martedì 1 gennaio 2013

UN MORTO ED UN DISPERSO PER IL VIAGGIO DELLA SPERANZA TRA SAN SILVESTRO E CAPODANNO


Campobello di Mazara – Due gli sbarchi di clandestini sulle coste trapanesi, uno il giorno di San Silvestro ed uno a Capodanno. I giorni di capodanno si portano dietro l’ennesima tragedia di immigrazione del viaggio della speranza. Questa volta a far da scenario sono le acque davanti alla costa trapanese. Sul litorale antistante il lungomare ovest di Tre Fontane, nel territorio di Campobello di Mazara, è stato trovato il cadavere di un uomo. Si tratta di un immigrato magrebino, di cui ancora non si conosce il nome, ritenuto collegato allo sbarco avvenuto l’ultimo dell’anno, finito in mare insieme ad un’altra persona, secondo il racconto dei superstiti, durante la traversata
nel Canale di Sicilia di un gruppo di tunisini costretti, per evitare le motovedette italiane, da tre scafisti, poi arrestati, a gettarsi in mare a decine di metri dalla riva, nonostante molti di loro implorassero di non saper nuotare. Sedici immigrati, tutti giovani tunisini, gettati in mare come fossero un “carico” da cui disfarsi, con il solo obiettivo di sfuggire alla cattura. Sul numero vi sono delle incertezze e versioni contrastanti, infatti i migranti intercettati dalla Guardia di Finanza affermano che mancherebbero dieci compagni di viaggio caduti in mare, i resti trovati sulla spiaggia farebbero pensare agli inquirenti che il gruppo sia riuscito a cambiarsi i vestiti bagnati e a dileguarsi in cerca di un mezzo di trasporto. Per gli immigranti, che presentavano segni di assideramento, si è reso necessario il ricovero in ospedale. Quattro sono stati accompagnati al pronto soccorso di Castelvetrano e quattro in quello di Mazara del Vallo ad opera del 118. I superstiti hanno riferito ai soccorritori di far parte di un gruppo di una quarantina di persone, due delle quali si sarebbero trovate in difficoltà e non sarebbero riuscite a raggiungere il litorale. Lo sbarco del 31 dicembre è avvenuto alle due di notte, e poco dopo una motovedetta della guardia di Finanza di Mazara del Vallo si è accorta di un peschereccio in navigazione a luci spente nelle acque antistanti Capo Granitola, cercando di eludere i controlli, nonostante l’ordine di fermo intimato dall’unità navale delle fiamme gialle. Quando i militari della sezione operativa navale si sono accostati all’imbarcazione, l’equipaggio ha tentato la fuga. Dopo un inseguimento durato oltre venti minuti, il peschereccio è stato bloccato e condotto nel porto di Mazara del Vallo. A bordo c’erano i tre presunti scafisti tunisini, il comandante di 36 anni, un 32enne e un 48enne. L’indagine congiunta della Guardia di finanza, della polizia di Stato e dei carabinieri ha permesso di individuare gli scafisti. I tre sono stati riconosciuti dagli otto tunisini che si erano messi in salvo e arrestati sono stati richiusi nel carcere di Trapani. Il racconto dei sopravvissuti rintracciati sulla costa è stato terribile. Sembrerebbe che i tre scafisti abbiano costretto i migranti a gettarsi in mare, dove l’acqua era profonda, nonostante le urla di chi, non sapendo nuotare, invocava aiuto. I migranti hanno riferito che alcuni compagni di traversata sono annegati nel tentativo disperato di raggiungere la spiaggia.
Intanto stando al racconto dei sopravvissuti, appare chiaro che se questa circostanza venisse provata, si aggraverebbe di molto la posizione giudiziaria dei tre arrestati e ritenuti gli scafisti del gruppo, e chissà che il mare non restituisca altre prove di questa triste tragedia. Sulla vicenda la procura ha aperto un’inchiesta. Oggi, iniziate le ricerche dei dispersi, condotte dalla Capitaneria di porto e dalla guardia di finanza, anche con l’ausilio di tre elicotteri e dei sommozzatori dei vigili del fuoco, è stato recuperato il primo cadavere. Domani le ricerche riprendono, ma soltanto con unità navali, per concludersi al tramonto, alla ricerca dell’altro disperso. Intanto, all’alba di oggi sono stati individuati a terra 17 tunisini, sbarcati alle cinque a Torretta Granitola. Ma nelle ore successive altri maghrebini sono stati bloccati sulla terraferma nel territorio di Mazara del Vallo e il conto di questo secondo sbarco, finora, è arrivato a 40, anche loro costretti a gettarsi in acqua e raggiungere la riva a nuoto.