mercoledì 3 aprile 2013

E' MORTO IL BOSS A CAPO DEL MANDAMENTO DI MAZARA DEL VALLO

Il Questore dovrà valutare se vietare i funerali pubblici come quando morì il capomafia Francesco Messina Denaro

Il boss Mariano Agate è deceduto oggi, nel tardo pomeriggio,nel suo letto, nella sua abitazione di Mazara del Vallo. Era da tempo gravemente malato. Il capomafia era stato scarcerato una decina di giorni fa, su disposizione del Tribunale di Sorveglianza di Viterbo, nonostante la sfilza di ergastoli, a seguito dell'aggravamento delle sue condizioni di salute. Agate, da tempo malato di cancro, aveva una metastasi polmonare. Era stato condannato all'ergastolo come uno dei mandanti della strage di Capaci. Personaggio di primo piano di Cosa Nostra, Mariano Agate, 73 anni, è stato per lungo tempo a capo del mandamento di Mazara del Vallo, nella gestione delle "famiglie" trapanesi. Don Mariano Agate era un mafioso potente quanto criminale ed assassino, riuscì a saldarsi con i due capisaldi della mafia siciliana,
palermitani e catanesi, qualità accresciute quando a Mazara del Vallo negli anni Ottanta diventa il custode del più famoso dei latitanti, il corleonese Totò Riina. Custode anche di casseforti mafiose, suo il proposito negli anni 70 di comprare addirittura un isolotto al largo di Malta, la mafia aveva mille miliardi di lire da spendere e pensava di comprare quel pezzo di isola e lì costruire un residence e Mariano Agate era dell’affare, salvo poi dirottare quei soldi verso alcune città europee per fare altro. Con il fratello Giovan Battista era titolare di un'impresa di calcestruzzi e di un'azienda vinicola che venivano tra l'altro utilizzate come punto d'appoggio per la struttura militare di Cosa nostra. Custode della latitanza di Riina, regista di grandi affari e traffici internazionali, droga, appalti, politica, mafioso e massone, negli anni della guerra di mafia Agate si schierò con i corleonesi e per questo era stato condannato anche per i delitti di magistrati, poliziotti, carabinieri. Come componente della "cupola" avrebbe avuto una parte soprattutto nella strategia di attacco agli uomini delle istituzioni. È stato condannato per l'uccisione a Trapani del sostituto procuratore Giangiacomo Ciaccio Montalto ma assolto in Cassazione nel 1993 per l'agguato al sindaco di Castelvetrano, Vito Lipari. Il suo nome venne trovato assieme a quello di funzionari pubblici e politici locali, nella lista degli iscritti alla loggia massonica Iside 2 di Trapani. Mariano Agate è stato accusato e condannato anche per le stragi del 1993 e per il fallito attentato a Maurizio Costanzo nel 1994. A quel tempo si trovava già in carcere al regime del 41 bis, era stato condannato per traffico di droga e per associazione mafiosa nel primo maxi-processo a Cosa nostra. Ciò non gli avrebbe impedito, secondo l'accusa, di mantenere i collegamenti con gli esponenti della sua cosca e di trasmettere ordini e messaggi all'esterno. Il tritolo usato per uccidere Costanzo sarebbe stato prelevato da una sua azienda, la Calcestruzzi Mazara. L'azienda era anche finita nell'indagine antimafia «Eolo» perché avrebbe ospitato summit convocati per trovare un accordo sulla costruzione del parco eolico di contrada Aquilotta a Mazara del Vallo. Dal carcere continuava a comandare, si occupava di 41 bis, mandava a ringraziare gli avvocati che scrivendo ai parlamentari gli emendamenti ad un certo punto riuscirono a rendere meno pesante il carcere duro. Secondo il pentito Mariano Sinacori contava più del giovane Matteo Messina Denaro e non solo per un fatto anagrafico. Adesso il questore di Trapani, Carmine Esposito dovrà valutare se vietarne i funerali pubblici per Agate, così come avvenne nel novembre del 1998 quando morì, anch'egli per cause naturali, il capomafia Francesco Messina Denaro, padre del latitante Matteo.
di Irene Cimino per