venerdì 19 aprile 2013

OGGI SARA' SENTITO DAL GIP L'ASSASSINO DEL PRETE

Antonio Incandela, l'operaio finito in manette nell'ambito delle indagini sull'omicidio di padre Michele Di Stefano, è stato sin dalla giovane età un ragazzo problematico. "Quand'era ancora minorenne - spiega Peppe Pellegrino, ex consigliere comunale - fu denunziato per l'incendio di un fienile". La comunità di Ummari si è riunita per pregare per padre Michele. "Padre Michele aveva capito che l'autore di alcuni atti vandalici era lui" - dichiara l'arcivescovo Alesandro Plotti, amministratore apostolico della diocesi di Trapani - Nel corso di un'omelia aveva lanciato un messaggio alle persone e molti parrocchiani avevano capito". Non si da pace l'onorevole Mimmo Fazio, amico di padre Michele "Non si può ammazzare un sacerdote - perché richiama ad un comportamento più civico ed adeguato". I genitori di Antonino Incandela, l’operaio di trentadue anni fermato per l’omicidio di padre Michele Di Stefano, chiedono scusa per il comportamento
del figlio. La madre, Rosa, interverrà nel corso della messa di domenica mattina presso la chiesa Gesù Giuseppe e Maria di Ummari. Incandela è chiamato a rispondere delle accuse di omicidio a scopo di rapina, violazione di domicilio e porto di oggetto atto ad offendere e la Procura della Repubblica di Trapani ha chiesto ieri mattina la convalida del fermo per il giovane operaio. Nella giornata di oggi l’operaio sarà sentito dal giudice per le indagini preliminari Antonio Cavasino, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di convalida del fermo, e non è detto che i capi di accusa possano cambiare. Potrebbe essere imputato, stando alle dichiarazioni dallo stesso già rilasciate in fase di interrogatorio, per omicidio preterintenzionale ("il delitto: […] è preterintenzionale, o oltre l'intenzione, quando dall' azione  od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall'agente"). 

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