sabato 2 marzo 2013

IL MISTERO DELL'ASSASSINIO DI UN PRETE. IN UN ADDIO TROPPE PAROLE PER TACERE


Calatafimi-Segesta (Tp) - A salutarlo per l’ultima volta sono arrivati in tanti nella chiesa SS. Crocifisso nel paese d’origine del parroco barbaramente ucciso la notte tra lunedì e martedì scorsi. Molti i cittadini, i fedeli, e le alte cariche presenti alla cerimonia funebre presieduta dal vicario apostolico Alessandro Plotti. Il vicario apostolico in un passo della sua omelia precisa: “Non potremo più ascoltare la sua voce. Non potremo più vedere i gesti del suo ministero. E tutto questo perché? - chiede il vicario apostolico - Ecco perché bisognerebbe star zitti e meditare su questo ‘perché’. Perché? Non c’è risposta purtroppo. Noi ci auguriamo che le autorità facciano luce su questo delitto, per quanto è possibile. Ma rimane questa ferita insanabile. Allora, io credo che non c’è altra strada che questa: noi dobbiamo combattere la violenza in tutte le sue articolazioni, in tutte le sue conseguenze. Perché c’è una microviolenza e c’è una macroviolenza”. E prosegue, come se già si fosse a conoscenza del movente e di chi abbia voluto la morte di un anziano prete. “I nostri rapporti spesso sono conflittuali. E così aumenta il sospetto, aumenta la competitività e in questo spazio culturale prende corpo il delitto, come se fosse non dico una bravata, ma un diritto acquisito di fare giustizia da soli, una presunta giustizia. È la più grande ingiustizia che si possa che si possa commettere, quella di togliere la vita a un fratello. Perché?”. E’ decisamente criptico il messaggio di Plotti, ma le sue parole, che portano ad una lunga riflessione, suonano come un’accusa celata, di chi sa o sospetta. “In questi anni troppo ha sofferto il corpo della nostra Chiesa, e quest’ultima bastonata ci è apparsa insopportabile”. E’ uno dei passaggi più significativi del saluto del vicario generale, a nome dei presbiteri della Diocesi trapanese, mons. Liborio Palmeri. “Vorremmo, pertanto, che si fermasse chi gioca a fare ipotesi – prosegue il vicario generale – che niente hanno a che vedere con la trasparenza del tuo operato, che nessuno si permettesse di aprire “filoni di indagini” presenti solo nella loro testa e nella loro maldicenza”. Il vicario bolla in questo modo le indiscrezioni su un possibile collegamento tra la morte del sacerdote e l’inchiesta che vede coinvolto don Ninni Treppiedi, l’ex direttore amministrativo della Curia di Trapani. “Una pura invenzione” aveva dichiarato appena si era diffusa la notizia. Il Procuratore, Marcello Viola, tuttavia, non ha smentito la notizia, pur chiarendo che non si tratta di un incarico formale. La Procura di Trapani, nel vagliare alcune piste, avrebbe incaricato i carabinieri di accertare se familiari di padre Di Stefano abbiano acquistato immobili finiti nell’indagine che ha coinvolto Don Treppiedi e la Diocesi di Trapani. “Non siamo al buio”, ha dichiarato il procuratore capo Marcello Viola. Ma anche aggiunto che "Non ci sono al momento piste riferibili". Non viene scartata alcuna pista. In programma un nuovo vertice degli investigatori per fare il punto della situazione delle indagini. “Chi avesse notizie ha il dovere di riferire quanto sa” scrive sulla sua pagina Facebook l’ex vescovo Francesco Miccichè, rimosso dall’incarico dalla Santa Sede. Trapani è lontana dalla sua Monreale, ma l’omicidio di padre Michele Di Stefano l’ha riportato indietro nel tempo, quando era a capo della Chiesa locale. Era stato lui più di tre anni fa a trasferire padre Di Stefano dalla Chiesa di Fulgatore a quella di Ummari. Pochi chilometri di distanza ma un vero e proprio shock per i fedeli che si ritrovarono senza il loro parroco dopo 42 anni. Quel trasferimento portò con sé qualche polemiche ma l’anziano prete ubbidì senza battere ciglio. L’ex vescovo di Trapani scrive “l’omertà è un peccato gravissimo”. E a differenza della Curia trapanese che chiede il silenzio, Miccichè fa il suo appello: “Chi avesse notizie che possono aiutare la magistratura a svelare il mistero che avvolge questa morte, frutto di una ferocia inaudita, ha il dovere di riferire quanto sa”. Ieri ai funerali erano presenti il fratello e la sorella di padre Michele, Angelo e Maria, arrivati da New York per dare l’ultimo saluto al loro congiunto, e, in precarie condizioni di salute, l’altra sorella e l’altro fratello, Pina e Leonardo, che vivono a Calatafimi. I familiari di padre Michele non avanzano ipotesi sul delitto  e respingono le illazioni su possibili collegamenti con l'indagine di Treppiedi “Sono congetture – dichiara Diego Todaro, nipote di padre Michele Di Stefano – che non stanno né in cielo né in terra. Confidiamo  nella giustizia”.