lunedì 11 marzo 2013

ENNESIMA TEGOLA SU SCALA


Alcamo – Il presidente dell’Anci Sicilia, Giacomo Scala, uomo di punta del Pd provinciale, è stato condannato, pena sospesa, ad un anno e due mesi di reclusione per abuso di ufficio e falso, mentre per il segretario generale del Comune di Alcamo, Cristoforo Ricupati, è stata emessa una condanna di un anno per i medesimi reati. La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dal Tribunale di Trapani, presieduto da Angelo Pellino. I fatti risalgono ai tempi del mandato a sindaco di Giacomo Scala, nell’ambito di un’inchiesta relativa alla nomina, per un breve periodo di tempo, di alcuni consulenti esterni, nonostante l’Ente disponesse, nell’organico, di figure professionali adatte al ruolo. Il pubblico ministero, Franco Belvisi, aveva formulato la richiesta di condanna dell’ex sindaco e del segretario, rispettivamente, ad un anno e quattro mesi ed un anno ed un mese di
reclusione. Nella sua requisitoria, il pm aveva sostenuto che le nomine erano illegittime. “Le pubbliche amministrazioni aveva spiegato Belvisi -  possono  ricorrere ad esperti esterni solo per esigenze cui non sono in grado di far fronte con personale di servizio. Scala avrebbe proceduto alla nomina degli esperti prescindendo da qualunque accertamento”. Gli enti pubblici, in cui la spesa per il personale supera il 50 per cento di quelle totali, aveva, inoltre, precisato il pubblico ministero “non possono effettuare assunzioni”.  Scala ha sempre sostenuto che le consulenze sono state assegnate in virtù e all’interno della legge. Nel processo avevano testimoniato, tra gli altri, il senatore Nino Papania e Sebastiano Luppino, Direttore Generale del Comune. Il Direttore aveva specificato che l’Urp di Alcamo è un ufficio di accoglienza delle istanze dei cittadini mentre l’Ufficio Stampa, vero e proprio, era stato creato per le comunicazioni esterne. Su Ciacio, uno dei consulenti nominati, ha risposto il sen. Papania dichiarando che il suo nome, insieme ad altri, era stato fatto in ambienti politici e che aveva partecipato alla campagna elettorale senza ruoli particolari. A tre giorni dall’altro fatto giudiziario, scattato nei suoi confronti per peculato e abuso d’ufficio, la condanna si è abbattuta sulla testa di Scala come una bufera. I difensori, Vincenzo Catanzaro, Francesco e Carlo Ventimiglia, preannunciano il ricorso in corte d’appello.