venerdì 24 maggio 2013

BUFERA NELL'UDC. POMPEO SI DIMETTE DA PRESIDENTE PROVINCIALE. REPLICA DI TURANO

Udc e Pd, ormai, dalle parti della provincia di Trapani sono quelli che si potrebbero definire due cuori e una capanna. Vanno, infatti, quanto più possibile assieme alle elezioni. Ed assieme, dalle parti della provincia di Trapani, subiscono gli attacchi di quella che una volta veniva chiamata la “base del partito”. In questo caso,
però, la base c’entra poco con i guai che stanno passando i due partiti in provincia di Trapani. La diaspora interna al Partito Democratico provinciale va avanti da tempo e, proprio ieri, si sono registrati gli ennesimi malumori, esternati ufficialmente con tanto di nota inviata ai vertici nazionali del partito, da 28 degli iscritti al partito provinciale, affermando che il Pd va riformato in quanto la classe dirigente che lo ha gestito negli ultimi anni ha sonoramente fallito. I malumori, però, sono molto presenti e forti anche in casa Udc. Dopo la presa di posizione dell’attuale sindaco di Marsala, Giulia Adamo, nonché presidente regionale dell’Udc, ieri è stata la volta del presidente provinciale del partito dello scudocrociato, Gianni Pompeo che si è dimesso dalla carica. Il motivo della sua decisione è da ricercare a Castellamare del Golfo, dove l’Udc ha consegnato il simbolo ufficiale del partito al candidato sindaco di centrodestra, Piero Russo, consigliere provinciale uscente, nonché capogruppo del Pdl. Il simbolo dell'Udc è con Pietro Russo, mentre un'altra parte sta con Nicolò Coppola. "Il direttivo locale del partito - ha dichiarato Pompeo - aveva stabilito l'alleanza con il Pd e, invece, il simbolo è comparso nella coalizione con il Pdl e l'Mpa per volontà dell'onorevole Mimmo Turano, che ha trovato nei quadri dirigenti del partito il benestare". Pompeo, dunque, fa nomi e cognomi e va anche oltre: "Quello che è accaduto a Castellammare è un atto che sfiducia chi crede nei valori e nelle regole democratiche. L’Udc doveva puntare sul candidato naturale che era stato riconosciuto in Coppola”. Così come già fatto dai dissidenti del Pd anche lui chiama in causa i vertici del partito, il segretario nazionale Cesa ed in particolare il Ministro Giampiero D´Alia per avere un chiarimento ufficiale: "Devono dire se nell'Udc valgono le regole o le cortesie personali". E non si è fatto attendere il contrattacco del parlamentare regionale alcamese, Mimmo Turano, che si difende e passa all'offensiva. Turano parla di alleanza fallita tra Adamo e Pompeo, facendo riferimento alle Regionali, ma non solo: "Stanno commettendo sempre lo stesso errore. Alle Regionali quando hanno visto che ero irraggiungibile hanno cercato di far saltare il seggio e di negare un parlamentare all'Udc trapanese. Prima ancora avevano tentato di fare fallire il Pd ad Alcamo e mi hanno costretto a candidarmi a sindaco".
Il 4 aprile 2012 l’ex presidente della Provincia di Trapani, Mimmo Turano, candidandosi a sindaco di Alcamo, aveva dichiarato: “In un momento in cui schierarsi apertamente in politica rappresenta una scelta coraggiosa, ad oggi affrontata da pochi colleghi – affermava Turano –, ho deciso di metterci la faccia e di scendere in campo nella corsa elettorale per il bene della mia città". Poi rivolgendosi alla candidatura ritirata di Enza Mione, Turano aveva aggiunto: "Quando ho saputo della sua decisione di scendere in campo per Alcamo, ho accettato di supportarla. Non appena appresa la notizia della rinuncia, però, non ho esitato a schierarmi in prima persona per la mia città, per cui ho parecchi progetti. Così - asseriva Turano - ho scelto di assumermi questa responsabilità, anche perché ritengo che per guidare una città come Alcamo, che conta circa cinquantamila abitanti, ci voglia un’esperienza amministrativa consolidata che gli altri aspiranti al ruolo di sindaco non hanno”. E all'indomani dei risultati elettorali il suo commento non si è fatto attendere: “Quello che potrebbe sembrare un esito poco brillante è, in realtà, un risultato da considerare positivo, che premia la scelta coraggiosa che ho fatto nel momento in cui ho deciso di candidarmi a sindaco della mia città, esponendomi in prima persona”. “Nonostante fossi consapevole del mutamento in atto – sottolinea Mimmo Turano – non mi sono tirato indietro ed ho deciso di affrontare questa sfida elettorale appoggiato soltanto dal mio partito, l’Udc". Al ballottaggio Giulia Adamo diventava sindaco di Marsala e Gianni Pompeo festeggiava la sua “continuità amministrativa” con l’elezione a Castelvetrano del suo candidato Felice Errante. L’ex presidente della Provincia attacca frontalmente Pompeo: "Concordo con lui. Le scelte devono essere fatte dalla base – precisa Turano – ed infatti a Castellammare ha scelto la base. Io in quella città ho preso 800 voti, Pompeo e l'Adamo, assieme sono arrivati a 300. Ecco la base". Le accuse che invece vengono mosse da Giulia Adamo e Gianni Pompeo sono simili a quelle dei 28 del Pd provinciale e cioè che si fa un uso personale dei partiti a scapito delle decisioni corali che vengono ratificate nei vari direttivi. E nel trapanese adesso si attende che il coordinatore regionale, il ministro D’Alia, faccia immediata chiarezza su tutta questa vicenda, spiegando quali siano i ruoli di ognuno e se la linea che nelle precedenti amministrative ha portato risultati vincenti debba modificarsi compromettendo gli equilibri di chi in questo momento sta amministrando.

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