venerdì 8 marzo 2013

SEQUESTRATA IMBARCAZIONE PER UN SECCHIO DI SARDE

Castelvetrano - Selinunte. Un giovane pescatore selinuntino è stato punito penalmente dalla Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo con il sequestro della propria imbarcazione per un reato commesso da un altro. Il ventitreenne G.C., da pochi mesi comandante e proprietario di un’imbarcazione ormeggiata nel porticciolo di Marinella di Selinunte, ha ricevuto un verbale, dopo un controllo effettuato nella propria imbarcazione dalle autorità della capitaneria di porto di Mazara del Vallo per la verifica della pesca del novellame. “Durante il controllo sull’imbarcazione, attraccata al porticciolo, dopo
aver perquisito l’intero natante, non trovando nessun attrezzo di pesca per la cattura del novellame, hanno rinvenuto all’interno di un secchio due esemplari di novellame di sarda provenienti – è riportato nel verbale del 26 febbraio 2013 della Capitaneria di Porto - dalle interiora di un’altra specie ittica, non vietata dalla legge che si ciba di novellame di sarde”. Dopo il sequestro del secchio, con all’interno i due esemplari di novellame e le interiora dell’altra specie ittica pescata, le autorità, tramite il medico sanitario di Mazara del Vallo, hanno verificato confermandone la natura della specie ittica di novellame di sarda. Le autorità marittime di Mazara del Vallo, ordinando il sequestro dell’imbarcazione, “hanno deciso di punire penalmente il giovane pescatore che da pochi mesi è il comandante e proprietario dell’imbarcazione”. Si evince nello stesso verbale della Capitaneria cosa fosse accaduto realmente, è la specie ittica che si ciba del novellame di sarde che ha commesso il reato e andrebbe punita. “Sono stato trattato - precisa il giovane comandante selinuntino – come se nella mia barca ci fossero tracce di armi o di droga. Stavo solamente svolgendo le mie normali attività di pesca autorizzata dalla legge. Ritengo ingiusto essere stato accusato penalmente per “due” esemplari di novellame di sarda, nonostante io non effettui questo tipo di pesca, essendo consapevole che è vietata dalle leggi marittime. Io stavo lavorando onestamente – puntualizza G.C. – per quei pochi soldi che si guadagnano in questo periodo invernale e durante questo periodo di crisi che bastano a stento per le spese, ora mi trovo in difficoltà a risolvere questa situazione”. Solitamente, quando si tratta di controlli, le autorità marittime sequestrano il pescato ed elevano sanzioni pecuniarie ai trasgressori. Proprio ieri in località Cala Mancina, comune di San Vito Lo Capo, sono stati sequestrati circa 500 (cinquecento), non due, ricci di mare ad alcuni pescatori. Il sequestro è scattato nel corso di alcuni controlli effettuati dai militari della Guardia Costiera congiuntamente con il personale della delegazione di spiaggia. Ai trasgressori è stata elevata, solo, una sanzione pecuniaria di 6.000 (seimila) euro. Gli esemplari sequestrati sono stati rigettati in mare. E andando indietro, proprio alla cronaca del 26 febbraio 2013, giorno del controllo effettuato al giovane selinuntino, 3.000 (tremila) esemplari di riccio di mare sono stati sequestrati, dal personale della Guardia Costiera di San Vito Lo Capo, nel corso di un controllo nei pressi del porto. Erano in possesso di alcuni pescatori professionisti, nei confronti dei quali è stata elevata una sanzione pecuniaria di 4.000 (quattromila) euro. Gli esemplari confiscati, ancora vivi, sono stati rigettati in mare da una locale motobarca da pesca. Tirando le somme, per due esemplari di novellame di sarda, ingoiati da un altro pesce, al giovane selinuntino viene sequestrata l’imbarcazione, mentre a San Vito circa 500 ricci di mare costano una sanzione di 6.000 euro oppure se nei pressi del porto, 3.000 esemplari di ricci constano una sanzione di 4.000 euro. Per il giovane ventitreenne “sono vittima di un’ingiustizia”.