martedì 19 marzo 2013

LA RETINA ARTIFICIALE E' MADE IN ITALY


Creata al II T di Genova con polimeri e neuroni: “Servirà anche per i robot”

Non un gioco, ma una speranza futura in ambito medico, per molte persone, in particolare per coloro che soffrono di patologie come retinite pigmentosa o degenerazione maculare (tra l'altro diffuse). Stiamo parlando della prima retina artificiale realizzata da un team di ricercatori e scienziati dell'Istituto Nazionale di Tecnologia di Genova. La ricerca è stata anche pubblicata sul giornale Nature Photonics, dove vengono spiegati maggiori dettagli. La retina artificiale è stata per il momento testata in laboratorio, e, con un pizzico di ottimismo, i medici affermano che si potranno avere fra 3-5 anni i primi "esperimenti" sull'uomo. Lo studio, condotto da un'equipe tutta italiana, si basa sull'utilizzo di un materiale organico semiconduttore (rr-P3HT:PCBM) misto a interfacce artificiali, allo scopo di creare un reticolo in
grado di captare i segnali luminosi e convertirli, come fa appunto la retina, in impulsi elettrici alle cellule gangliari della retina e quindi al cervello attraverso il nervo ottico. Un sistema di comunicazione fra un materiale artificiale e dei neuroni. Il primo intervento è stato eseguito su dei ratti più di sei mesi fa.

Il 3 ottobre 2012, Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, rispondeva alle domande del collega de La Stampa.it

Marco Pivato: Come fa un essere umano a vedere con questo sistema? 

Prof. Roberto Cingolani: "Sul dispositivo fotosensibile abbiamo depositato un film di neuroni umani vivi. Quando la cella è colpita dalla luce, come in tutti i sistemi fotovoltaici, trasforma l’impulso luminoso in un impulso di corrente e questo impulso, come un impulso di natura nervosa, attiva i neuroni a fare il loro mestiere...". 

Quindi si tratta di neuroni del sistema visivo?

"Si possono utilizzare neuroni del sistema visivo, dunque già “educati” a svolgere la funzione di tradurre la luce in immagini per il cervello. Ma si possono usare anche neuroni allo stadio staminale, o comunque cellule primarie deputate alla visione, che poi si differenziano in neuroni della retina grazie a segnali biochimici. La scelta dipende anche dalla sensibilità che si intende ottenere e anche dai costi".

La retina artificiale è già stata impiantata nell’uomo? 

 "Saremo in grado di farlo, in futuro, ma per ora è stata applicata all’occhio di un ratto".

Che tempi prevede affinché la clinica si appropri di questa tecnologia? 

"È necessario essere cauti sulle previsioni. Il brevetto, firmato dal dipartimento di neuroscienze in collaborazione con il nostro centro di nanoscienze al Politecnico di Milano, è giovane ed è una novità assoluta".