mercoledì 10 aprile 2013

MAFIA: COMMENTI E REAZIONI ALL'OPERAZIONE 'CORRUPTI MORES'. "IL GRIDO D'ALLARME LANCIATO 8 ANNI PRIMA"


Non si placano gli animi a ventiquattrore dall’operazione “Corrupti Mores”, condotta dagli Agenti della Polizia - Divisione Anticrimine della Questura di Trapani, diretta da Giuseppe Linares, che ha portato al sequestro anticipato dei beni a carico degli imprenditori edili trapanesi Francesco e Vincenzo Morici. L’associazione “Coordinamento per la Pace di Trapani” ha subito sottolineato con un proprio comunicato il grido d’allarme lanciato 8 anni prima, in occasione delle iniziative di “Ciao Mauro”, con il documento intitolato “Le mani sulla città”, in cui avevano provato “ad offrire degli elementi critici per smascherare la propaganda utilizzata da politici e imprenditori trapanesi secondo i quali i cantieri del porto, la “riqualificazione” del centro storico, l’organizzazione dei grandi eventi e la realizzazione delle grandi opere sarebbero stati la chiave di volta per il definitivo sviluppo della città di Trapani. Il problema – scrive il
Coordinamento per la Pace di Trapani – è che non basta rifare il trucco a una città se, dentro, resta irrimediabilmente marcia. Al centro dell'inchiesta ci sono tutti i ‘fiori all'occhiello’ orgogliosamente esibiti negli scorsi anni dall'ex sindaco di Trapani, Fazio (il più amato dai trapanesi), e dal senatore d'Alì, padrone indiscusso – scrive il Coordinamento per la Pace di Trapani - di questa disgraziata città: dalle assurde dighe foranee del porto (su una delle quali si sono tragicamente schiantati due aliscafi) alla banchina del Ronciglio (cominciata e mai finita, a due passi dalla Riserva delle saline, a causa della mancata Valutazione di Impatto Ambientale); dalle nuove basole del centro storico al frangiflutti sottomarino della Litoranea Nord con annesso dragaggio - fuori norma - del fondale. Anche i lavori della Funivia per Erice (quella che ha sventrato la montagna) sarebbero stati inquinati da infiltrazioni mafiose”.
Per il presidente dell’Associazione Antiracket di Marsala, Vincenzo Campisi: “Ancora una volta pertanto si torna a parlare del rapporto tra boss, politici ed imprenditori; storia vecchia, di prefetti improvvisamente trasferiti (Fulvio Sodano), di appalti truccati, di politici – arringa Campisi – collusi con la mafia (stando alle accuse!), di imprese di calcestruzzi che dovevano essere acquistate da cosa nostra (la Calcestruzzi Ericina) o in alternativa dovevano chiudere, di cemento impoverito, di soldi investiti nel mondo dello sport … corsi e ricorsi storici …; la provincia dove tutto ciò accade – conclude il presidente dell’Antiracket di Marsala – è quella dei mulini a vento, delle saline, degli operai licenziati o ammazzati …; ancora una volta gli stessi nomi: Ciccio Pace, Vincenzo Virga, Matteo Messina Denaro, D’Alì…”. 
Parte delle indagini, che hanno portato al provvedimento di sequestro anticipato dei beni a carico dei Morici, appartengono al procedimento che vede imputato il senatore del Pdl Antonio d’Alì per concorso esterno in associazione mafiosa. Dalle carte del processo, in corso di svolgimento - prossima udienza il 4 maggio 2013 per le conclusioni – con il rito abbreviato dinanzi al gup di Palermo Francolini, emerge che l'ex sottosegretario all'Interno avrebbe favorito gruppi imprenditoriali di Trapani nell'aggiudicazione di appalti pubblici milionari. “Ancora una volta aleggia – precisa il sindaco di Erice, Giacomo Tranchida – e in maniera preoccupante, la non secondaria circostanza che gli elementi che hanno portato all'ingente sequestro di circa 30 milioni di euro, fra beni e società, sono emersi dalle carte del processo per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del recente rieletto e potente Senatore trapanese del Pdl Antonio D'Ali, in corso davanti al Gup di Palermo”. Al primo cittadino di Erice, che ha visto la sua città coinvolta nello scandalo, registrare l’ennesimo negativo scoop promo-turistico: “Da Favignana alla Louis Vuitton act 8 e 9 al Porto e Mura di Tramontana di Trapani, salendo ad Erice in Funivia" ... dalle inquietanti notizie stampa, apprendiamo che purtroppo più non è solo un percorso turistico, plurale e infrastrutturato, che degnamente può garantire a turisti e visitatori nella nostra terra: paesaggi, scenari ed emozioni da mozza fiato, unici e irripetibili. Ne consegue – prosegue Giacomo Tranchida – l'ennesimo danno d'immagine territoriale e sociale, oltre che, a cascata, di ordine economico e non solo in capo ai nostri operatori ed al comparto tutto, prodotto dal corrotto sistema politico-imprenditoriale-mafioso”. 
E non mancano le dure parole sul sistema utilizzato dalle imprese e le aziende riconducibili agli imprenditori Morici, che “appaiono, come svelato dall'indagine, un tutt'uno vicini ad un sistema criminoso che condizionando le fasi di aggiudicazione di appalti, lavori e forniture, peraltro – avanza il primo cittadino di Erice - provocava una concorrenza sleale nel comparto, minando non solo la libertà d'impresa ma anche la capacità imprenditoriale, oliando con contestuali elargizioni e favori, politici, dipendenti pubblici e la famiglia mafiosa di Trapani, riconducibile al latitante Matteo Messina Denaro”.Infine, Giacomo Tranchida non può fare a meno di preoccuparsi dei lavori oggetto di “possibili e future decadenze e cedimenti strutturali improvvisi”, per l'impiego, come risulta dalle indagini, di materiali scadenti,in quanto ad Erice figurano anche lavori realizzati dalle imprese riconducibili ai Morici, elencandone sia i tre appalti realizzati che i relativi importi e da chi commissionati. “A) dal Comune di Erice nel 2001 - rete fognante per € 9,3 milioni circa; B) dal Comune di Erice nel 2005 - rete fognante per € 6,2 milioni circa; C) dalla Provincia Regionale di Trapani nel 2005 - funivia per € 8,7 milioni circa. In relazione a tanto, peraltro, attese le paventate e gravi criticità si ritiene improcrastinabile disporre suppletivi di accertamenti e verifiche tecniche e costruttive, oltre che per un debito di sicurezza in quanto possibile, ma anche per una probabile costituzione – conclude Tranchida – quale parte civile e in danno, non solo di immagine, nei confronti degli autori di tali eventuali atti e misfatti”. 
E sulla stessa scia interviene il deputato regionale Mimmo Fazio, sindaco di Trapani all’epoca dei fatti, invitando l’attuale amministrazione, nel caso in cui siano accertate delle irregolarità, a chiedere i danni costituendosi parte civile. Inoltre, l’ex sindaco di Trapani interviene in merito alle dichiarazioni rese dai difensori del sen. Antonino d’Alì subito dopo la notizia dell’operazione “Corrupti Mores” che a difesa del loro assistito hanno precisato “nell'ambito del suddetto procedimento, sono state svolte incisive ed efficaci indagini difensive, attinenti anche alle procedure di aggiudicazione degli appalti nel porto di Trapani, che escludono in maniera categorica qualsiasi coinvolgimento o cointeressenza del Senatore in dette aggiudicazioni. Fra le tante testimonianze autorevoli – dichiarano gli avv. Pellegrino e Bosco – quelle dell'allora Prefetto Giovanni Finazzo, dell'allora Sindaco Girolamo Fazio e dell'Ing. Gian Francesco De Luca. Detta estraneità, per altro, risulta confermata anche da talune testimonianze assunte dal Pm”. Pronta la replica del deputato regionale: "Non ho mai rilasciato alcuna testimonianza, nell'ambito del procedimento a carico del senatore d'Alì, sui lavori al porto di Trapani, per il semplice fatto – dichiara l’on. Fazio - che non mi sono occupato di quegli appalti, gestiti dall'autorità portuale. Non comprendo pertanto le dichiarazioni rese dagli avvocati Bosco e Pellegrino, i quali, in una nota, sostengono che io avrei reso testimonianze che "escludono in maniera categorica qualsiasi coinvolgimento o cointeressenza del sen. d'Alì in dette aggiudicazioni". In ultimo l’ex primo cittadino, a sua difesa, tiene a precisare che “Quello di cui posso parlare sono le procedure utilizzate per le gare svolte dal Comune di Trapani ed inerenti la fornitura di servizi, in occasione dell'America's Cup. In quei casi, ho detto e riconfermo che tutta la documentazione – puntualizza Mimmo Fazio – veniva inviata preliminarmente e successivamente alla Prefettura, alla Procura ed alle Forze dell'Ordine. Stessa procedura, peraltro, è stata utilizzata anche per i lavori della Litoranea Nord". 
Sono ancora tante le reazioni e i commenti che alimentano e continueranno ad alimentare le cronache di questi giorni, in quanto come ha tenuto a precisare Giuseppe Linares, dirigente della Divisione Anticrimine di Trapani: "Nel provvedimento di sequestro dei beni nei confronti degli imprenditori Francesco e Vincenzo Morici ci sono anche una serie di elementi che derivano dall'attività istruttoria compendiati in processi a carico di esponenti politici locali, tra cui il senatore Antonio D'Alì ma anche di altri".

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