domenica 5 maggio 2013

LA VERITÀ SU ALKAMAR RACCONTATA DALL'ERGASTOLANO INNOCENTE


Dopo 22 anni di carcere, l’alcamese Giuseppe Gulotta racconta in un libro la sua storia incredibile e la sua resurrezione. Picchiato, seviziato e costretto a confessare un crimine che non aveva commesso, mentre si trovava in carcere ha anche pensato di togliersi la vita. “Non l’avevo mai detto prima”, dichiara Giuseppe Gulotta, alcamese di cinquantacinque anni che nel 1976, in seguito alla strage della casermetta di Alcamo Marina, fu arrestato, insieme con altri coetanei, nell’ambito delle indagini sull’omicidio dell’appuntato Salvatore Falcetta e del carabiniere Carmine Apuzzo. “Per trentasei anni sono stato un assassino. Mi hanno costretto a firmare – racconta Gullotta – una confessione con le botte, puntandomi una pistola in faccia, torturandomi per una notte intera. Mi sono autoaccusato: era l’unico modo per farli smettere. Da lì in avanti non ho avuto un attimo di pace. Oggi ho cinquantacinque anni. Ho passato in una cella i migliori anni della mia vita. Mi chiamo Giuseppe Gulotta e questa è la mia storia.” E’ uno dei passaggi più dolorosi della storia di questo uomo, che ha vissuto ventidue anni in carcere da innocente e trentasei anni di calvario con la giustizia. “Alkamar. La mia vita in carcere da innocente”, scritto da Giuseppe Gulotta insieme con il giornalista Nicola Biondo, presentato a Certaldo, in Toscana, dove vive con la moglie Michela e il figlio, ripercorre uno dei casi più controversi e discussi della storia trapanese. “Ho deciso di scrivere questo libro - spiega Gulotta - perché ciò non accada anche ad altri”. Gullotta non è mai fuggito, ha lottato a testa alta e in questo libro racconta tutto
per la prima volta. L’arresto, le torture, i nove processi subiti, la prigione, l’amore per Michela, che ha conosciuto mentre attendeva la sentenza definitiva, cioè l’ergastolo, il figlio, William, che ha visto crescere dall’altra parte del vetro divisorio, durante i colloqui settimanali, in 240 pagine è scritta la verità su Alkamar. Una storia vera e incredibile, che si legge come un giallo. A diciotto anni Giuseppe Gulotta, giovane muratore con una vita come tante, viene arrestato e costretto a confessare l’omicidio di due carabinieri ad “Alkamar”, una piccola caserma in provincia di Trapani. Il delitto nasconde un mistero indicibile, fatto di servizi segreti e uomini dello Stato che trattano con gruppi neofascisti, traffici di armi e droga, e per far calare il silenzio serve un capro espiatorio, uno qualsiasi. Giuseppe Gulotta, nel febbraio del 2012 è stato assolto “per non aver commesso il fatto”, ma ad oggi dalle istituzioni e dall’Arma dei carabinieri nemmeno un comunicato di scuse.

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