mercoledì 3 aprile 2013

MEGA CONFISCA DELLA DIA AL RE DELL'EOLICO ASSOCIATO AL SUPER LATITANTE MESSINA DENARO


Oggi è scattata la confisca più alta di tutti i tempi ad opera della Dia ed in assoluto la più consistente mai operata in Italia in applicazione della normativa antimafia. L’operazione di mega-confisca della Direzione Investigativa Antimafia, che oltre la Sicilia Occidentale, ha interessato Lombardia, Lazio e Calabria, colpisce i beni formalmente riconducibili al re dell’eolico, Vito Nicastri, alcamese, 57 enne, personaggio leader nel settore della produzione alternativa dell’energia elettrica, segnatamente fotovoltaico ed eolico. L’impero, un bel gruzzoletto, che passa al patrimonio dello Stato vale un miliardo e 300 milioni di euro, pari a circa 2.517 miliardi del vecchio conio. Il provvedimento di sequestro di beni, valutati, allora, circa 1,5 miliardi di euro, di cui l’imprenditore alcamese era destinatario, era scattato nel settembre 2010, nell’ambito di un’altra inchiesta da parte della Dia, in materia di truffe sull’eolico. Il “più grande sequestro mai fatto”, secondo l’allora Ministro dell’Interno, Roberto Maroni. In particolare all’imprenditore alcamese, erano state sequestrate, ed oggi confiscati, 43 società di capitali, più di 100 appezzamenti di terreni, ubicati
nelle province di Trapani, Palermo, Reggio Calabria, sigilli anche a un centinaio di beni immobili, tra palazzine, magazzini, ville con piscina, nelle province di Trapani e Catanzaro, diverse automobili, 60 conti correnti, depositi e polizze assicurative. Il provvedimento di confisca dei beni, emesso da Piero Grillo, presidente del Tribunale di Trapani-Sezione Misure di Prevenzione, che ha riguardato il patrimonio di Vito Nicastri, segue l’aggressione ad altri milionari patrimoni, sequestrati e confiscati a noti imprenditori nel campo della grande distribuzione, del ciclo del cemento e della sanità e, “di fatto, sottrae smisurati capitali e credibilità a cosa nostra, incidendo – si legge nella nota della Dia - in modo significativo anche nella gestione economica del Matteo Messina Denaro, che del territorio trapanese è considerato il dominus”. Vito Nicastri è stato coinvolto in numerose vicende, anche di natura penale, unitamente a noti esponenti mafiosi, relazionandosi costantemente con soggetti organici a “cosa nostra”. Il re dell’eolico, nei cui confronti sono stati riscontrati, in passato, interessi anche all’estero, è stato pure coinvolto in alcune operazioni di polizia, fra cui quella denominata “Broken wings”, che lo aveva portato all’arresto, con altre cinque persone, il 13 luglio 2012, e quella denominata “Eolo”, che ha svelato il coinvolgimento di cosa nostra nel lucroso affare della realizzazione delle centrali eoliche nella provincia di Trapani. Ha intrattenuto rapporti con soggetti della consorteria mafiosa del trapanese, molti dei quali ritenuti vicini al super latitante castelvetranese Matteo Messina Denaro. Nel corso delle indagini sono state rilevate, altresì, relazioni con le consorterie criminali operanti nel messinese, nel catanese ed anche con la ‘ndrangheta calabrese, in particolare con le ‘ndrine di Platì, San Luca ed Africo del reggino, aspetti questi che caratterizzano in modo significativo il contesto in cui l’aggressione patrimoniale odierna si inserisce. Il provvedimento di oggi contiene anche l’applicazione della misura di prevenzione personale nei confronti di Vito Nicastri, la sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel comune di residenza, Alcamo, per tre anni, sostenuta, oltre che dalla Dia, dalla Procura della Repubblica di Trapani e dalla Dda di Palermo.
di Irene Cimino per