venerdì 5 aprile 2013

RE DEL VENTO, MAFIA E POLITICA

È certamente uno dei capitoli più scottanti del provvedimento di confisca del patrimonio di Vito Nicastri. Gli investigatori lo titolano: “Rapporti con la pubblica amministrazione”. E parlano di "scenario sconfortante".

Tutto si basa su un'informativa della Direzione investigativa antimafia del maggio 2011, sfociata nella confisca da un miliardo e mezzo di euro al re del vento, e che include alcune intercettazioni del 2010. Il primo nome citato nel provvedimento del Tribunale di Trapani è quello di Emanuele Di Betta, ex deputato regionale e consulente da marzo a maggio 2010 dell'assessorato regionale al Territorio e ambiente. "Oltre a divenire associato di Nicastri (la società citata è la Sicilsun di Ribera) - si legge nel provvedimento -ha sistematicamente favorito l'ottenimento di indispensabili decretazioni in favore della aziende riconducibili al gruppo Nicastri; otterrà da questi redditizi sub appalti e informale delega per la vendita di grandi impianti fotovoltaici nella zona dell'Agrigentino”. In particolare, viene riportata l'intercettazione di una conversazione fra Di Betta e Benedetto Ragusa, indicato come suo socio occulto. Di Betta: “.. tutte cose... quello... Bi porta l'autorizzazione ed io... ci penso io per questa parte qua...”. Ragusa: “... mi deve dare i calcoli e incom... c'è una squadra di cristiani che mi guarda nei Comuni per tirare fuori le autorizzazioni che già comunque ci hanno dato, mi segui?”. Di Betta: “... che pre autorizzazioni le abbiamo”. Ragusa: “No, ci sono già le autorizzazioni dei Comuni”. Di Betta viene indicato come “cerniera fra Nicastri e la burocrazia
regionale”. Tesi a corredo della quale la Dia allega l'intercettazione in cui l'imprenditore chiedeva “ma tu ci sei andato da quello per vedere cosa ha fatto?”. E Di Betta rispondeva: “... io sono andato dall'altro... l'altro... da quello... mi hai dato una cosa più importante... ma siccome da... dalla nostra parte per ora non c'è nulla da fare... chiaro?... perché per ora formalmente non sono niente”. Abbiamo contattato senza successo Di Betta per avere una sua replica. “Altrettanto evidenti” vengono definiti i rapporti fra Nicastri e il deputato regionale Riccardo Savona, eletto nelle file di Grande Sud e poi passato con Crocetta. “In diverse intercettazioni si può notare come segua - si legge nel provvedimento di confisca - l'andamento delle pratiche di Nicastri”. Gli investigatori hanno intercettato l'imprenditore mentre diceva: “... qua abbiamo il progetto pronto... e mercoledì glielo presentiamo... poi ci va Riccardo certamente Savona) e questo passa...”. In un altro passaggio aggiungeva: "... è interesse nostro questa cosa... poi abbiamo a Riccardo che è sotto la nostra responsabilità...". Nel 2010 Savona e Nicastri sarebbero pure diventato soci nella Atos con l'obiettivo di comprare un terreno ad Alcamo su cui impiantare un parco fotovoltaico. L'affare saltò perché nel settembre di quell'anno scattò il sequestro. Un provvedimento di cui fu lo stesso Nicastri a parlarne con Savona: "... ieri è stata una brutta giornata, sono venuti quelli della Dia... 100 persone... a casa... a mare, 10 a casa ad Alcamo... 50 sparpagliati in tutte le banche di Italia ci hanno sequestrato tutto". E Savona sorpreso concordava un incontro. Poche ore dopo Nicastri, giunto a Palermo, telefonava al politico: "Tu sei in segreteria?". Savona: "Due minuti e arrivo". Nell'informativa della Dia si parlava anche di tre bonifici da 15 mila euro complessivi che il 3 marzo 2008 Savona ricevette da due aziende del gruppo Nicastri. E gli investigatori aggiungevano: “Per inciso si rappresenta che nel luglio 2010 l’Ars ha approvato in via definitiva la legge sugli aiuti alle imprese che consente di effettuare una spesa per circa 15 miliardi di euro, grazie anche al parere favorevole espresso dalla Commissione bilancio della quale Savona è presidente. In passato sul conto di Savona sono state rese dichiarazioni dal pentito Calogero Ganci”. “Quei tre bonifici - commentò Savona quando il mensile S pubblicò la notizia - ci sono stati, erano dei contributi elettorali ufficiali e ammontavano, appunto a 15 mila euro . Ovviamente sapevo che i contributi arrivavano da aziende del gruppo Nicastri, ma è chiaro che all’epoca dei fatti, nel marzo 2008, non avrei mai potuto sospettare che Nicastri si ritrovasse invischiato in una vicenda di questa portata . Ad ogni modo, ad oggi, c’è stato soltanto un sequestro preventivo, io non vedo altro . Da quelle che sono le mie conoscenze, credo che Nicastri non c’entri, ma nella vita non si può mai dire. Certo, se dovesse risultare colpevole, sarebbe davvero una bomba”. Sul conto di Savona si fa pure riferimento ad un incontro di cui parla il pentito Calogero Ganci a cui avrebbe preso parte, nel '92, lo stesso Savona, un costruttore palermitano e un personaggio romano. Forse appartenente ai servizi segreti. Il 10 ottobre 2010, dopo la convocazione in questura, Nicastri si lasciava sfuggire un commento. L'intercettazione non è chiara, ma si intuiscono alcune parole rivolte alla moglie. "... io posso fare deposizioni.... non per accusare gli altri... accusare gli altri è infame... non è che io posso dire sugnu mafiusu... chiddu è mafiusu... incomprensibile... soldi a Turano quanti soldi... incomprensibile... Sacco...". Salterebbero, dunque, fuori i nomi di Mimmo Turano, ex presidente della provincia di Trapani e oggi deputato dell'Udc, e di Santo Sacco, imprenditore accusato di essere uno dei postini di Matteo Messina Denaro. Su Turano i giudici scrivono che ha partecipato a iniziative economiche di Nicastri agli inizi degli anni '90, è stato compagno di viaggi di viaggio di Nicastri in Tunisia". Il riferimento è all'informativa della Dia, già emesa nei mesi scorsi, in cui veniva ricostruito che alle 9,18 del 3 aprile 2008, l’ufficio di frontiera della Polizia registrò all’aeroporto Falcone- Borsellino di Palermo la partenza di un volo privato diretto a Tunisi. A bordo c'erano Gioacchino Lo Presti, Vito Nicastri, Franco Bogoni, Filippo Inzerillo e Mimmo Turano. Lo Presti in passato aveva favorito la latitanza di Alessandro Mannino, raggiunto nel 1980 e nel 1981 da due mandati di cattura per associazione mafiosa. Il nome di Bogoni, imprenditore veneto delle energie alternative, era citato negli atti dell'inchiesta Eolo. Del viaggio in Tunisia e dei suoi rapporti con Nicastri Turano accettò di parlare in un'intervista sulle pagine di S: “Abbiamo incontrato un rappresentante locale e siamo tornati. Siamo nel 2007, quando Nicastri era un noto imprenditore, nulla di più. Nella mia attività parlamentare ho attivato una serie di collegamenti con il mondo maghrebino. Ho creato pure un’associazione che coinvolgeva deputati siciliani e tunisini. In questo contesto incontro Nicastri che mi dice che c’è un suo amico imprenditore che vuole conoscere la realtà della Tunisia. Siamo partiti alle dieci e tornati all’una. Cosa volete che abbia fatto? Il problema è che ci sono andato con un aereo privato, se fosse stato un volo di linea non avrebbe sollevato tutto questo polverone”.
di Riccardo Lo Verso
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