domenica 28 aprile 2013

SUL PRETE UCCISO LE INDAGINI RESTANO APERTE

Trapani - "Non si possono considerare chiuse le indagini sull'omicidio di Don Michele". A dichiararlo è il Procuratore Capo di Trapani, Marcello Viola. La confessione di Antonino Incadela, l’operaio disoccupato di 33 anni, reo confesso dell'omicidio di Don Michele Di Stefano, per la Procura, non risolve totalmente il
giallo. Nelle sue versioni ci sono alcune contraddizioni. "Abbiamo in mente di chiarire alcune circostanze dell'omicidio che ancora – spiega il Procuratore – non sono state ben spiegate da Antonino Incandela". L’operaio, che si è autoaccusato dell'omicidio, dopo essere stato messo alle strette, è molto conosciuto nelle frazioni di Fulgatore ed Ummari per alcuni suoi piccoli precedenti penali. Don Michele lo conosceva benissimo, essendo stato anche un suo alunno, talmente bene da fargli spesso delle "ramanzine" per invitarlo a cambiare stile di vita e a non fare disperare i genitori. "Ho creduto che nelle omelie lui facesse riferimento a me - ha dichiarato Incandela agli agenti - e non lo sopportavo. Sono entrato nella canonica, di notte, per dargli una lezione. Non credevo di averlo ucciso". Ad incastrare Incandela è stato il bancomat che l’operaio ha rubato per fingere, come da lui confessato, una rapina a casa di Don Michele. Bancomat con il quale ha fatto un primo prelievo a Trapani, e per depistare gli investigatori, un secondo prelievo a Marsala. Tra l'altro, si è appreso che al momento dell'agguato mortale, Incandela indossava dei guanti e pare un passamontagna per coprire il volto. Una prima falla del suo racconto, secondo gli inquirenti, riguarda il movente. Incandela ha raccontato di essersi identificato nei numerosi appelli che Don Michele faceva ai giovani della comunità di Ummari e di Fulgatore per cercare un lavoro, vivere onestamente e formare una famiglia. Il fatto è che gli abituali frequentatori della piccola chiesa di Ummari, dove Don Michele celebrava messa, non si ricordano assolutamente della presenza di Incandela. Pare non fosse un frequentatore della chiesa. Infatti, gli inquirenti non comprendo allora il “tanto fastidio” o ancor meglio comprendere chi abbia potuto riferire le “ramanzine”. Anche Giacomo Incandela, padre del reo confesso è certo: "Mio figlio non voleva ammazzare Don Michele. Non ti voleva ammazzare", ha detto, in lacrime, inginocchiato dinanzi alla fotografia di padre Michele Di Stefano, durante la messa, domenica scorsa ad Ummari. La piccola comunità di Ummari ha manifestato ai due coniugi grande affetto. “Sia chiaro – ha puntualizzato il procuratore Viola – non sono emersi fino ad ora elementi tali da far pensare al altre persone coinvolte nell'omicidio dell'anziano sacerdote, ucciso in maniera brutale a colpi di bastonate nel sonno, ma le indagini, comunque, restano aperte”.

Nessun commento:

Posta un commento