giovedì 4 aprile 2013

COMMISSIONE PREFETTIZIA STA VALUTANDO ESTREMI PER LO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO PROVINCIALE PER INFILTRAZIONI MAFIOSE

Una commissione prefettizia sta passando ai raggi X gli atti amministrativi dell’amministrazione di Palazzo Riccio di Morana e del consiglio provinciale di Trapani. Verificare eventuali ingerenze di “Cosa nostra” in seno al Consiglio provinciale e in seno alla giunta provinciale di Trapani, guidata fino all’estate scorsa da Girolamo Turano, oggi deputato regionale dell’Udc. E’ questo lo scopo della commissione speciale istituita dalla Prefettura di Trapani per compiere un atto ispettivo nell'ente in via di soppressione. La commissione è composta da rappresentanti della Prefettura, del comando provinciale dei carabinieri e della guardia di finanza, e suo compito sarà esaminare gli atti compiuti dai consiglieri e dagli ex esponenti dell'amministrazione lambiti o coinvolti in inchieste di mafia. In particolare, sono tre i membri a capo della commissione, un viceprefetto, un rappresentante del comando dei Carabinieri ed uno della Guardia di Finanza. I tre hanno il compito di valutare gli atti e di stilare, a conclusione del loro lavoro, una relazione che sarà consegnata al prefetto Marilisa Magno che, a sua volta, la invierà al Ministero dell'Interno per valutare se vi sono gli estremi per l’eventuale scioglimento per infiltrazioni mafiose. Il consiglio provinciale di Trapani in questi ultimi tempi ha dovuto
registrare una serie di indagini che hanno coinvolto parte del Consiglio provinciale ed anche membri della giunta Turano. Tra le indagini spiccano quella all’ex consigliere provinciale del Pdl, il castelvetranese, Santo Sacco, arrestato dai carabinieri per associazione mafiosa lo scorso 7 dicembre nell’ambito dell’operazione “Mandamento”, quella dell’ex consigliere del centrodestra Piero Pellerito, condannato a 6 anni per falso e distruzione di documenti, nonché sorvegliato speciale. In sintesi anche l’attuale presidente del Consiglio provinciale, Peppe Poma, fuoriuscito a novembre scorso dall’Udc per costituire una lista civica, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell'operazione “Rino 3”, e la cui posizione è stata poi archiviata. Inoltre, per quanto concerne la giunta provinciale, non manca all’appello l’ex assessore Vito Torrente, passato dal Mpa al Pd, ritenuto prestanome dell’ex deputato regionale democristiano Pino Giammarinaro, a cui sono stati sequestrati beni per 30 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta “Salus inqua”. La verifica in atto sarebbe ad ampio raggio e la commissione avrebbe già acquisto diversi atti amministrativi. L’attività ispettiva della Prefettura è stata comunicata al commissario straordinario della Provincia Luciana Giammanco e al segretario generale Giuseppe Scalisi, al presidente del Consiglio provinciale Poma che ha informato i capigruppo consiliari.