martedì 19 febbraio 2013

PRETE CONDANNATO, SOSPESO "A DIVINIS"


Santa Ninfa – Don Caradonna è stato raggiunto dal divieto di celebrare le sue canoniche funzioni presso al chiesa madre di Santa Ninfa. Non sta certo passando vita facile don Vito Caradonna, il prete 38enne marsalese, condannato in primo grado a due anni di reclusione, pena sospesa, per tentata violenza sessuale e sotto processo per truffa, appropriazione indebita e circonvenzione di incapace. Ieri mattina, il Vescovo Domenico Mogavero, dopo aver “preso atto della sentenza del Tribunale di Marsala, che ha riconosciuto la colpevolezza di don Vito Caradonna – si legge in una nota della Diocesi di Mazara del Vallo – per il reato contestato, violenza sessuale con la diminuente della speciale tenuità del fatto, pena sospesa”, ha voluto incontrare personalmente il sacerdote e al termine della visita gli ha comunicato la sanzione canonica della sospensione ‘a divinis’. “Questo provvedimento dell’ordinamento canonico – spiega la nota – comporta l’esclusione di ogni atto legato all’ordine sacerdotale e, quindi, l’impossibilità di celebrare sacramenti e di impartire benedizioni. Non comporta, invece, la privazione dell’abito ecclesiastico e non esonera dagli obblighi connessi con lo stato di vita di ministro ordinato”. E’ la terza volta che Monsignor Mogavero interviene nei confronti di don Caradonna. Circa un anno fa il vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo, dopo aver appreso che il prete era indagato per truffa, gli ha revocato la competenza a gestire i beni patrimoniali della parrocchia di San Leonardo di Marsala, in quanto il religioso, per poter giocare, si era impossessato di oggetti votivi della chiesa. Poi, giorni prima che gli venisse revocata l’ordinanza di divieto di dimora nel Comune di Marsala, imposta dal gip Francesco Parrinello, nel processo che lo vede imputato per circonvenzione di incapace, il Vescovo lo sospende da amministratore parrocchiale, lasciandogli comunque svolgere tutte le attività che competevano il suo ministero e lo trasferisce a Santa Ninfa. I cittadini del paesino belicino, però, non hanno preso di buon occhio la presenza del prete, scatenandone il putiferio sul social network. Parole pesanti per il Caradonna che intervenendo prima cita l’articolo 595 cp., quello sulla diffamazione, poi cita alcuni passi del Vangelo “con la misura con cui giudicate, sarete giudicati voi in cambio” e alla fine decide di non rispondere più, scrivendo “ai posteri l’ardua sentenza”. Ora la condanna e il Vescovo che gli impone la sospensione “a divinis”. Certo la sentenza è di primo grado e i legali di Caradonna hanno già annunciato ricorso in appello, senza contare che la posizione nel processo per circonvenzione di incapace, grazie alla testimonianza dei familiari del presunto raggirato, si è alleggerita. Quello che emerge per don Vito è che la via giudiziaria è ancora tutta in divenire, mentre Monsignor Mogavero lo ha già definitivamente giudicato.