martedì 18 giugno 2013

L'UNICO RISARCIMENTO CHIESTO: "VOGLIAMO SOLO DENISE"

Oggi, al processo sul rapimento di Denise Pipitone, in corso di svolgimento al Tribunale di Marsala, è stato il giorno delle arringhe finali per le partici civili. Il primo a prendere la parola in aula è stato l’avvocato
Giacomo Frazzitta, in rappresentanza di Piera Maggio.
All’inizio del suo intervento Frazzitta ha ricordato l’intensità del lavoro portato avanti dagli 11 pubblici ministeri che “si sono susseguiti, da Luigi Boccia a Maria Angioni e infine Francesca Rago, e tutti hanno lavorato con grande intensità. Potremmo dire, come nelle favole tristi che raccontiamo ai nostri figli: c’era una volta una bella bambina, con occhi grandi, e un lupo la portò via. E' stata come una lupara bianca, termine coniato in Sicilia. Gli elementi indiziari - aggiunge Frazzitta - non possono e non devono essere visti atomisticamente ma in un contesto di concordanza generale. Il nostro sistema è fondato sul quadro indiziario e lì possiamo procedere alla condanna. Questo è un processo di lacrime e sangue per tutti”. Il legale di parte civile ha puntato il dito contro la madre della giovane imputata. Per Jessica Pulizzi, sorellastra della bimba rapita, l’accusa ha chiesto la condanna a 15 anni di cacere. Frazzitta ha ricordato le ripetute provocazioni di Anna Corona nei confronti di Piera Maggio, che riteneva responsabile della fine del suo matrimonio. “Un comportamento, quello della Corona – afferma Frazzitta – tipico dell’atteggiamento mafioso”. Il legale di parte civile, infine, ha ricordato quando la Corona ha detto: “Quattro anni ho sofferto io e quattro anni devono soffrire loro. E quattro anni – precisa il legale - sono un riferimento all’età di Denise. C’erano, dunque, gli elementi per capire che stava per accadere qualcosa di grave, come in ‘Cronaca di una morte annunciata". Il legale ha aggiunto che "togliere una bimba da un contesto familiare è un omicidio”. L’avvocato Giacomo Frazzitta usa parole durissime, definendo “Anna Corona è la vera mandante morale del sequestro di Denise, nonché responsabile dei comportamenti della figlia Jessica Pulizzi. Avremmo potuto chiedere un risarcimento danni simbolico di un euro, oppure di un miliardo. Ma da Jessica – conclude il legale - non vogliamo soldi, vogliamo solo Denise”. Dopo una breve pausa, l’udienza è ripresa nel pomeriggio con gli altri due avvocati di parte civile. Neppure l'avvocato Luisa Calamia, legale di Antonino Pipitone, padre legittimo di Denise, ha chiesto un risarcimento economico. Incisivo l’appello del legale del padre naturale di Denise. “Pietro Pulizzi rivolge, oggi, alla figlia Jessica un appello affinché gli faccia il regalo di ridarle l’altra figlia Denise. Sarebbe un atto di grande umanità e carità cristiana. Crediamo che sia ancora possibile. È questo – ha concluso la sua arringa difensiva l’avvocato Vito Perricone, legale di Pietro Pulizzi – l’unico risarcimento richiesto”. Per l’avvocato Perricone, nel processo “è stata provata responsabilità penale di Jessica”. Poi, il legale ha parlato del dramma di un padre che “ha una figlia scomparsa e un’altra che rischia una pesante condanna” e di “bugie dette per nascondere la verità”. Domani toccherà, infine, agli avvocati difensori dell’imputata, gli avvocati Gioacchino Sbacchi e Fabrizio Torre e dell'avvocato Salvatore Chiofalo, legale di Gaspare Ghaleb, 28 anni, ex fidanzato di Jessica. Dopodiché, il Tribunale si ritirerà in camera di consiglio e si attenderà la sentenza il 25 giugno. 

di Irene Cimino per

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