mercoledì 12 giugno 2013

CONDANNATO NOTAIO PER FALSO IDEOLOGICO

Il notaio Gino Attilio Di Vita, di Trapani, è stato condannato dal Gup per falso ideologico a 9 mesi di reclusione (pena sospesa) e all'interdizione dai pubblici uffici per 60 giorni. Il professionista avrebbe attestato falsamente l'esistenza di una procura speciale, consentendo al marito di un'anziana donna di vendere buona parte del patrimonio della coniuge.

"La storia da un punto di vista giornalistico - scrive il collega Rino Giacalone l'1 febbraio 2012 - non merita che le classiche trenta righe in cronaca . Non è la prima volta che accade. E non sarà l’ultima. C’è una anziana che con la testa non ci sta più tanto bene, è accudita da una badante, c’è un
patrimonio non indifferente e un marito che avanti con gli anni pensa al riscatto e finisce con l’invaghirsi, o viene indotto a invaghirsi, di quella badante. Disponibilità però da ricambiare, la donna fa in modo che le proprietà dell’anziana non restino sue e che possano passare dalla sua parte così da farla finita con la vita di stenti condotta. Per fare tutto questo però c’è bisogno delle carte, dei documenti legali, degli atti redatti davanti ad un notaio che certifichi come l’anziana proprietaria di una serie di beni li ceda a terzi avendone piena consapevolezza. L’anziana è incapace, ma alla fine succede che il notaio non la ritiene tale e così vengono registrati i relativi rogiti. Poi succede che qualcuno denuncia tutto, la Polizia, in questo caso interviene, e la magistratura ferma tutti e tutto, qualcuno finisce arrestato, qualcun altro viene sospeso, come rispettivamente è successo alla badante e al notaio. Storie di tutti i giorni…si può dire come diceva una canzone di tanti anni addietro del cantautore Riccardo Fogli (credo fosse lui)…ma per Trapani che è il luogo dove è successo questo spesso accade che il pubblico ufficiale, l’amministratore, il politico, il cittadino decida in nome di un “quieto vivere” di chiudere gli occhi e far finta di nulla, talvolta questo accade anche in cambio di una “mazzetta” ma spesso perché il sistema applicato prevede il cosiddetto “vivi e lascia vivere” senza nemmeno chiedere in cambio un favore. La storia di questi giorni - prosegue l'articolo dell'1 febbraio 2012 - è questa, ve la si racconta così come l’ha accertata la squadra mobile di Trapani diretta dal vice questore Giovanni Leuci. Tutto è partito dalla denuncia di alcune persone che avevano visto in un sol colpo dilapidato il patrimonio di una loro anziana congiunta notoriamente oramai incapace di qualsiasi volontà. I poliziotti rassegnarono le risultanze delle relativi indagini alla Procura, pm Trinchillo e Macchiusi, e per Maria Bevilacqua, 36 anni, pregiudicata trapanese, di professione “badante” scattò l’arresto per circonvenzione di incapace. La donna arrestata tra aprile e settembre del 2011 era riuscita ad ottenere dall’anziana la cessione di alcuni beni: praticamente all’anziana venivano fatte sottoscrivere procure a vendere in favore del marito (un avvocato in pensione) e attraverso altre persone i titoli di proprietà arrivavano nelle mani della Bevilacqua che rivendeva guadagnandoci. Annotano i poliziotti della Mobile nel loro rapporto: “….i beni venivano alienati a terzi a prezzi nettamente inferiori al valore di mercato e, in una circostanza, acquistati dalla stessa Bevilacqua, che dopo poco tempo alienava quanto acquistato ad un prezzo maggiorato, lucrando la differenza”. Le cose ad un certo punto si erano fatte così “pacifiche” nella loro conduzione che sebbene l’anziana non avesse nulla da spendere, puntualmente il suo conto corrente della vittima veniva “svuotato” e la Bevilacqua provvedeva a comprarsi beni per la propria casa, automobili, cominciando così a cambiare stili e modi di vita (6 immobili, 1 appartamento, 4 locali adibiti ad attività commerciali ed artigianali e 1 garage; 2 conti correnti Bancari e postali; una Porshe; una Citroen Xsara; oggetti aurei del valore di circa 10.000 Euro). Ovviamente era impossibile che tutto questo venisse fatto - precisa il giornalista - in assenza di autorevoli complicità e queste alla fine sono saltate fuori. Il notaio per avere fatto scrivere a quell’anziana procure che mai avrebbe potuto sottoscrivere per la propria incapacità che il pubblico ufficiale si è guardato bene dal considerare, è stato adesso sospeso per due mesi. Non è un personaggio qualsiasi della città, è uno dei più famosi, Gino Attilio Di Vita, 60 anni, indagato per falso ideologico. Cosa avrebbe fatto il notaio?. “A luglio – si legge nell’ordinanza della magistratura – il notaio si era recato presso l’abitazione di una persona anziana, assolutamente incapace di intendere e di volere per un grave decadimento cognitivo per processo degenerativo del sistema nervoso centrale, attestando falsamente che la stessa dichiarava di nominare suo procuratore speciale il proprio marito su due procure speciali per atto pubblico e relative ad atti di alienazioni immobiliari successivamente stipulati”. Il notaio Di Vita ha fatto così sottoscrivere “due procure speciali per atto pubblico a vendere” da lui stesso redatte. La violazione commessa? “Avrebbe avuto l’obbligo di indagare la volontà delle parti e di verificare se le stesse fossero nel pieno delle loro facoltà mentali”. Gli accertamenti medici disposti dalla magistratura hanno dato come risultato la circostanza che “all’epoca dei fatti l’anziana signora non era in grado di capire alcunché, né, tanto meno, di poter esprimere dei pareri o prendere decisioni riguardo la gestione del proprio patrimonio immobiliare”. Insomma - conclude Rino Giacalone -  il notaio ha chiuso gli occhi invece di aprirli, riteneva di fare un favore al marito della donna, ma favori in questo mestiere non se ne possono fare".

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