giovedì 25 aprile 2013

11 PERSONE DELL'OPERAZIONE "CRIMISO" RINVIATE A GIUDIZIO

La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio di undici persone ritenute appartenenti alle cosche del mandamento di Alcamo. Si tratta di Antonino Bonura, imprenditore alcamese di 50 anni, residente a Sesto San Giovanni (Milano), pregiudicato per mafia, ritenuto il reggente del mandamento di Alcamo, e di altre dieci persone coinvolte lo scorso 19 giugno nell'ambito dell'operazione antimafia Crimiso, richiesta dal procuratore aggiunto della Dda, Maria Teresa Principato, e dei sostituti Paolo Guido, Carlo Marzella e Pierangelo Padova. Le dieci persone coinvolte con il Bonura, a vario titolo, sono Antonino Bosco, pregiudicato mafioso di Castellammare del Golfo, 58 anni, detenuto all’ergastolo, il fratello Vincenzo Bosco, operaio di 49 anni, Sebastiano Bussa, pregiudicato di 38 anni, Vincenzo Campo, procacciatore d’affari, pregiudicato di 45 anni, Rosario Tommaso Leo, pregiudicato, 44 anni, imprenditore agricolo di Vita, Salvatore Mercadante, 28 anni, allevatore, Nicolò Pidone, 50 anni, dipendente stagionale del Corpo
Forestale di Calatafimi, Diego Rugeri, 33 anni, pregiudicato, Giuseppe Sanfilippo, 30 anni, operaio pregiudicato, e Michele Sottile, 50 anni, pregiudicato di Castellamare. L’inchiesta che si è conclusa con gli undici rinvii a giudizio ha fatto luce su una spaccatura apertasi all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo dopo gli arresti dei vertici, alcuni anni fa, nelle operazioni Tempesta I e II. Secondo gli inquirenti, tale spaccatura poteva portare ad una vera e propria faida interna alle cosche di Alcamo e Castellammare. Un gruppo legato a Diego Rugeri, rampollo di una famiglia mafiosa, sotto l’egida del più autorevole Antonino Bonura, “reggente” del clan di Alcamo, aveva intrapreso alcune estorsioni ai danni di operatori economici castellammaresi senza il consenso di Michele Sottile, uomo d’onore di Castellammare che, per “anzianita’” anagrafica, riteneva di dover capeggiare la cosca locale. L’incrinarsi del rapporto tra i due, secondo la polizia, sarebbe potuto diventare una vera e propria “faida”. Per calmare le acque, Bonura, assieme a Rosario Leo, affiliato alla famiglia mafiosa di Vita, aveva convocato un summit dei clan di Alcamo, di Castellammare e di Calatafimi in aperta campagna. Le accuse contestate a vario titolo sono di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsioni, incendi, violazione di domicilio e della prescrizione della sorveglianza speciale. L'udienza preliminare si terrà il prossimo 8 maggio presso l'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo.

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