giovedì 2 maggio 2013

SAVALLI VOLEVA UCCIDERE ANCHE LA FIGLIA. LA BRUZZONE RINUNCIA ALL'INCARICO


Non si arrestano i colpi di scena al processo che si celebra a Trapani per la morte di Maria Anastasi, la donna incinta assassinata il 4 luglio dello scorso anno e trovata semi carbonizzata nelle campagne trapanesi. Dopo l'avvocato Giuseppe De Luca, anche la criminologa Roberta Bruzzone, consulente della difesa, ha deciso di lasciare l'incarico e la figlia della vittima, Simona, accusa il padre, Salvatore Savalli, imputato del delitto insieme all’amante, Giovanna Purpura, di avere tentato di ammazzarla. La ragazza, diciassettenne, lo ha riferito nel corso dell'audizione dinanzi la Corte d'Assise di Trapani. Savalli è chiamato a rispondere di omicidio premeditato con l’aggravante della crudeltà, nonché di avere cagionato
la morte del feto, mentre l’amante è imputata di concorso materiale e morale in omicidio. Durante l’audizione, Simona, che si è sempre rivolta al padre chiamandolo “signor Savalli”, ha riferito che l'operaio è un uomo violento. Picchiava, per futili motivi, sia la moglie che i figli. "Dopo che scoprii che aveva una relazione con Giovanna mi puntò un coltello alla gola. Un'altra volta – racconta la figlia - tentò di strangolarmi. Se non fosse intervenuta mia madre, sarei morta". La ragazza ha anche raccontato di avere tentato di denunciare i fatti ai carabinieri. "Andai in caserma insieme con il mio fidanzato e sua madre. Mi dissero – riferisce Simona Savalli – che non potevo fare la denuncia perché minorenne. Non volevo tornare a casa e quindi mi recai presso l'abitazione del mio fidanzato. Mio padre venne a cercarmi e disse che se non fossi uscita avrebbe ammazzato tutti". Poi la ragazza parla di altri episodi, tra i quali quello inerente ad un intervento della polizia. "Dissi che mio padre ci picchiava ed aveva tentato anche di uccidermi. Mia madre però – evidenzia la ragazza – smentì tutto. Forse lui l'aveva minacciata".
Al termine dell’udienza la criminologa Bruzzone ha dichiarato di rinunciare all’incarico di consulente della difesa, annunciando che nei prossimi giorni provvederà a depositare in cancelleria la revoca. La decisione è maturata a seguito della lettera inviata da Salvatore Savalli ai suoi familiari, alla vigilia dell'audizione della figlia Simona in Corte d'Assise. Un'iniziativa bollata dai pubblici ministeri, Andrea Tarondo e Sara Morri, come un tentativo di condizionare la giovane. L’operaio, pare ignaro delle prassi, non avrebbe informato preventivamente dell'iniziativa il suo difensore e la criminologa che hanno quindi deciso di rimettere il loro mandato.

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