giovedì 11 aprile 2013

SI INFITTISCE IL MISTERO DEL PENSIONATO UCCISO DALLE DUE RAGAZZINE

La confessione rilasciata dalle due quindicenni che hanno ucciso il ferroviere Mirco Sacher, il sessantasettenne pensionato trovato senza vita domenica scorsa in un campo della periferia di Udine, non convince del tutto gli inquirenti. Sono molti i punti ancora oscuri e incongruenti che hanno indotto la procura triestina a chiedere la convalida del fermo e il trasferimento delle due studentesse in una casa di prima accoglienza, in attesa della decisione del giudice.

Mirco Sacher «sicuramente non è morto di morte naturale» quindi «ci troviamo davanti ad un decesso che sicuramente è avvenuto per cause estranee e quindi dovuto a terzi», ma «per sapere di più dobbiamo attendere la relazione completa». Lo ha detto il procuratore dei Minori a Trieste, Dario Grohmann, commentando l'autopsia. «Per andare avanti con le indagini era interessante capire se l'ipotesi portata avanti da noi e avanzata da noi era fondata», ha concluso il procuratore. Per quanto riguarda la convalida del fermo, l'udienza è stata fissata per domani mattina. Le ragazzine saranno sentite nella struttura protetta triestina dove si trovano da giorni. L'autopsia effettuata sul corpo «conferma che con ogni probabilità la morte non è dovuta a cause naturali, ma ad azione di altre persone», ha detto Grohmann. Il procuratore ha ribadito che nulla lascia pensare che sulla scena del delitto ci fossero altre persone oltre le due minorenni udinesi. Grohmann ha comunque detto di aspettarsi ulteriori chiarimenti dagli altri esami che il medico legale Carlo Moreschi effettuerà nei prossimi giorni. 

«NON È STATO SOFFOCATO» L'autopsia non ha confermato che Mirco Sacher possa essere morto per soffocamento. Ci sono lesioni plausibili ma va stabilito che danni hanno fatto. Lo si apprende da fonti investigative. Secondo quanto si è appreso, il quadro clinico riscontrato nel corso dell'autopsia è complesso e poco chiaro, esito di una dinamica non semplice. Si attendono a questo punto le perizie tossicologiche. Entro trenta giorni dovrebbero essere completate le analisi istologiche. Secondo fonti investigative, l'ipotesi di violenza sessuale perde credito.

LE 15ENNI: «ERA COME UN VIDEOGIOCO» «Sembrava di essere in GTA, il videogame. Ci siamo sentite come l'eroe del gioco». È una delle frasi che le due quindicenni di Udine avrebbero ripetuto, più volte, a Sonny Rizzetto e Walter Wisdom, i due giovani di Pordenone che, domenica notte, le hanno convinte a costituirsi ai carabinieri. A raccogliere la testimonianza è stato il telegiornale dell'emittente «Tv7 Triveneta», che andrà in onda questa sera. «Le abbiamo viste alla stazione di Mestre, erano calme, tranquille e senza soldi - affermano i due giovani pordenonesi -. Quasi ridendo, e comunque non tradendo nessuna emozione, ci hanno raccontato di aver ucciso un uomo, messo in moto la sua auto, attaccando i fili dell'accensione, e di essere fuggite con questa a 150 all'ora in autostrada. Ci è sembrato un racconto strano al punto che volevamo andare a Udine, a vedere se davvero c'era il cadavere. Poi, arrivati a casa, abbiamo avuto conferma dai nostri genitori e abbiamo convinto le ragazze a presentarsi ai carabinieri». Le due ragazzine erano senza soldi «e al capotreno del Venezia-Trieste abbiamo detto che erano fuggite da casa e che eravamo andate a prenderle, per riportarle dai genitori, così non ha fatto pagare loro il biglietto; davvero erano senza un euro in tasca». In stazione a Mestre, secondo quanto riferito nell'intervista televisiva, le due minorenni «raccontavano la loro avventura come in preda a una strana euforia e, più di una volta, una delle due ha detto che le era sembrato di vivere come nel GTA». Il videogame, molto famoso tra i giovanissimi, presenta tra gli altri un personaggio che uccide, fugge in auto, ruba denaro, spacca tutto quello che trova sul suo percorso. 

PRELIEVO COL BANCOMAT Le due ragazzine hanno fatto un prelievo con la carta bancomat della vittima durante la fuga. Lo si apprende in ambienti investigativo-giudiziari. Il prelievo fa ritenere che le adolescenti potessero conoscere il codice della carta. Il bancomat sembra fosse custodito nel portafogli, che Sacher teneva in auto, ma non è ancora chiaro se gli sia stato sottratto con la forza o gli sia stato rubato. Negli ultimi tempi, secondo quanto si è appreso, sarebbero stati numerosi i prelievi effettuati. 
Accertamenti saranno compiuti nell'ambito delle indagini per verificare dai filmati delle telecamere degli istituti di credito dove sono stati compiuti prelevamenti con il bancomat di Sacher, prima della sua morte, se ad effettuare l'operazione sia stato l'uomo stesso o altre persone. Lo ha anticipato il procuratore capo della Procura dei minori a Trieste, Dario Grohmann, confermando che «dopo la morte di Sacher è stato fatto un prelievo con la sua carta». L'uomo aveva una certa disponibilità economica, elemento che, insieme con altri aspetti della persona e del suo rapporto con le adolescenti, sposta l'asse delle indagini dal movente sessuale ad altri di natura diversi, tra i quali quello della pista economica. «Fin da subito non ci siamo limitati all' ipotesi dell'aggressione sessuale», ha specificato il procuratore Grohmann ribadendo che, al momento, «non ci sono elementi per sostenere che ci sono altri soggetti coinvolti». 

PM: NON AVEVANO COMPLICI «Non c'è nessun elemento o evidenza del coinvolgimento di un maggiorenne nella vicenda. Per ora sono prive di fondamento le ipotesi di qualcuno che possa aver aiutato le due quindicenni». Lo ha ribadito oggi il procuratore capo di Udine, Antonio Biancardi, confermando che il fascicolo aperto a Udine per omicidio resta a carico di ignoti fino a quando le indagini, svolte dalla Squadra mobile diretta da Massimiliano Ortolan, avrà completato il quadro degli accertamenti, sotto la direzione della Procura dei minori di Trieste. 

IL SILENZIO DELLE FAMIGLIE «Non vogliamo parlare con nessuno, lasciateci pranzare in pace». Dietro la porta chiusa, non ammette repliche la voce di un familiare di una delle due quindicenni di Udine che si sono autoaccusate di aver strangolato Mirco Sacher, ex ferroviere di 66 anni, per sottrarsi, sostengono le due minorenni, a un tentativo di stupro. Bocche cucite e imposte serrate, per ordine dei legali, nelle abitazioni alla periferia est di Udine dove risiedono la mamma e la nonna di una delle due ragazzine, quella la cui casa l'uomo trovato morto domenica scorsa frequentava come «amico di famiglia» e di lunga data. Ma il silenzio è assoluto, oggi, anche presso l'abitazione del padre della seconda ragazza. «Non vuole essere disturbato, andate via», rispondono altri familiari della giovane senza aprire l'uscio. Ieri qualche parola con la stampa locale da parte della madre di una delle due minorenni: «Mia figlia non può avere guidato l'auto, perchè non ne è capace», ha detto, riferendosi al viaggio-fuga che le due ragazze dicono di aver fatto da sole con l'automobile di Sacher dopo averlo ucciso. Una versione che non ha convinto neppure gli inquirenti, tanto che la Procura di Udine ha formulato sin dal primo giorno l'ipotesi che nella vicenda sia coinvolta un'altra persona, forse maggiorenne. 

RISCHIAVANO LA BOCCIATURA Un profitto scolastico insufficiente, una condotta non irreprensibile. Le due quindicenni di Udine, studentesse iscritte al primo anno di una scuola professionale della provincia, rischiavano la bocciatura. La scuola aveva indirizzato una lettera alle famiglie proprio la settimana scorsa. «Stavamo suonando un campanello d'allarme - spiega il dirigente all'ANSA -. Avevamo predisposto un incontro con le famiglie per la prossima settimana, le avevamo convocate con l'intento di discutere la situazione. Il rendimento non era buono, ma nulla di irrimediabile». Le due ragazze si erano conosciute proprio in classe a inizio anno. Erano compagne di banco, poi gli insegnanti le avevano separate perchè la vicinanza peggiorava il loro rendimento. Dal punto di vista del profitto avevano una leggera insufficienza ma rimediabile; insufficiente era soprattutto la condotta. Una delle due ragazze aveva subito anche una sospensione di un giorno. Una era stata anche a rischio abbandono, aveva fatto molte assenze ma era stata recuperata. I due banchi vuoti hanno reso evidente ai compagni il coinvolgimento delle due ragazze nella vicenda della morte di Mirco Sacher, ma in classe non si è parlato dell'accaduto: «C'è sconcerto e preoccupazione - ha confermato il preside - quanto è accaduto era impensabile. Al momento però non abbiamo intavolato alcuna discussione nè con i compagni nè con gli insegnanti, aspettiamo che la situazione si chiarisca per non creare suggestioni prive di senso. Quando sarà il momento opportuno staremo vicini alle famiglie e quando le ragazze torneranno programmeremo il miglior inserimento possibile».

SEQUESTRATI I PROFILI FB Le pagine facebook delle due quindicenni udinesi che si sono accusate dell'omicidio del pensionato delle ferrovie Mirco Sacher sono state poste sotto sequestro dagli investigatori. Con ogni probabilità verrà nominato un consulente incaricato di analizzare le caselle delle due ragazzine alla ricerca di indizi utili per ricostruire la vicenda, almeno nei suoi contorni. Da quanto si è appreso, almeno una delle due ragazze avrebbe usato il social network con grande assiduità; meno l'altra. Gli investigatori ritengono che le due adolescenti possano aver affidato al loro diario on-line pensieri e confidenze utili alle indagini.
fonte: Leggo.it

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