venerdì 14 dicembre 2012

MIMETIZZARSI IN PROCURA. INQUIETANTE.


Trapani – Tre segnali in pochi giorni. Il primo segnale è giunto alla Procura di Palermo, il secondo pochi giorni dopo con una lettera intimidatoria ancora più precisa, pervenuta al procuratore capo di Trapani, Marcello Viola, e tra questi qualcuno si è introdotto nell’auto del pm Andrea Tarondo. Un sistema di sicurezza che ha mostrato più di una falla. I tre episodi risalgono a circa un mese fa, ma della lettera anonima al procuratore Viola si è appresa l’esistenza solo ora. “E’ già arrivata una cosa per Lei”. Queste le parole agghiaccianti che anticipano quattro lunghe e minuziosissime pagine di una missiva anonima, recapitata presso gli uffici giudiziari, oltre all’avvertimento, che ricorda le parole del giudice Paolo Borsellino prima dell’attentato, sull’arrivo del tritolo
per lui a Palermo, ci sono contenute dettagliatissime informazioni su alcune indagini condotte dalla Procura della Repubblica. Inchieste pesanti, articolate in mille risvolti e pronte a far saltare molte teste. “È un episodio che non può essere sottovalutato, servono serie e forti misure di protezione”. Il segretario generale di Magistratura indipendente, Cosimo Maria Ferri, chiede l’intervento dei ministri dell’Interno e della Giustizia e del Csm. La vicenda è finita sul tavolo della Procura generale di Palermo retta da Ignazio De Francisci e su quello del prefetto di Trapani Marilisa Magno, mentre le indagini sull’anonimo sono di competenza della Procura di Caltanissetta. Il capo procuratore non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Nella lettera si fa riferimento ai motivi per i quali il magistrato sarebbe pesantemente attenzionato. L’anonimo sembra bene informato sui particolari delle inchieste, da quella sul sequestro del patrimonio dell’ex patron della Valtur, Carmelo Patti, a quella sugli ammanchi milionari alla Curia che vede indagato anche l’ex braccio destro dell’allora vescovo Francesco Miccichè, attualmente sotto inchiesta, titolare di conti allo Ior, e sulla rogatoria inviata dalla Procura in Vaticano, sostiene l’anonimo, “tengono i soldi D’Alì (senatore del Pdl trapanese, sotto processo per mafia) e Matteo Messina Denaro”. Ma poi, più che una minaccia la missiva sembra voler aprire un canale informativo con l’ufficio della Procura. “Io la stimo – scrive l’anonimo che si avvale di un normografo per la scrittura – e voglio metterla in guardia”. Nella lettera non ci si limita a ripercorrere passaggi segreti delle indagini. L’anonimo mostra di sapere mettere in collegamento diversi particolari e di avere una visione organica di vari aspetti del lavoro del procuratore e anche di questioni relative alla sua sicurezza. E aggiunge, alludendo ad un ipotesi di sostanziale isolamento del Procuratore Viola: “Come mai le è stato tolto un uomo di scorta?”. La notizia non è pubblica. In realtà l’uomo in meno di scorta è il risultato di una circolare ministeriale che priva di un agente addestrato tutti i magistrati, sostituendolo con un “semplice” autista ministeriale. L’esposto anonimo arriva in un momento molto delicato per il Tribunale trapanese. La scure dei tagli è sul Palazzo di Giustizia di Trapani. Il rischio è che dieci magistrati vadano via. A lanciare l’allarme, ieri mattina, è stato il giudice Pietro Grillo, componente dell’Associazione magistrati. La revisione degli organici rischia di penalizzare fortemente l’attività del Palazzo di Giustizia. Qualcuno, oltre ad avvertire il procuratore, voleva informare che sapeva, e sapeva molto. In quelle pagine capaci di far gelare il sangue, si legge anche di intrecci tra chiesa, politica e massoneria. Troppi i dettagli esplicati in quelle pagine che farebbero pensare all’esistenza di un corvo all’interno del Tribunale. Un tribunale in prima linea nella provincia più a sud d’Italia, quella dove sempre più spesso si dice che “la mafia è stata sconfitta e si stringe il cerchio sul super latitante”. Eppure in questo fortino succedono cose strane. La stagione delle stragi, vent’anni dopo, non si riesce davvero a seppellirla, a cancellarne l’odore di morto. Come dimenticare Falcone e Borsellino che in questa provincia avevano svolto indagini che oggi sono tornate ad essere attuali. E’ un giallo che inquieta.
di Irene Cimino per