mercoledì 9 gennaio 2013

CONDANNATO IL POLITICO MARSALESE DAVID COSTA


Marsala - L’ex assessore regionale dell’Udc, David Costa, è stato condannato a tre anni ed otto mesi di reclusione. Il procuratore generale della Corte d’Appello di Palermo aveva chiesto la condanna a cinque anni. La sentenza è stata emessa oggi dalla sesta sezione della Corte d’Appello di Palermo, che ha disposto la derubricazione dell’originaria accusa di concorso esterno in associazione mafiosa in scambio elettorale politico mafioso. Il politico marsalese era stato assolto in primo e secondo grado. La Cassazione aveva poi annullato i due verdetti rinviando il processo ad una nuova sezione della Corte. Il procedimento scaturiva da un’ inchiesta riguardante la criminalità organizzata marsalese, condotta a suo tempo dai pm Massimo Russo, Roberto Piscitello e Gaetano Paci. Secondo l’accusa, il politico sarebbe stato “interessato a ricevere il sostegno della famiglia mafiosa di Marsala” e nel 2001, nelle
elezioni per il rinnovo dell’Ars, avrebbe ricevuto voti a fronte “di erogazione di somme di denaro”. L’ indagine affonda le sue radici nella prima fase dell’operazione “Peronospera” condotta a Marsala dagli uomini della Mobile di Trapani allora diretta da Giuseppe Linares, dalla quale era emersa una ragnatela di legami e di attività legate alla cosca di Marsala capeggiata dal boss Natale Bonafede, classe 1969, arrestato il 31 gennaio 2003 dopo tre anni di latitanza insieme al più noto Andrea Manciaracina classe 1962, capo mandamento di Mazara, particolarmente vicino a Matteo Messina Denaro e alla fazione dei corleonesi. David Costa venne arrestato il 15 novembre del 2005. Le intercettazioni telefoniche e ambientali che rappresentano il perno centrale su cui si è basata l’accusa a carico dell’ex assessore hanno fatto emergere un quadro di partecipazione definita dai magistrati “consapevole e premeditata” dell’ex deputato regionale in relazione alle cosche di Marsala. Secondo il documento cautelare Costa avrebbe “stipulato un patto serio e concreto, con esponenti di rilievo della famiglia mafiosa di Marsala” per fini elettorali “raggiunti tramite l’intervento di soggetti appartenenti al sodalizio criminale di quella famiglia”. In più, oltre ad essersi prodigato per ottenere dei posti di lavoro ai boss ed ai loro affini, il politico marsalese avrebbe favorito la cosca “attraverso il suo personale intervento presso i vertici della Direzione del Banco di Sicilia” per una controversia bancaria. Costa è stato anche condannato al risarcimento dei danni in favore dell’Associazione Antiracket di Marsala ed il Comune costituitisi parte civile.
di Irene Cimino per