venerdì 8 marzo 2013

SCARPE ROSSE PER DIRE NO ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE.


Castellamare del Golfo (Tp) - Rosso. E’ il colore del sangue. E’ il colore del fuoco. Ma anche dell’amore. Una tinta dai significati e significanti controversi. Le scarpette stavolta non danzano sfrenate come quelle della favola. Sono ferme, vuote, sul selciato della piazza di Castellamare del Golfo. Le scarpe formeranno “un percorso di donne assenti”, di quelle, cioè, “rimaste vittime della violenza degli uomini”. Anche a Castellammare del Golfo, sulla scia delle tante manifestazioni seguite all'invito dell'artista messicana Elina Chauvet, l’assessorato alla Cultura, guidato da Rosanna Fasulo, realizzerà una “installazione collettiva d’arte pubblica”, composta da scarpe rosse che saranno esposte lungo il Corso Bernardo Mattarella, oggi 8 marzo. Un ruscello di scarpe appaiate, nella maggior parte dei casi, dal rosso vermiglio originale o tinte per
l’occasione presso un apposito banchetto con barattoli e pennelli, conferite attraverso il passaparola da amiche, conoscenti, sconosciute, a lasciare un’orma personalissima, una sorta di contributo o pensiero contro la violenza sulle donne. Castellamare del Golfo è la prima e, per ora, unica città della Sicilia che sostiene l’iniziativa evento, “Zapatos Rojos”, il progetto internazionale d’arte pubblica a firma dell’artista Elina Chauvet. 
Scarpe rosse, passi in rosso, impronte, per seguire sulle sponde una silenziosa, immobile marcia del diritto negato, per pensarci diverse non solo nella protesta, ma soprattutto nel vivere quotidiano, nella condivisione di una strada comune che non risponda alla necessità di genere. Rosso era il vestito di Reeva Steenkamp, dopo la lite con il fidanzato Pistorius. Rosso il fuoco che ardeva sul corpo di Maria Anastasi, uccisa e carbonizzata al nono mese di gravidanza, nelle campagne di Trapani. Rosso il sangue versato da migliaia di vittime anonime della prepotenza maschile. Rosso come “la lettera scarlatta” che nella storia ha segnato un altro tipo di segregazione. Rosse sono le scarpe che l’artista messicana Elina Chauvet, con la sua installazione di arte pubblica itinerante, ovvero “Zapatos Rojos”, letteralmente scarpe rosse, porta nelle piazze del mondo dal 2009. Un urlo sordo è quel fiume di scarpe, una piena, una rivincita dai toni accesi, un segno a penna rossa sul foglio bianco contro la bestialità indegna della violenza, nel senso assoluto dell’atto che si riversa sulla fragilità, sulla congenita accoglienza del ventre, che rigurgita dentro dolori e paure. Sono la memoria di un’assenza. Di quelle donne bambine scomparse in Messico. Ciudad Juárez, nello stato del Chihuahua, è conosciuta come la città che divora le sue figlie. Qui è nato il termine “femminicidio”. Qui, nella più totale impunità, sono sparite dal 1993 centinaia e centinaia di donne. E qui è stato creato per la prima volta quattro anni fa il progetto di arte pubblica “Zapatos rojos” appunto. Messico, Texas, e poi, in Italia, Milano, Genova, Lecce, Torino, Castellamare del Golfo (Tp) . E la gente risponde con un entusiasmo inaspettato. 
Una lunga, lunghissima fila di calzature rosse che hanno tappezzato alcuni luoghi di incontro del Bel Paese. Si tratta di una istallazione itinerante, la cui origine va ricercata indietro nel tempo, quando l’artista la propose per commemorare e ricordare tutte quelle donne scomparse a causa della brutalità delle gang locali. Nel 2009 erano solo 33 paia di calzature femminili raccolte con il passa parola da Elina. Il loro numero è cresciuto a ogni nuova piazza. In tre anni la manifestazione, a cui aderiscono molte persone comuni, fornendo paia di scarpe rosse o colorandone altre, ha assunto un’aurea internazionale. Ogni volta se ne aggiungono di altre. L’ultima il 2 marzo a Torino in piazza Castello, dove sono state esposte oltre 400 paia di scarpe, che spaziano da ballerine a sandali, da stivali a tacchi 12, decolleté in pelle, scarpe da ginnastica, ciabatte da infermiera, infradito. Ognuna rappresenta una donna violata, uccisa, rapita, maltrattata, sono posizionate sistematicamente un paio dietro l’altro, in una sorta di processione. L’amministrazione di Castellamare invita tutti a collaborare alla realizzazione dell'installazione, portando scarpe non più utilizzate. Nel pomeriggio, tra corso Garibaldi e corso Mattarella ai “quattro canti”, è previsto un flash mob, ossia riunione di persone in uno spazio pubblico per breve tempo, diretto da Antonio Crimi. 
Una danza globale che riprende il flash mob mondiale “One Billion Rising”, verso le donne invisibili di tutto il mondo, calpestate nei loro diritti e nella vita quotidiana. Per informazioni e chiarimenti si può contattare l’assessore alla Cultura Rosanna Fasulo o la Pro loco. Sempre a Castellamare per oggi 8 marzo, l'assessore alle Pari Opportunità, Alessandra D'Aguanno, e i Rotaract Club della Zona Draepanum, per sensibilizzare sul tema della violenza nei confronti di donne e bambini, promuovono, alle 20,30, al teatro Apollo, lo spettacolo “Taddrarite”, commedia in atto unico, scritta diretta ed interpretata da Luana Rondinelli. Ingresso ad offerta. I fondi saranno destinati al progetto del distretto “Nemmeno con un fiore”, finalizzato ad assistere e sostenere le donne vittime di violenza, ospitate nelle case rifugio. Castellamare del Golfo si trasforma oggi in un sentiero di scarpe rosse, d’ogni guisa e forma, dalle ballerine alle espadrillas, perché in qualche modo si ritrovi e si indichi, per tutte le donne, la strada di casa, quella sicura dell’accoglienza, dell’approdo, del rispetto.