lunedì 29 luglio 2013

7 RINVII A GIUDIZIO PER ESTORSIONE AI DANNI DI PAPANIA

La Procura di Trapani ha chiesto al Gip il rinvio a giudizio di sette persone di Alcamo accusate a vario titolo di estorsione contro l'ex senatore del Pd Nino Papania. Lo scorso anno una bomba carta è esplosa davanti alla segreteria politica del parlamentare. Secondo le indagini portate avanti dagli inquirenti, gli indagati
avrebbero anche chiesto soldi e posti di lavoro a Papania, ricattandolo. Intanto, ha confessato uno dei tre presunti piromani accusati di avere incendiato la segreteria del senatore Nino Papania. Francesco Domingo, pregiudicato di Alcamo, sentito nei giorni scorsi in carcere, dal sostituto procuratore Rossana Penna, che coordina le indagini, ha ammesso di avere confezionato e piazzato i due ordigni. Ha anche sostenuto di avere fatto tutto da solo, tentando di scagionare i due presunti complici, Antonino Mistretta ed Enzo Amato. Domingo ha invece negato di avere fatto delle pressioni a Papania al fine di ottenere un posto di lavoro presso la ditta che effettua il servizio di raccolta rifiuti. Il giovane disoccupato ha sostenuto di avere solo voluto lanciare un segnale alla politica, responsabile della grave crisi. Una versione che non sembra avere convinto gli inquirenti. La Procura della Repubblica ha infatti chiesto, nei giorni scorsi, il rinvio a giudizio di Francesco Domingo ed Enzo Amato ed Antonio Mistretta, e di altre quattro persone, Leonardo e Giuseppe De Blasi, padre e figlio, Giovanni Renda, e Leonardo Vicari, anche loro accusati di pressioni a Papania. I primi tre devono rispondere di tentata estorsione ed incendio, mentre gli altri quattro solo di tentata estorsione. Da quest'indagine formalmente chiusa, la Procura ha aperto altri tre filoni d'inchiesta. Uno sul voto di scambio, che sarebbe avvenuto alle ultime consultazioni amministrative di Alcamo, altri due relativi a reati contro la pubblica amministrazione.

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