martedì 19 marzo 2013

FETO IN UNA CELLA FRIGORIFERA

La macabra scoperta e' stata fatta da una dipendente all'interno del dipartimento di Biotecnologia. Sul caso indaga la polizia. Il rettore Fontanesi annuncia un'inchiesta interna e precisa “Né io, né l’Università abbiamo mai autorizzato attività di ricerca di questo tipo, né abbiamo mai avuto notizia di cose di questo genere. Non abbiamo sospetti, o qualcuno ha fatto una cosa che non poteva fare o l’ha fatto per fare un atto, diciamo così, di provocazione”.
Il docente che guida le ricerche parla di sabotaggio

Un feto umano di 4-5 mesi è stato trovato all'interno di una cella frigorifera, a meno 80 gradi, nel dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze all'università Bicocca, a Milano. La scoperta risale a venerdì scorso, al terzo piano dell'edificio U3. Un gruppo di ricerca che si occupa di cellule staminali, coordinato dal docente Angelo Vescovi, ha trovato in un freezer del dipartimento un contenitore di polistirolo con all'interno un sacchetto nero che a sua volta conteneva materiale biologico che i ricercatori dicono di non essere stati in grado di riconoscere. Chiuso il contenitore, soltanto dopo il fine settimana gli stessi ricercatori hanno chiesto il parere di una biologa, che ha pensato subito a un feto umano e che a quel punto ha avvertito la questura. Sul posto sono giunti gli uomini della polizia scientifica che hanno sequestrato il reperto e lo hanno trasferito all'Istituto di medicina legale di piazzale Gorini. Secondo le prime indiscrezioni, si tratterebbe appunto di un feto umano di 4-5 mesi. Una scoperta choc, che ha indotto il rettore a convocare una conferenza stampa. "L'università di Milano-Bicocca non conduce alcun tipo di ricerca che preveda l'utilizzo di feti umani e applica in modo
integrale le leggi vigenti in tema di materiali biologici umani" ha chiarito subito il rettore Marcello Fontanesi, supportato dalla professoressa Marialuisa Lavitrano, componente del comitato etico dell'ateneo, e da Marina Lotti, direttore del dipartimento all'interno del quale è stato trovato il feto. "Nel 
nostro ateneo esiste un comitato etico - ha aggiunto Fontanesi - che vigila e approva le ricerche che implicano l'uso di materiale biologico. Costituiremo una commissione di inchiesta interna per indagare sulla vicenda e se dovesse emergere il coinvolgimento di personale dell'università, potete star certi che il responsabile dell'accaduto non metterà più piede in Bicocca". Nel corso della conferenza stampa è intervenuto telefonicamente il professor Vescovi, associato di Biologia applicata, il quale ha sottolineato come questo episodio sia avvenuto in concomitanza con la conclusione di un'importante ricerca sulla Sla che egli sta conducendo non in Bicocca ma presso il centro europeo di ricerca sulle cellule staminali di Terni e l'Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. "Posso solo ipotizzare - ha detto Vescovi - ma è una mia personale opinione, che si possa trattare di un sabotaggio organizzato forse da gruppi estremisti ideologicamente orientati". Il professor Vescovi ha fatto riferimento ad altri due episodi, sempre legati alla ricerca con l'utilizzo di cellule staminali, che sarebbero avvenuti negli scorsi anni all'interno della stessa Bicocca e all'ospedale San Raffaele, dove ignoti "hanno distrutto anni e anni di ricerche". Sulla vicenda indaga ora la magistratura, che ha già chiesto di acquisire le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza. Un aiuto alle indagini potrebbe arrivare anche dai sistemi che registrano ogni variazione di temperatura dei freezer, segnalando in pratica l'apertura delle celle frigorifero. Ma per il momento la mano che ha aperto quel frigo per custodirvi un feto umano resta sconosciuta.
Fonte: ilmondo.it