mercoledì 10 aprile 2013

OPERAZIONE "CORRUPTI MORES". CORRUZIONI E COLLEGAMENTI

L'operazione "Corrupti mores" è la quarta messa a punto dal 2011 ad oggi dal gruppo di lavoro della Questura di Trapani con il compito di compiere indagini societarie e patrimoniali nell'azione di contrasto alla mafia. Le altre tre operazioni sono state a Maggio 2011 l'operazione "Salus Iniqua", che ha portato alla richiesta di sequestro di beni nei confronti dell'ex deputato regionale Pino Giammarinaro, l'operazione "Panoramic" nel Gennaio del 2012 e l'operazione "Araknos" nel settembre 2012. 

“Aziende come armi pericolose usate per depredare la collettività”, questa – in estrema sintesi – la motivazione che ha portato ieri a Trapani, ma anche a Roma, Milano, Gorizia e Pordenone, al sequestro anticipato di beni nei confronti dei due imprenditori edili Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio ritenuti legati al boss mafioso Matteo Messina Denaro. Lo hanno illustrato chiaramente, nel corso di una conferenza stampa tenutasi in Questura, i responsabili dell’operazione “Corrupti mores” (ndr costumi corrotti) che ha visto lavorare all’unisono in un apposito gruppo uomini della Divisione anticrimine della Questura e finanzieri del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Trapani. “Una sinergia operativa che ci consente un’attività incisiva e costante di aggressione ai patrimoni della criminalità – ha sottolineato il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Pietro Calabrese – nel territorio provinciale che è interessato da fenomeni pervasivi in grado di condizionare la libertà negoziale e il libero mercato e, quindi, la sua economia”.
“Costituire un’azienda che si aggiudica un appalto con una turbativa d’asta – ha spiegato Giuseppe Linares, capo della Divisione anticrimine – significa avere costruito uno strumento, come una pistola o un coltello, che è necessario alla commissione del reato. L’azienda è, essa stessa, espressione di pericolosità sociale perché, come in questo caso, ha consentito non solo di condizionare gli appalti per l’aggiudicazione di opere pubbliche ma anche lo stesso iter, i funzionari che gestivano le gare e, soprattutto, di eseguire in maniera fraudolenta le opere stesse, realizzando grandi guadagni a spese della collettività”. I Morici, secondo gli inquirenti, hanno operato utilizzando una rete di imprese – le più importanti con sede a Roma – che hanno loro consentito, con l’avallo del reggente del mandamento mafioso trapanese Francesco Pace, di inserirsi nel settore dei lavori pubblici ottenendo ingenti commesse i cui lavori hanno evidenziato una serie di pesanti irregolarità.
Il sistema prevedeva che l’impresa aggiudicataria versasse una percentuale ai funzionari pubblici corrotti e una alla “famiglia” mafiosa di Trapani. Le attività investigative hanno svelato un complesso groviglio per il controllo degli appalti e delle forniture riguardanti i lavori di ristrutturazione del porto di Trapani effettuati tra il 2001 e il 2005, in preparazione della “Louis Vuitton Cup – Act 8 e 9″ svoltasi poi in città. In quell’occasione Francesco e Vincenzo Morici si erano accordati con Cosa nostra per aggiudicarsi la gara per il completamento dei moli foranei e la realizzazione delle banchine a ponente del molo Ronciglio per un importo a base d’asta di oltre 46 milioni di euro. Dalle intercettazioni effettuate e dalle dichiarazioni dei diversi indagati è emersa l’esistenza di intese con il boss mafioso Francesco Pace, con esponenti politici e imprese partecipanti per favorire padre e figlio nell’aggiudicazione e per l’utilizzo di materiali non conformi a quelli richiesti dai capitolati, tali da alterare, nel corso del tempo, la stabilità delle opere realizzate. Un’ultima tranche di questi lavori è ancora in corso, ma i cantieri sequestrati non si fermeranno e sono stati posti sotto amministrazione giudiziaria. Stesso sistema era stato utilizzato per la turbativa degli appalti relativi alla costruzione della galleria “Scindo Passo” di Favignana e per i lavori di ripristino della funivia Trapani-Erice, aggiudicati illecitamente ad una delle società dei Morici, la Coling Spa. Nel primo caso risulta agli atti che i due imprenditori avevano sborsato una tangente di circa 80.000 euro in favore di tre funzionari della Provincia regionale di Trapani, pari al 3 per cento dell’importo di gara, del valore di oltre quattro miliardi delle vecchie lire.
Il potere di infiltrazione dei due imprenditori è risultato determinante anche nel caso della gara per l’appalto dei lavori di riqualificazione della litoranea nord di Trapani dove le risultanze investigative, ottenute anche grazie a riprese video terrestri e sottomarine, mostrano che l’impresa dei Morici aveva eseguito i lavori di salpamento della scogliera utilizzando solo escavatori e non i pontoni galleggianti e l’opera di palombari come previsto dal Computo metrico estimativo e dalle prescrizioni dell’Assessorato regionale al Territorio. Questa scelta aveva consentito agli imprenditori di “risparmiare” costi per 500.000 euro sui compensi percepiti. Una serie di difformità e “aggiustamenti” realizzati in spregio all’ambiente marino e al patrimonio artistico di Trapani: il basamento roccioso sottostante l’arco di Porta Botteghelle era stato scavato con i martelli pneumatici per consentire il passaggio dei mezzi meccanici e di trasporto utilizzati per i lavori che non erano conformi a quelli “di piccole dimensioni” richiesti dal progetto esecutivo. “Lo scopo dei Morici è stato – si legge nella nota diffusa dalla Divisione anticrimine – il perseguimento di una strategia di fagocitazione occulta degli appalti, di infiltrazioni in interi settori produttivi, nonché nel sistema politico e amministrativo del territorio trapanese”.
Sono queste risultanze che hanno consentito di ottenere – su proposta avanzata dal Questore Carmine Esposito - dal Tribunale di Trapani il provvedimento di sequestro anticipato ai fini della confisca del patrimonio immobiliare e mobiliare nella disponibilità di Francesco e Vincenzo Morici. Con lo stesso decreto si è provveduto alla sospensione degli organi amministrativi di sei società per le quali è stata disposta l’amministrazione giudiziaria. In totale sono stati sequestrati 142 immobili, 37 beni mobili registrati tra cui ci sono autovetture, mezzi di lavoro e anche una barca a vela, 36 conti correnti e rapporti bancari, tra cui quote di un fondo di investimento con sede a Dublino, 5 imprese e 9 partecipazioni societarie.

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