martedì 12 marzo 2013

LA CRISI NON LASCIA IN PACE NEMMENO I DEFUNTI

Alla scadenza della concessione della sepoltura, il Regolamento Cimiteriale prevede che i resti dei corpi vengano trasferiti in loculi o cremati, su spesa dei famigliari del defunto. Nel caso, però, che non abbiano possibilità economiche in grado di fronteggiare le spese, si trovano costretti a dichiararsi ufficialmente disinteressati al proprio caro.


Torino - C.G. ha perso il marito nel 1996. Lo ha fatto seppellire al Cimitero Monumentale di Torino, interrato, come da lui esplicitamente richiesto. Per 17 anni l'uomo ha riposato lì, dove i famigliari si sono recati a omaggiarlo. Poi, recentemente, l'avviso di scadenza. Ai cimiteri torinesi, infatti, il periodo d'assegnazione della sepoltura in terra è di dieci anni. Un tempo troppo breve per far sì che il processo di mineralizzazione si compia: per questo, sovente, la scadenza viene prorogata per altri anni. Ma pur sempre
troppo pochi. In altri comuni, anche della fascia torinese, i cimiteri concedono fino a 30 anni di tempo, affinché, al momento dell'esumazione, il corpo del defunto sia completamente scheletrificato e se ne possano raccogliere i resti mortali in una cassettina ossario. In un lasso di tempo di 10 anni, seppur prolungati fino a 17, tutto questo difficilmente può accadere. Se, per caso fortuito, il corpo sia effettivamente scheletrificato, allora i parenti possono comperare un loculo, il cui costo di base è di 1.500 euro. Al contrario, se il processo non s'è compiuto, allora si aprono due possibilità. O inumare nuovamente il corpo o procedere con la cremazione. Che viene a costare 650 euro più i 60 per l'urna. Fermo restando che prima dell'esumazione non è possibile sapere in che stato sia il feretro, risulta comunque necessario dare conferma della volontà di proseguire con le operazioni. La signora G. non ha la possibilità di spendere quei soldi. Ricevuto l'avviso di scadenza inviato dal cimitero, s'è recata negli uffici, con tutta la documentazione atta a dimostrare il suo reddito, che non le permette di acquistare un loculo, né di sobbarcarsi la spesa di una cremazione. Inoltre, il marito aveva espressamente richiesto di non essere bruciato. Agli uffici del camposanto, esplicata la situazione, le sono state offerte due possibilità per fronteggiare le spese: o una rateizzazione dei costi, o lasciare che ci pensi il Comune di Torino. Non le è stata presentata l'eventualità di una seconda inumazione, che, comunque, la donna non si sarebbe potuta permettere. La signora, dunque, s'è trovata costretta ad affidare le spese al Comune: per far ciò, ha dovuto firmare una “dichiarazione di disinteresse”. Con essa ha formalmente rinunciato ad avanzar pretese, dichiarando che non le importi che fine faccia il feretro. In questo modo, le è stato spiegato, le spese vengono coperte dal Municipio. Il defunto, mineralizzato o meno, sarà portato alla luce e cremato. I resti verranno inseriti in un'urna e trattenuti dal cimitero per dodici mesi. Al termine dell'anno, saranno poi depositati in un cinerario comune. “Ciò che mi ha fatto più male è aver firmato una dichiarazione di disinteresse, quando il motivo per cui si è costretti a far intervenire il Comune è puramente di disagio economico.”, ha dichiarato la signora G. “Come se non bastasse, firmare tale atto mi ha precluso l'ultimo saluto: mi è stato tolto il diritto ad assistere all'esumazione. Benché non sia piacevole assistervi, negare il diritto è davvero deplorevole. Non siamo uguali neppure da morti: i soldi la fanno da padroni." “Si pensa che l'unica consolazione è che alla fine torniamo alla terra, polvere alla polvere, cenere alla cenere”, continua C.G. “Invece questo diritto lo abbiamo perso, perché attualmente il regolamento cimiteriale dice che l'ultima sepoltura, quella nella fossa comune, sarà comunque dentro una piccola urna. Eppure siamo biodegradabili anche senza cremazione. La domanda emerge: è una questione morale, igienica o di business per la produzione di queste piccole scatolette cinerarie?” Interpellata in merito, l'Afc spa di Torino, che si occupa dei servizi cimiteriali della città, ha spiegato di come, in realtà, il processo di mineralizzazione si compia già nei primi anni di inumazione e che, dunque, non dipende dal lasso di tempo più o meno prolungato di sepoltura. Ma, soprattutto, sottolinea come la dichiarazione di disinteresse risponda ad una normativa nazionale (Regolamento di Polizia Mortuaria D.P.R. 10.09.1990 N.285 e Circolare Ministero della Sanità 31 luglio 1998 n° 10) e che non dipenda dunque né da un'autonoma volontà dei camposanti né del Comune o della Regione. Per andare incontro ai cittadini con disagi economici, sempre più numerosi a causa della crisi, si attuano agevolazioni quali la rateizzazione dei costi, ma, nel caso in cui neanche queste fossero sufficienti, il documento da sottoscrivere resta l'unica possibilità. Che suscita rabbia e dolore.
Fonte: ArticoloTre