mercoledì 20 febbraio 2013

PROCESSO DENISE. L'OMBRA DEL PADRE SUL SEQUESTRO

Piero Pulizzi
Marsala“Ho sospettato di mio padre”. La dichiarazione shock di Jessica Pulizzi è arrivata nel pomeriggio, durante il controesame dell’avvocato Giacomo Frazzitta, legale di parte civile. Con l’audizione della sorellastra di Denise Pipitone è entrato nella fase cruciale il processo per la scomparsa della piccola. Quello di ieri, nel corso della trentesima udienza del processo che si celebra davanti al Tribunale di Marsala, è stato il giorno del primo interrogatorio pubblico di Jessica Pulizzi. Grande è stata l’attesa per la deposizione dell’unica imputata del sequestro della bambina, presenti anche le telecamere delle grandi occasioni. L’enigmatica imputata, davanti ai giudici, ha raccontato la sua versione dei fatti ed ha respinto le pesanti accuse che le sono state rivolte dalla Procura di Marsala. Molti sono stati i non so e i non ricordo di
Jessica Pulizzi mentre risponde alle domande dei pubblici ministeri. Ricostruendo la mattinata del 1 settembre 2004, il pubblico ministero ha ricordato e chiesto alla Pulizzi, come mai lei non avesse parlato negli interrogatori del 2 e 3 settembre dei suoi spostamenti e di cosa avesse fatto quella mattina. “Come mai – chiede il pm Sabrina Carmazzi – ne parla solo l’11 settembre?”. 

L’imputata ha spiegato che in commissariato, quando era insieme ad un’assistente sociale, era stata chiamata in una stanza dove le è stato riferito che Denise era, appunto, la sorellastra. “Non ne parlai prima – risponde la Pulizzi – perché mi chiusi in me stessa, quando mi accusarono di essere io la colpevole della sparizione di Denise. Solo l’11 settembre decisi di parlare, perché capivo la gravità della cosa e decisi di dire la verità, per far capire che io non ero la responsabile di quella scomparsa. Io ero lì per essere interrogata di nuovo, ma fino a quel momento non sapevo nulla”. In tribunale era presente, come sempre, anche Piera Maggio, la mamma della piccola Denise, che non ha mai smesso di cercarla in questi anni. “Ho scoperto che Denise era figlia di mio padre soltanto dopo la scomparsa della bambina – risponde al pm che la interroga - Devo ammettere di avere avuto dei sospetti su una relazione tra mio padre e Piera Maggio. Ho anche affrontato mio padre ma lui aveva sempre negato e aveva anche giurato su di me e mia sorella Alice che non era vero niente”. Nel corso dell’interrogatorio con l’avv. Frazzitta, l’imputata ha, invece, ammesso di aver bucato le gomme all’auto della Maggio. Alla domanda dell’avvocato: Perché lei ha squarciato le gomme dell’auto?”, l’imputata ha risposto: “Perché non mi sta simpatica. Perché mio padre aveva comprato a lei dei vestiti e non a me”. Un evento che risale alla Pasqua del 2004, prima del sequestro, e compiuto perché, ha spiegato la Pulizzi, era arrabbiata con il padre: “Avevo saputo da un negoziante che aveva comprato dei vestiti a Piera Maggio”. La giovane, in quella occasione, aveva scritto un sms al padre, Piero Pulizzi: “Per gli altri i soldi ce li hai, per me no”. La Pulizzi ha anche dichiarato di aver parlato con la Maggio: “Dissi a Piera di stare lontana da mio padre. Ho conosciuto Piera Maggio - ha poi aggiunto, rispondendo alle domande del pm - perché era amica di mia madre. Allora i miei genitori vivevano insieme. Ci siamo frequentati tra il 1998 e il 1999. Poi, i rapporti tra le nostre famiglie si sono interrotti. Non so perché”. Vago, invece, il ricordo sull’epoca in cui iniziarono i litigi tra Anna Corona e Piero Pulizzi. “Dopo la separazione dei mie genitori - ha riferito Jessica Pulizzi - Piera Maggio la incontravo solo occasionalmente per strada". Il Pm, però, ha subito contestato all’imputata che in un verbale del 30 marzo 2005 risulta che aveva riferito che incontrava Piero Maggio nell’erboristeria della sorella, Giacoma Maggio. Poi ha anche detto di non sapere se tra il padre, Piero Pulizzi, e Piera Maggio ci fosse una relazione sentimentale. Il Pm Sabrina Carmazzi, però, ha sollevato subito un’altra contestazione, osservando che nello stesso verbale la giovane aveva dichiarato di aver visto sul telefonino del padre messaggi d’amore scambiati proprio con la Maggio e che Fabrizio Foggia, suo ex fidanzato, in una precedente udienza ha detto in aula che lei sapeva della gravidanza e che sospettasse che il padre di Denise fosse proprio il suo. L’imputata ha dunque confermato di considerare Piera Maggio una “sfascia famiglie” ma ha negato di aver detto ad un suo ex fidanzato che gliela “voleva far pagare”. Nel corso dell’esame Jessica Pulizzi ha riferito di non aver mai detto le frasi: “Nun ci lu ricu dunne a mise” e nemmeno “A picciridda asciddricò”, frasi che l’avvocato Frazzitta ha letto in quanto agli atti del dibattimento e trascritte da intercettazioni ambientali. La giovane, chiamata infine a rispondere dell’accusa di sequestro di persona, ha riferito che quando il primo settembre del 2004 i poliziotti si presentarono a casa sua e chiesero del padre pensò che fosse stato lui a rapire la bambina. Jessica ha ribadito di avere appreso che la piccola Denise era sua sorella soltanto quando fu convocata presso il commissariato.
Nel corso dell’audizione è in realtà emerso che già da molto tempo prima del rapimento sospettava che il padre avesse un’altra figlia. Alla domanda dell’avvocato di parte civile, Giacomo Frazzitta, se fosse stata lei a prendere la bambina, ha risposto: “No. Io non ho preso Denise Pipitone”. “Ne è sicura?” ha ribattuto Frazzitta. E l’imputata “Al cento per cento”. Jessica Pulizzi ha negato fino alla fine con forza ogni coinvolgimento nel rapimento. “Jessica ha perso un’altra occasione per dire la verità. Per me – ha affermato Piera Maggio, al termine dell’udienza – lei ha nuovamente sequestrato mia figlia oggi. Troppe le sue contraddizioni rispetto ai verbali – ha proseguito – e poco credibili le sue giustificazioni. Jessica sta mentendo spudoratamente. Aveva difficoltà a guardare la foto di mia figlia e non riusciva neppure a pronunciare il suo nome. Sono cose che abbiamo notato tutti”.
di Irene Cimino per