martedì 22 gennaio 2013

VITTIMA DI UN COMPLOTTO CHIEDE RISARCIMENTO ALLO STATO

Alcamo - Giuseppe Gulotta, il muratore alcamese, assolto dopo ventidue anni dall’accusa di duplice omicidio per avere preso parte alla strage dei due carabinieri nella caserma di Alcamo Marina nel 1976, chiede allo Stato un cospicuo risarcimento. La richiesta di sessantanove milioni di euro è stata formalizzata nei giorni scorsi dai suoi legali al Ministero di grazia e giustizia. “La riparazione dell'errore giudiziario - spiega l’avvocato Pardo Cellini, che assiste Gulotta insieme al collega Baldassare Lauria - va commisurata alla durata dell’espiazione della pena e alle conseguenze personali e familiari derivanti dall’ingiusta condanna. Tenuto conto della durata della grave vicenda e del periodo di detenzione patito, il danno complessivo è enorme”. Dopo 21 anni, 2 mesi, 15 giorni e sette ore di carcere, alle ore 17,35 del 13 febbraio 2012 la Corte d’Appello di Reggio Calabria, dove si è celebrato il processo di revisione, ha pronunciato la sentenza in favore di Giuseppe
Gulotta. “Non è colpevole. Lo Stato deve restituirgli libertà e dignità”. L’alcamese non è l’assassino che il 26 gennaio del 1976 avrebbe ucciso, assieme ad altri complici, due carabinieri, Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo. Gulotta aveva solo 18 anni quando venne prelevato, arrestato e massacrato di botte per una notte intera. La mattina, dopo calci, pugni, pistole puntate alla tempia, colpi ai genitali e bevute di acqua salata, avrebbe confessato qualunque cosa e firmò un documento in cui affermava di aver partecipato all’attacco alla caserma. Il giorno dopo, davanti al procuratore, Gulotta ritrattò tutto e provò a spiegare quello che gli era successo. Non venne mai creduto, neanche al processo che, nel 1990 lo condannò in via definitiva all’ergastolo. Poi, nel 2007, la confessione di Olino, uno dei carabinieri che parteciparono all’interrogatorio, e la revisione chiesta e ottenuta dal suo avvocato Lauria. Nel 2012 l’assoluzione piena. Adesso, completamente libero, vive con la moglie e il figlio a Certaldo, in Toscana, dove, da quando era in semilibertà, fa il muratore. “Sono felice di essere stato riconosciuto finalmente innocente – aveva dichiarato subito dopo l’assoluzione - ma chi potrà mai farmi riavere la gioventù che ho passato in carcere, chi potrà mai darmi quegli anni che ho perduto senza potere crescere mio figlio?”. La quantificazione del risarcimento – spiegano i legali è stata calcolata sulla base di un precedente sentenza della Corte d’appello di Genova che aveva riconosciuto 4,5 milioni per un errore giudiziario che aveva portato un soggetto a trascorrere sette anni in carcere. “Nel caso di Gulotta - ha aggiunto l’avvocato Lauria -  non c’e’ solo un errore giudiziario, ma molto altro. C’e’ un danno esistenziale”. Il legale ricorrerà anche alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo per le torture che l’ex ergastolano innocente ha subito. “Non si tratta di una richiesta motivata da vendetta – spiega l’avvocato Cellini –  qui siamo oltre il semplice errore giudiziario. Chiediamo il risarcimento perché da parte dei giudici che condannarono Gulotta c’e’ stato dolo. Quest’uomo è stato vittima di un vero e proprio complotto”.