venerdì 3 maggio 2013

PER L'ACCUSA: "RAPPORTI STRETTI CON I BOSS MESSINA DENARO"


Entra nelle fasi finali il processo a carico del senatore trapanese chiamato a rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri a Palermo, dinanzi al gup Giovanni Francolini, è cominciata la requisitoria dell’accusa nel processo, con rito abbreviato, contro il senatore Tonino d’Alì, banchiere trapanese, berlusconiano della prima ora, senatore dal 1994. A prendere la parola il pubblico ministero Paolo Guido, che nella sua requisitoria, ha ripercorso tutte le tappe e gli episodi che avrebbero messo in collegamento il parlamentare trapanese con la famiglia mafiosa di Castelvetrano. Per il pm Paolo Guido non ci sono dubbi. La principale delle accuse rivolte al senatore d’Alì è quella di avere avuto rapporti stretti con i boss Messina Denaro. Prima il patriarca della mafia belicina, il vecchio boss Francesco e poi con il figlio di questi, Matteo, ancora oggi latitante. Entrambi sono stati suoi campieri. D’altra parte è stato lo stesso parlamentare raccontando dei contatti con i Messina Denaro a parlare di un “rapporto” ereditato dai suoi avi, intervistato per una puntata di
“Blu Notte”. Tra d’Alì e i Messina Denaro c’è la vendita fittizia di un terreno, lotto di un ampio possedimento che d’Alì aveva nella contrada Zangara di Castelvetrano, una operazione che per la procura servì a coprire una operazione di riciclaggio per 300 milioni di vecchie lire. Ed è proprio dall’episodio della compravendita di quel terreno, secondo la Procura antimafia “il principio di ogni malaffare”, che ha preso il via ieri la requisitoria del pm Guido. Anche se la difesa su questo punto si è opposta alla lettura data, riciclaggio e vendita fittizia, sostenendo che la vicenda “è rimasta penalmente non trattata per 11 anni e che fu oggetto anche di una archiviazione”. In generale, il senatore è sotto processo per avere contribuito “consapevolmente e fattivamente” al rafforzamento della presenza di Cosa nostra nel territorio “mettendo a disposizione anche proprie risorse economiche ma anche il suo ruolo politico, anche quando sedeva sulla poltrona di sottosegretario al Viminale”. Dal 2001 al 2005 d’Alì ha svolto le funzioni di sottosegretario all’Interno e per la delicatezza dell’incarico ricoperto in quegli anni, ma anche per qualche tempo a incarico scaduto, i suoi movimenti erano scortati dalla Polizia. Con l'intervento del pm Guido il processo a carico di d'Alì è entrato nel vivo e proseguirà il prossimo 24 maggio con l'intervento dell'altro rappresentante della pubblica accusa, il pm Andrea Tarondo, e delle parti civili. Le arringhe difensive degli avvocati Gino Bosco e Stefano Pellegrino sono state, invece, programmate per il 14 e 21 giugno.
di Irene Cimino per

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