sabato 13 aprile 2013

LE PARTORIENTI PANTESCHE SONO LATITANTI ...

... nella loro stessa terra per evitare il “foglio di via”, temuto più di ogni altra cosa. 

S'infiamma la protesta delle puerpere giunte al compimento della trentaduesima settimana di gravidanza. Il reparto del punto nascita dell'ospedale Nagar di Pantelleria è stato cancellato dalla riforma sanitaria, deciso dal precedente governo regionale Lombardo per tutte le strutture che praticavano meno di 500 parti all'anno, che obbliga le donne all’ottavo mese di gravidanza a trasferirsi sulla terraferma in vista del parto. E per evitare il trasferimento coatto, imposto per decreto firmato dal capo del dipartimento materno-infantile dell'Asp di Trapani Giovanni Bavetta, le donne, arrivate all'ottavo mese, si nascondono, come è accaduto ad Adela. La donna romena, sposata con un pantesco, riuscita a schivare fino all'ultimo quella sorta di "foglio di via", il giorno di Pasquetta ha dato alla luce, nell'ospedale dell'isola, una bambina, serena e pacioccona con i suoi quattro chili ed in perfetta salute. Maria Cristina è nata a Pantelleria in barba a leggi, riforme, regolamenti e decreti. Melina, ad esempio, ha già fatto il suo tempo. Ed è ancora a casa sua. "Non me ne voglio andare. Non posso. Ho mia madre gravemente ammalata, mio marito non lavora e ho un bambino di un anno e mezzo che ha bisogno di me. Cosa dovrei fare? Mollare tutto e andarmene a Trapani in attesa del parto? E come faccio, con quali soldi, e chi ci bada a casa mia, a mia madre, a mio figlio? La mia bambina può benissimo nascere a Pantelleria. Qui l'ospedale funziona perfettamente". D'altra parte, se una donna si presenta in stato di emergenza al pronto soccorso, con le doglie in atto e un parto imminente, l’equipe chiamerà subito l'elisoccorso ma non può esimersi dall'assisterla. Anche perché l'equipe medica del reparto di ostetricia e ginecologia che le seguiva fino al momento dell'abolizione del punto nascita è sempre al suo posto. Inoltre, le giovani donne in attesa non vogliono sentirne di accollarsi disagi e costi fuori casa delle ultime settimane di gravidanza e così si sottraggono in tutti i modi a quei "controlli" che potrebbero obbligarle a rispettare la scadenza della partenza dalla loro isola. Di conseguenza, niente visite, tracciati, ecografie, niente che possa rendere particolarmente visibile il loro stato di gravidanza avanzata, ben oltre la 32esima settimana, e quindi "obbligare" i medici a far rispettare la circolare e il foglio di via. E poi i costi della ”trasferta”, comprese le spese di viaggio, sono stimati in almeno 1.500 euro per ogni partoriente. "Forse è il caso di ricordare – dichiara Caterina Giglio, una delle animatrice della protesta in catene davanti all’ospedale nei giorni scorsi - che ogni viaggio con l'elisoccorso costa alla Regione ben sedicimila euro. Soldi che, moltiplicati per le partorienti, potrebbero essere utilizzati per mantenere un servizio la cui abolizione per le donne pantesche è la negazione di un diritto". Anche per questo, in attesa che il ministero della Salute decida se riaprire 7 dei 28 reparti di maternità chiusi in Sicilia, come proposto dal nuovo governo Crocetta, le isolane hanno deciso di spostare la loro protesta in catene dall'ospedale Nagar alla presidenza della Regione. In questi giorni si lavora alla colletta per la partenza in massa delle partorienti che annunciano di voler marciare su Palermo nei primi giorni della prossima settimana.



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