lunedì 20 maggio 2013

“L'ACQUA E' VITA, MA QUANDO MANCA E' MALA VITA”


Con questo slogan il sindaco di Erice, Giacomo Tranchida, assieme ai Sindaci di Buseto Palizzolo, Custonaci e Paceco, al Presidente del Consiglio comunale di Erice ed alcuni Consiglieri, indossando la fascia tricolore, si sono incontrati sulle scale del Palazzo di Giustizia di Trapani, non per protestare contro l’impunità della casta politica, ma per mostrare le bottiglie contenenti l'acqua "giallastra -arancione" che fuoriesce dalle case dei loro cittadini. I Comuni dell'agroericino avvieranno una Class action istituzionale contro la Regione siciliana per richiedere un risarcimento dei danni causati dalla cattiva gestione e dal malfunzionamento del dissalatore di contrada Nubia, in provincia di Trapani. I sindaci hanno incontrato ieri mattina il presidente del Tribunale di Trapani, Roberto De Simone. "E' l'unico che ha preso in seria considerazione una rivendicazione che da anni facciamo nominando un tecnico – spiega il sindaco di Erice – non si può dire che il dissalatore produca acqua potabile. Non c'è nessuna mamma che potrebbe fare un bagnetto al proprio figlio con quest'acqua – chiarisce il primo cittadino mostrando una bottiglia d'acqua di colore giallognolo – o farci due spaghetti. Quest'acqua mantiene inalterata una capacità di aggressione chimica che per le nostre condotte è devastante". Il tecnico, che sarà formalmente nominato il prossimo 7 giugno, dovrà svolgere degli accertamenti. "Questa prova - spiega l'avvocato Vincenzo Maltese - assunta nel contraddittorio tra le parti, potrà essere usata in un eventuale causa civile contro la Regione". Per il sindaco di Erice i fatti dimostrano che “da tempo il Governo della Regione ha condannato i cittadini di Erice, dei comuni dell’agro ericino e di Paceco ad essere dissalatori dipendenti e di conseguenza – prosegue il primo cittadino – ad essere cittadini di serie “B”, rispetto alle comunità della città di Trapani e di altri comuni della provincia ai quali la stessa Regione riconosce l’acqua dei pozzi bresciana, elevandoli dunque a cittadini di serie “A”. Proprio i cittadini, racconta il sindaco Tranchida, sono quelli che subiscono maggiormente il malfunzionamento del dissalatore, sia dal punto di vista della salute che da quello economico: "I cittadini sono gabbati due volte: pagano alla Regione per poi doverla buttare via. Poi devono pagare le ditte per ripulire le cisterne e i privati che portano acqua non potabile ma, perlomeno, limpida e trasparente. Per non parlare degli elettrodomestici che si danneggiano. Il Tribunale ha accolto le nostre richieste a conferma di essere a tutela dei diritti dei cittadini – conclude Tranchida – l’acqua è un bene primario. Fino ad ora la Regione ha fatto orecchie da mercante. Non appena avremo il risultato dell'accertamento apriremo la porta a tutti, cittadini, associazioni, aziende turistiche, coloro che vogliano unirsi alla class action per richiedere il risarcimento danni". 


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