giovedì 11 luglio 2013

ARRESTATI I PRESUNTI KILLER DI FRAGALA'

Svolta nelle indagini sull'omicidio del penalista ed ex parlamentare di An Enzo Fragalà, aggredito davanti al suo studio la sera del 23 febbraio 2010. Arrestati i presunti autori dell'omicidio dell'avvocato. I carabinieri del nucleo investigativo di Palermo, al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, di cui due affiliate a "cosa nostra" e precisamente del mandamento di Porta Nuova, ritenute gli autori dell'omicidio. Sono Francesco Arcuri (33 anni), Salvatore Ingrassia (48 anni), già in carcere perché accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsioni, e Antonio Siragusa (43 anni) che secondo precedenti indagini aveva rapporti con esponenti del clan anche se incensurato. Ma potrebbero esserci un quarto e forse un quinto complice fra gli spietati killer di Fragalà. Ad indirizzare le indagini verso la pista mafiosa sarebbe stata la pentita Monica Vitale, esattrice della cosca di Porta Nuova ed ex compagna di un affiliato al clan di Borgo Vecchio. Secondo le dichiarazioni della pentita, i tre assassini sarebbero stati mandati quella sera dall'avvocato Fragalà non per ucciderlo ma per dargli una "lezione". Ma gli investigatori non credono a questo ultimo particolare, troppo accanimento e colpi assestati in testa dai sicuri effetti letali dimostrerebbero l'intenzione di uccidere. Oltre alle dichiarazioni della pentita, ad incastrare i tre ci sono le intercettazioni telefoniche e ambientali. Alle 19,09 i tre arrestati si trovano a Borgo Vecchio dove decidono i dettagli dell'operazione punitiva nei confronti del penalista. Poco più di un'ora dopo, alle 20,23 le immagini di una telecamera di videosorveglianza posta in via Nicolò Turrisi inquadrano Ingrassia e Siragusa. Le telecamere di una banca e di un centro di posta privata riprendono Ingrassia a Siragusa come in pattugliamento e ad un certo punto fanno un cenno ad un terza persona. Secondo gli inquirenti potrebbero essere stati loro a fare sparire il bastone insanguinato ma forse anche ad avvertire il killer dell'arrivo della vittima designata. Esecutore materiale dell'omicidio dovrebbe essere stato Arcuri, che corrisponde alla descrizione fatta dai testimoni di un uomo alto e corpulento, ma altri riscontri saranno necessari, visto che il killer ha agito indossando il casco da motociclista. Arcuri si sarebbe diretto poi verso il mercato del Capo dove sarebbe fuggito in moto, molto probabilmente con un altro complice. Sono due le ipotesi per quanto riguarda il movente per il delitto. Una pista porta alla vendetta per l'inasprimento del carcere duro per i reati di mafia (il 41bis). L'ipotesi confermerebbe quanto scoperto tra il 2000 e il 2003, con le intercettazioni ai detenuti condannati al 41bis del carcere di Novara che chiedevano un intervento degli avvocati che si stavano candidando in politica per un'attenuazione delle pene. Fragalà in quegli anni era capogruppo del suo partito in commissione giustizia della Camera. La norma che ha sancito, invece, un inasprimento del carcere duro, decretata nel 2009, avrebbe potuto scatenare la vendetta mafiosa, anche se Fragalà già dal 2006 non era stato più ricandidato come deputato. La seconda pista porta al delitto passionale. Fragalà avrebbe molestato la moglie di un detenuto che aveva difeso, che si sarebbe vendicato. Gli inquirenti credono meno a questa seconda ipotesi, anche perché la moglie del detenuto sarebbe stata intercettata mentre parlava con il marito, che le consigliava di dichiarare di essere sempre andata dall'avvocato accompagnata dalla suocera, solo dopo che si era saputo che Monica Vitale era diventata collaboratrice di giustizia e che la pista passionale era uscita sui giornali. Il detenuto, inoltre, avrebbe compiuto un furto proprio con Monica Vitale. Quel che è certo è che le indagini sono state subito complicate dall'abbondanza delle piste investigative e i carabinieri non hanno tralasciato nessuna ipotesi. Il noto penalista e politico è morto il 26 febbraio 2010, dopo tre giorni di coma, in seguito alle gravissime lesioni cranico-encefaliche da corpo contundente riportate nel corso dell'aggressione avvenuta appena uscito dal suo studio di via Nicolò Turrisi.
di Attilio Cardella per 

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