sabato 15 giugno 2013

SPARA ALLA MOGLIE PERCHÉ DISSIPAVA I SOLDI AL TELEFONO CON I MAGHI.

Per la Suprema Corte non vi è aggravante nel tentato omicidio, in quanto l'uomo è stato spinto dalla circostanza di vedersi dissipare il proprio reddito.

La moglie passava ore ed ore al telefono con un servizio di cartomanzia a pagamento. Arrivano le bollette e sono stangate: 2 milioni delle vecchie lire. Così il marito perde la testa, imbraccia un facile e spara alla compagna. La donna rischia la vita per le ferite al torace ma si salva. La storia risale al 1998 ed ora ha riacquistato attualità grazie alla sentenza della Cassazione nei confronti dell'uomo. Per i giudici della Suprema Corte è giusta una condanna severa: tentato omicidio e non lesioni come richiesto dalla difesa. Non è da riconoscere però l'aggravante dei futili motivi. Lo ha stabilito la Prima Sezione Penale accogliendo in parte il ricorso dell'uomo, un cinquantanovenne condannato a dicembre 2011 dalla Corte d'Appello di Perugia. I giudici del “terzo grado” hanno riconosciuto che “il motivo che ha spinto l'imputato a compiere il gesto di estrema gravità… non è costituito dall'uso smodato del telefono da parte della vittima, ma dalla circostanza che il ricorso a servizi telefonici di chiromanzia comportava costi tali da dissipare il suo reddito, con le gravi ripercussioni sul bilancio familiare”. Secondo la difesa, il gesto compiuto dal marito, che ha preso il fucile e premuto entrambi i grilletti dell'arma a due canne, non è di ”futilità”, ma di ”irrazionalità” dato che il conto in pratica dimezzava il suo reddito.
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