sabato 16 febbraio 2013

RACCONTA STUPRO DOPO 30 ANNI. LA PROCURA FA LUCE SU UN DUPLICE OMICIDIO

Giuseppe Vaiana
Claudio Michele Vaiana, detto Giovanni, 

 Castelvetrano - La Procura di Marsala fa luce su un duplice omicidio avvenuto più di ventidue anni fa nel trapanese. All’alba di oggi, nell’operazione denominata “Cold case”, i carabinieri della compagnia di Castelvetrano hanno arrestato i presunti assassini, ritenuti responsabili di un duplice omicidio, commesso il 24 agosto 1990 a Campobello di Mazara, dove furono uccisi a colpi di lupara due amanti, Caterina Vaiana e Paolo Favara. In manette sono finiti i castelvetranesi, Michele Claudio, detto Giovanni, e Giuseppe Vaiana, entrambi muratori, fratelli della donna uccisa che intratteneva una relazione clandestina con il cognato. Paolo Favara, infatti, era sposato con
Francesca, sorella della vittima. All’origine dell’efferato omicidio, una intricata vicenda sentimentale ed una inconfessabile violenza sessuale ai danni della nipote, figlia della giovane donna uccisa. Per oltre 30 anni ha convissuto con un segreto atroce. Poi ai magistrati della Procura di Marsala ha raccontato il suo dramma. Enza Margiotta, aveva solo sette anni, quando venne brutalmente violentata dalla zio. Lo stesso che assieme al fratello le uccide la madre e lo zio, compagno della donna. Sono le ore 17 del 24 agosto 1990, sulla statale Campobello - Mazara, nei pressi dell’allora rifornimento Mobil, due cognati, Caterina Vaiana, trentatre anni e Paolo Favara, trenta anni, con precedenti per furto, estorsione e ricettazione, gestiscono un ovile in contrada Dionisio. I due amanti, pastori di Castelvetrano, sono appena arrivati con la loro Fiat 127 bianca, quando scatta l’agguato. Paolo Favara viene raggiunto alle spalle da tre colpi di arma da fuoco e cade a terra. Dalla furia omicida non si sottrae neppure la giovane donna, sorella della moglie del Favara, colpita da due colpi di fucile in pieno volto, sparati da distanza ravvicinata. Entrambe le vittime cadono insanguinati tra la paglia, appena fuori dal recinto. Sul luogo del delitto è presente anche Enza, la figlia di Caterina, 16enne, che sente i colpi dal sedile posteriore della macchina e resta immobile. Racconterà di essere scesa dalla macchina solo dopo che tutto era finito, di aver visto i due cadaveri e di essersi diretta velocemente verso il rifornimento di benzina, lì vicino, per chiamare i Carabinieri di Campobello: “Hanno ammazzato mia madre e mio zio”. All’epoca, dirà agli investigatori di non aver visto nessuno, non riuscendo così a fornire alcun elemento utile alle indagini. Vengono interrogati i parenti dei due, si scava nel passato burrascoso del Favara, ma tutto resta un mistero. L’indagine viene archiviata nel febbraio del 1992. La clamorosa svolta nelle indagini, riaperte circa tre anni fa dal sostituto procuratore di Marsala Dino Petralia, è data dalla testimonianza-choc di Enza, spinta a confessare tutto dalla sete di giustizia di uno dei figli di Paolo Favara. Secondo quanto emerso, l’intento di insabbiare “lo stupro sulla nipote minore” sarebbe, per gli inquirenti, tra i moventi del delitto, maturato in un contesto familiare percorso anche da forti rancori familiari, anche per un prestito di 13 milioni di lire che la vittima aveva ottenuto dal fratello Michele e che non aveva più restituito. È un racconto raccapricciante ma liberatorio quello che, quasi ventitre anni dopo, Enza Margiotta, un marito e due figli, ha reso al pm Petralia: “Confesso che da piccolina sono stata violentata da mio zio Peppe. Un giorno, trovandomi da sola a casa, mi prese con forza e, scaraventandomi sul letto, mi penetrò con violenza. Io piangevo ma non capivo cosa mi stesse accadendo. Soltanto dopo, in età più matura, compresi ciò che mi aveva fatto, capendo anche – continua il suo sfogo Enza Margiotta – che mio zio mi aveva fatto perdere la verginità. Avevo sei, sette anni e mio zio mi impose di non dire nulla a nessuno. Quando mio madre e Paolo iniziarono la loro relazione, lo zio Peppe mise in giro la voce che io e Paolo avevamo rapporti sessuali, voleva addossare su di lui la responsabilità e così mia madre decise di farmi visitare”. Poche ore prima del delitto, Enza viene accompagnata dalla madre dal ginecologo, dopo averle confidato, due, tre giorni prima, di aver subito violenza dallo zio Giuseppe. Dal ginecologo, la mattina del 24 agosto, Caterina ha la tragica conferma, sua figlia era stata violentata molti anni prima. Un responso atteso con grande apprensione da tutta la famiglia, convocata da Caterina per la sera, con la minaccia di denunciare il fratello se il medico avesse confermato la perdita della verginità della figlia. Ma a quell’incontro la donna non arriverà mai. Secondo gli inquirenti, per salvarsi dalla denuncia, Giuseppe Vaiana, con la complicità del fratello, decise di uccidere la sorella ed il suo amante. Poi la terribile confessione al pm: “Ammetto di avere sospettato dello zio Peppe per l’omicidio di mia madre e di Paolo. Se prima d’ora non ho detto le cose che oggi ho riferito – dichiara Enza Margiotta – è dipeso dal fatto che mi vergogno molto di ciò che è successo e cerco di dimenticare tutto”. Per questi fatti non sarà possibile procedere. Il reato è prescritto, ma partendo da questa rivelazione gli investigatori sono riusciti poi a ricostruire l’intera vicenda. Grazie alla bravura degli inquirenti e all’indagine certosina dei Carabinieri del Norm di Castelvetrano, che hanno impiegato oltre due anni per ricostruire i complicati retroscena, attraverso una serie di articolati e complessi interrogatori, riscontri e attività tecniche, suffragati dalle intercettazioni telefoniche, sembra che gli assassini, a distanza di ben 23 anni, abbiano finalmente un nome ed un volto. E’ una storia a tinte forti quella emersa dalle indagini. Un contorto intreccio di rapporti di parentela, figli illegittimi, tradimenti e violenze. Caterina, detta Rina, sposata e madre di tre figlie, lascia il marito, Francesco Margiotta, per intraprendere una relazione con Paolo Favara. I due mettono al mondo un bambino. Un amore contrastato dalla famiglia Vaiana che avevano costretto Paolo a sposare la sorella minore di Caterina, Francesca, che dopo una scappatella era rimasta incinta. I due si uniscono in matrimonio ed hanno tre figli. Ma Paolo continua, clandestinamente, il rapporto con Caterina. “Ci sono omicidi per così dire minori, destinati ad investigazioni stentate ed esangui – scrive il pm Petralia nella sua richiesta di emissione dell’ordinanza di custodia cautelare – contaminate da reticenze ostacolanti ed irrisolte, pronti all’archivio per stessa volontà dei familiari delle vittime, desiderosi di silenzio più che di clamore investigativo. Paolo Favara e Caterina Vaiana, due contrastati amanti di un retroterra culturale isolano che stenta a scomparire, sono state due vittime del genere. Oggi, dopo 22 anni, Paolo e Caterina rivivono la loro storia e la risolvono come Giustizia vorrà”.