lunedì 7 gennaio 2013

LA MARINERIA TRAPANESE E' AL COLLASSO


Mazara del Vallo – Ancora una partecipata assemblea dell’armamento locale, nella sede della Confederazione Imprese Pesca Mazara ha evidenziato il forte intendimento a mantenere la ‘protesta’ a piena tutela degli interessi del settore. “Fermo dei pescherecci fino a quando non verranno prese misure concrete dalle istituzioni per far fronte alla grave crisi che attanaglia il comparto della pesca mazarese”. E’ stato deciso a seguito di una assemblea, molto concitata e non priva di momenti di acceso dibattito, degli armatori associati, e qualcuno anche non associato, della Confederazione Impresa Pesca Mazara. Ad inizio dell’assemblea ha preso la parola l’armatore Santino Adamo, presidente della ex associazione, sciolta circa cinque anni fa, ‘Liberi Armatori della Pesca’, che parlando dell’attuale situazione di crisi del settore ha
invitato il presidente della Confederazione, Toni Scilla, a dimettersi ed a convocare la nuova elezione del direttivo. Toni Scilla ha replicato ad Adamo accusandolo “di voler distruggere l’unità dell’armamento in un momento così delicato quale quello attuale”. Scilla ha posto in evidenza lo stato di disagio che attraversa il settore della pesca e ciò a causa del ‘regresso economico’ manifestato nel corso dell’anno 2012 a causa di problematiche che riguardano la commercializzazione del pescato: “I prezzi di vendita - ha affermato Scilla - non sono sufficienti a mantenere livelli di economicità per l’azienda armatoriale e per i marittimi imbarcati sui natanti”. Nel corso della riunione è stato ‘stigmatizzato’ il perdurare dell’elevato costo del gasolio, l’applicazione di determinati obblighi imposti da regolamenti comunitari, nonché le limitazioni delle zone di pesca nel Mediterraneo a causa dell’estensione unilaterale delle acque territoriali dei paesi ‘Magrebini’, Libia ed Egitto. Dopo un lungo dibattito sulle valutazioni da intraprendere, è stato deciso di attuare un fermo dell’attività attraverso il disarmo dei natanti, a tempo indeterminato. “Ciò - ha spiegato Nicola Arena, presidente dell’Organizzazione Produttori – al fine di potere smaltire i frigoriferi dei magazzini attualmente pieni di prodotto non venduto”. Inoltre, la Confederazione, che fa capo a Federpesca, ha annunciato di intraprendere azioni a sostegno della marineria ad iniziare dalla richiesta di un incontro con l’assessore regionale al ramo “per creare un tavolo comunitario alla presenza del Governo Nazionale, affinché la ‘pesca’ possa riacquistare un ruolo centrale nello scacchiere socio-economico della nostra regione”. Nel frattempo, però, una decina di pescherecci della Confederazione mazarese, che conta circa una sessantina di associati, si trova già in navigazione verso i banchi di pesca e ciò provocherà certamente una accesa discussione all’interno del direttivo dell’associazione armatoriale sulla concreta attuazione della decisione di arresto dei natanti. Anche la pesca Trapanese soffre, la situazione è diventata insostenibile e non si intravede una via di uscita nell’immediato. A chiedere di attivare un Tavolo Comunitario perché “la pesca non può morire” è il presidente dell’Organizzazione di Produttori della pesca di Trapani. “Condividiamo il grave stato di disagio dei nostri colleghi di Mazara del Vallo e Marsala. E’ ormai imprescindibile – comunica il presidente Natale Amoroso – creare la condizione di un ‘tavolo comunitario’, alla presenza del Governo Nazionale per discutere sul futuro. Ci sembra di tornare indietro di un anno esatto – precisa Amoroso – quando venne avviata una importante protesta a Palermo nei confronti del Governo Regionale Siciliano che rimase inerte alle richieste degli operatori. Oggi come allora i nostri pesci del Mediterraneo sono “intoccabili”; i nostri attrezzi di pesca sono in gran parte illegali; le nostre pesche tradizionali – prosegue Amoroso sulla serie di vincoli e limiti imposti – sono ricordi; le nostre aree di pesca sono quasi inesistenti; la sostenibilità ambientale è diventata insostenibile; le norme Europee di settore irragionevoli; la Sicilia ha perso l’autonomia statutaria in materia di pesca. Ma al peggio non c’è mai fine!”. L’Organizzazione trapanese lamenta l’approvazione della riforma degli Assessorati, con lo spostamento del Dipartimento Regionale della Pesca dall’Assessorato alla Cooperazione all’Assessorato all’Agricoltura, e l’indirizzo che ha assunto di recente il governo della Regione Siciliana, inserito nella legge finanziaria, che è quello della soppressione del dipartimento Regionale degli interventi per la Pesca. “ Questo non è proponibile! La flotta siciliana – reclama Natale Amoroso – rappresenta a livello nazionale quasi il 25% di tutti i battelli operanti ed il 35% del tonnellaggio impiegato, dati che da soli permettono di evidenziare il ruolo di primo piano che riveste. Inoltre, in Sicilia vengono impiegati il 35% dei Fondi Comunitari Nazionali di settore delle cinque Regioni Obiettivo Convergenza. L’assenza di un Dipartimento di riferimento di settore – conclude nella nota Amoroso – comporterebbe un ulteriore grave danno”.