domenica 6 gennaio 2013

OMISSIONI PER LA MORTE DI MELANIA LA MANTIA

Trapani - Gravi errori ed omissioni alla base della morte di Giovanna Melania La Mantia, la 22enne caporale, originaria di Trapani e in servizio a Palermo, deceduta il pomeriggio del 20 febbraio 2010, dopo essere finita al suo primo lancio con il paracadute, civile ma milite-assistito, nel laghetto di cava ‘Ca’ Bianca’ nei pressi dell’aeroporto di La Spreta, nella zona di Ravenna. E’ quanto emerso nel corso delle audizioni dei primi testi chiamati a deporre in aula in un processo tecnico, in relazione ai vari ruoli dei tre imputati, accusati di omicidio colposo in cooperazione. Il direttore di volo, Andrea Tomasi, 42 anni, mantovano, chiamato a rispondere di omicidio colposo, con altri due, Marco Basilio Schenetti, 44 anni, reggiano, brigadiere dei carabinieri in servizio a Modena, in passato in forza al Tuscania e direttore di lancio della scuola modenese e Renzo Carlini, 67 anni, presidente dell’associazione paracadutisti di Rimini, avrebbe impartito l’ordine di lasciare l’aereo quando il velivolo era
già oltre il limite meridionale della zona consentita. Un militare, che aveva preso parte all’esercitazione, ha riferito che tutti i sei allievi avevano faticato a gestire l’atterraggio. Melania La Mantia, atterrata all’interno di un piccolo lago presente nella zona, si era trovata a gestire una situazione non preventivata. Durante il briefing, prima dell’avvio dell’esercitazione, i testi hanno riferito che “nessuno segnalò la presenza dell’invaso”. L’imbragaggio, inoltre, non era adatto ai lanci in acqua. La giovane caporale non era riuscita neanche a liberarsi del paracadute morendo per annegamento. Il processo proseguirà domani, 7 gennaio, con altri testi, mentre la discussione è prevista per fine gennaio. I familiari di Melania La Mantia, assistiti dall’avvocato Sabina Bonfiglio, si sono costituiti parte civile.