sabato 30 marzo 2013

UN COMPAGNO COMUNISTA E UN POLIZIOTTO ANCORA IN SERVIZIO A PALERMO DIETRO L'OMICIDIO DI PEPPINO IMPASTATO

Il destino di Peppino Impastato era già segnato da almeno un anno.

Non è più una semplice ipotesi dopo che ieri pomeriggio è spuntata una lettera inedita da un cassettone all'interno della camera da letto della mamma di Peppino, Felicia Bartolotta. «Ti faranno male» si legge nella missiva di un anonimo amico datata 14 aprile 1977. Oltre un anno dopo faranno tanto male a Peppino: il 9 maggio del 1978 verrà barbaramente ammazzato. Ma ora c'è la conferma: quella decisione era stata decretata tredici mesi prima su ordine del numero uno di Cosa Nostra Tano Badalamenti. Ieri, per la prima volta, c'erano lavori in corso nella camera della mamma di Peppino. Ed era giunto il momento di svuotare quella stanza colma di ogni cosa e di ogni ricordo. C'era Giovanni, il fratello di Peppino,e Claudio Lacamera, responsabile del progetto "Un ponte della memoria". Hanno impiegato una intera giornata per "ripulire" armadi e cassetti. E in un cassettone anni Cinquanta tra la biancheria della donna è spuntata una lettera indirizzata a Peppino Impastato. Una missiva mai vista prima e dal contenuto che ha lasciato Giovanni e Claudio Lacamera senza fiato. Il piano per eliminare Peppino e prevedeva che le colpe dovevano ricadere sui fascisti. Parallelamente al piano per fare "tanto male" a Peppino viaggiava anche il piano per bruciarlo politicamente. E il nemico era, come spesso accade, in casa. Spunta infatti il nome di un compagno del partito comunista. Balza agli occhi anche un consiglio nella missiva: «Guardati bene dai tuoi veri nemici». E c'è il nome di un uomo in divisa tuttora in servizio nel Palermitano.
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