giovedì 20 giugno 2013

PROCESSO ANASTASI. PARLA IL FRATELLO DELL'IMPUTATO: "UN GIORNO MI MINACCIO' CON UN COLTELLO"

Nuova udienza del processo per la morte di Maria Anastasi, presa a bastonate e bruciata viva il 4 luglio dello scorso anno nelle campagne trapanesi. Del barbaro delitto sono chiamati a rispondere il marito, Salvatore Savalli, e l'amante, Giovanna Purpura. Il processo prosegue con le testimonianze dei congiunti dell'imputato. Nelle scorse udienze sono stati ascoltati i figli e i suoceri, oggi dinanzi la Corte d'Assise è stato chiamato a
deporre anche Mario Savalli, fratello di Salvatore, che ha confermato la violenza dell'imputato. "Mio fratello è sempre stato un tipo nervoso, irascibile e manesco". Mario Savalli, in particolare, ha parlato della sua relazione, finita bruscamente, con Giovanna Purpura. "Ci siamo conosciuti tramite Facebook". All'epoca l'imputata viveva presso una casa famiglia insieme con i figli. Dopo una breve frequentazione, Mario Savalli, sposato e padre di figli, aveva deciso di lasciare la moglie per andare a vivere con la Purpura. "Abbiamo anche cercato casa", ma all'ultimo momento Giovanna Purpura lo lascia per il fratello. Mario Savalli ha riferito di non avere mai sospettato che l'amante intrattenesse una relazione con il fratello. "Le chiesi se c'era un altro uomo. Mi rispose che non c'era nessuno". Soltanto dopo l'uccisione della cognata e l'arresto del fratello, Mario Savalli avrebbe scoperto dell'esistenza di un rapporto tra l'ex amante ed il congiunto. I rapporti tra i due fratelli sono stati sempre conflittuali ed in alcune occasioni hanno rischiato anche di degenerare. "Un giorno mi minacciò con un coltello". Oggi sul banco dei testimoni è stato ascoltato anche l'ex genero dell'operaio, Cristian Artese, che rispondendo alle domande del pubblico ministero Sara Morri, ha riferito che l'ex suocero era solito picchiare moglie e figli. "Un giorno ha picchiato Maria davanti ai miei occhi, solo perché era rimasta troppo tempo al telefono". Artese ha anche riferito che l'ex fidanzata tentò di denunciare il padre, ma fu invitata dalla polizia a desistere perché altrimenti sarebbe finita in un collegio. Savalli osteggiava la sua relazione con la figlia Simona. "Mi faceva telefonare nel corso della notte - riferisce Artese - per dirmi che non ci dovevamo vedere più". Dopo la fine della relazione, Artese tentò di parlare con Savalli ma venne minacciato. "Presentai una denuncia ai carabinieri". Il quadro sino ad oggi descritto dai congiunti mostra Savalli come una persona molto violenta, capace di ideare e commettere l'efferato delitto del quale è chiamato a rispondere. 

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