domenica 14 aprile 2013

APPROFONDIMENTO: UN WEEK END DA DIMENTICARE... ANZI, NO ...VA RICORDATO E SOTTOLINEATO...

AUMENTANO I SUICIDI ... NON SI PARLA PIÙ DI EVENTI SPORADICI, MA DI QUOTIDIANITÀ. E' ALLARME SOCIALE.
BASTA SENTIRE ADESSO OCCORRE ASCOLTARE

Altro dramma di morti annunciate che si ripetono con una frequenza da brivido, destinate, se non per essere raccontate quando succedono, a non fare testo ed essere archiviate quando si scoprono le cause del gesto. I suicidi sono entrati a fare parte della nostra quotidianità. Come se si trattasse di un fatto normale, come se tutto ciò interessasse solo chi si uccide, ignorando volutamente il motivo di questi gesti estremi che portano le persone a togliersi la vita, per le sofferenze così grandi da non poterci più convivere. Ed è successo ancora. Debiti, mancanza di lavoro, depressione, la paura di un domani incerto. Continua ad allungarsi la lista dei
suicidi, continua la strage. Un bollettino di guerra di cui ogni giorno leggiamo la lista dei caduti.
Solo in questo ultimo fine settimana altri sei suicidi. Una donna a Palermo si è lanciata dal 15° piano, un uomo a Torino si è sparato in gola, una donna a Pesaro si è gettata in mare, un uomo a Isola del Liri si è impiccato, un uomo a Zingonia di Verdellino si è lanciato dal 16° piano ed una donna poche ore fa a Pavia ha fatto un volo di 20 metri. Per due di loro sono ancora sconosciute le cause del gesto, ma già per certo si sa che le altre quattro sono vittime della crisi economica senza precedenti che sta sconvolgendo l'Italia. Nel primo pomeriggio di ieri a Isola del Liri nel frusinate, è stato trovato impiccato un uomo di trentotto anni, disoccupato da tre mesi con moglie e figlio di pochi mesi a carico. Le ragioni del suicidio sono state spiegate in un biglietto. Sempre nel pomeriggio di ieri, a Zingonia di Verdellino, in provincia di Bergamo, un uomo di 45 anni si è gettato dal terrazzo di un palazzo di 16 piani, morendo sul colpo. Il 45 enne aveva avuto problemi lavorativi ed era caduto in depressione. In serata si è tolto la vita a Torino un uomo di 62 anni, grossista al mercato ortofrutticolo del capoluogo piemontese: l'uomo si è sparato un colpo di fucile sotto il mento nella sua abitazione. Alla base del gesto ci sarebbe stata una forte depressione causata da gravi problemi economici, cui il piccolo imprenditore non riusciva più a far fronte. Oggi è stato recuperato in mare, dalla Capitaneria nel porto di Vallugola, il corpo senza vita della 55 enne di Bologna, suicida perché disoccupata, era stata licenziata da un'azienda del Bolognese dov'era contabile. D.C. separata, era scomparsa da casa due giorni fa dopo aver detto all'anziana madre di essere diretta ad una festa. Nei biglietti lasciati in auto ha spiegato anche di aver scelto di morire proprio in quel punto perché lì aveva vissuto momenti felici con l'ex marito.
È peggio di un bollettino di guerra, ciò che si sta verificando in un'Italia dove suona il tam tam del "si salvi chi può". Una guerra ancora più cruenta in quanto il nemico da combattere è invisibile e chi dovrebbe stracciarsi le vesti per l'orrore cui siamo sottoposti, tranquillamente continua a rimanere impassibile difronte a drammi di massa di questo tipo. L'Italia è il Paese più solidale che esista sulla faccia della terra. L’Italia dei suicidi regala 4 miliardi a paesi in via di sviluppo. L'Italia in crisi spende 1,3 miliardi di euro in Etiopia per “rafforzare competenze della popolazione sull’acqua”. Siamo anche l'Italia delle migliaia di associazioni che si occupano di problemi umanitari per altri Continenti. Ma mentre quotidianamente crescono le Onlus che raccolgono fondi per l'estero, e l' Italia invia capitali per i paesi in via di sviluppo, nella Nazione, in una metropoli, in un paesino, dietro l'angolo, nel quartiere limitrofo o alla porta accanto, la gente muore di fame e si uccide.
Una corda, un fucile o il vuoto per fermare tutto. Alla fine di questa misera storia di una crisi che morde e non demorde, bisognerebbe dedicare alle vittime di questo buio periodo una lapide in marmo, con su scritto il nome dei caduti per un'esistenza così tetra da fare spegnere per sempre il lume della sopravvivenza. Vite che si spezzano, angosce che finiscono, ma a rimanere, di certo, è la disperazione di queste famiglie che dovranno continuare la loro battaglia ogni giorno, segnate per sempre dal disperato dolore per un lutto che già in molti chiamano "omicidio di stato". Non ha prezzo la vita, ma per chi dovrebbe porre un limite a questa moria, evidentemente non conta niente. Cos'è questo se non un martirio compiuto su inermi cittadini? 



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