima in ordine di tempo l'incendio di un pub di Isola delle Femmine, distrutto dalle fiamme solo perché il proprietario voleva riappropriarsi della sua attività dopo che i boss gliel'avevano sottratta, minacciando di uccidere i suoi figli. Nel corso dell'inchiesta, i carabinieri hanno accertato che il sodalizio, consapevole che l'imposizione del "pizzo" a imprenditori e commercianti non era più sufficiente a mantenere le famiglie degli affiliati detenuti, si era alleato con altre consorterie mafiose della città e dell'area trapanese per gestire le "piazze dello spaccio" e, come negli anni ottanta, l'approvvigionamento degli stupefacenti avveniva direttamente dai Paesi produttori del Sud America e del Nord Africa. D'Ambrogio aveva organizzato un cartello per importare dall'estero e riempire di droga Palermo e non solo, chiedendo la collaborazione degli uomini di corso dei Mille, su tutti Vincenzo Ferro, Pietro Tagliavia, Francesco Scimone e Giovanni Alessi. Erano loro, attraverso una rete di piccoli pusher, come Marco Chiappara e Daniele Favata, a trascinare negli affari le famiglie di Brancaccio, Pagliarelli e Uditore, creando canali di smistamento che hanno raggiunto Marsala, Mazara Del Vallo, Caltanissetta e Calatabiano. Sul fronte trapanese il patto di ferro era stato siglato con Salvatore Asaro e Umberto Sisia. L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal sostituto Caterina Malagoli, mentre il capitolo droga è affidato all'aggiunto Teresa Principato. Nella stessa operazione, sono stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa tre milioni di euro.

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