giovedì 6 giugno 2013

PROCESSO SAVALLI. "ERA VIOLENTO CON LA MOGLIE E CON I FIGLI"

foto da Socialtp
I suoceri ed il figlio di Salvatore Savalli hanno puntato il dito contro l’imputato, l'operaio chiamato a rispondere, insieme all’amante Giovanna Purpura, dell'omicidio della moglie Maria Anastasi, bruciata viva nelle campagne trapanesi. La casalinga, assassinata il 4 luglio della scorsa estate, veniva abitualmente picchiata dal marito. "Mia figlia negava sempre, ma una madre capisce certe cose". L'ha riferito la madre di
Maria Anastasi, Anna Rita Ricevuto, sentita ieri mattina nell'ambito del processo a carico di Salvatore Savalli. "Spesso mia figlia aveva dei lividi sul corpo. Quando le chiedevo - ha dichiarato la signora Ricevuto - come se li era procurati, rispondeva sempre che era caduta. Non sapeva più cosa inventarsi". Anche Paolo Anastasi, padre della vittima, ha riferito che il genero era violento ed era solito picchiare la moglie. Sul pretorio del Tribunale di Trapani ieri è stato chiamato a deporre anche il figlio dell'imputato, Carlo Savalli, tredici anni. Il ragazzo ha confermato le violenze che si consumavano in ambito domestico per mano del padre, riferendo che una volta gli aveva spaccato perfino la testa. Ha anche raccontato che un giorno Savalli aveva minacciato con un coltello lo zio Mario, fratello dell’imputato. Giovanna Purpura, prima d'intraprendere una relazione con l'operaio, era stata con il fratello. I due avevano anche progettato di andare a vivere assieme. Ma dopo avere conosciuto Salvatore Savalli, Giovanna Purpura aveva deciso di troncare la relazione con Mario Savalli. Fra i racconti, determinante, per far luce sul delitto, quella che riguarda il pomeriggio del 4 luglio, prima dell’omicidio. Il figlio Carlo ha ricostruito le ore che hanno preceduto l'uccisione della madre. Ha riferito che il padre, prima di uscire insieme con la moglie e l'amante, gli aveva chiesto di prendere dal salone il bidoncino di benzina, i guanti e l’accendino. Gli stessi che furono utilizzati per dar fuoco alla vittima. Il ragazzino ha precisato di avere perfino provato a mettere in guardia la madre. L’attendibilità del giovane teste è stata confermata dalla neuropsichiatra Gargano che, ascoltata ieri in aula, ha dichiarato la capacità di intendere e di volere del ragazzo, attestando la veridicità delle sue dichiarazioni. La neuropsichiatra ha precisato che “I disturbi comportamentali, di impulsività e aggressività, del ragazzo sono dovuti all’ambiente familiare in cui è cresciuto”. La prossima udienza è stata fissata per giovedì 20 giugno.

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