lunedì 31 dicembre 2012

DANILO DOLCI. RICORDANDO "IL GANDHI SICILIANO".

Alcamo - Ieri in provincia di Trapani è stato ricordato colui che i giornalisti avrebbero chiamato “il Gandhi siciliano”. Danilo Dolci, sociologo, filosofo, poeta, profeta della non violenza e della lotta alla mafia, più volte candidato al Nobel per la Pace, nato a Sesana, in Slovenia, nel 1924, tre lustri or sono, il 30 dicembre 1997, si spegneva a Trappeto, borgo di pescatori in provincia di Palermo. In queste terre, dove si era trasferito sin dal 1952, Dolci incontra una realtà di povertà assoluta. Un bracciante guadagnava 400 lire per una giornata di dodici ore di lavoro, mentre nel quartiere Spine Sante di Partinico, su 330 famiglie 319 non avevano acqua in casa e i due terzi delle case non avevano fognature. Ai tempi erano luoghi dove regnavano malattie endemiche e follia. Per Dolci, la Sicilia ha rappresentato una sorta di scommessa, alimentata dalla vista della scarna sofferenza dei contadini di Partinico e della miseria dei pescatori di Trappeto. Qui la sua casa era stata battezzata, proprio dai pescatori, “Borgo di Dio”. Una casa molto umile e modesta, ombreggiata dagli
eucalipti e protesa su Trappeto e il golfo di Castellammare, utilizzata come asilo per accogliere i bambini più poveri della comunità. Il Centro di formazione, da lui creato, diviene subito un punto di riferimento a carattere internazionale. Il suo progetto, all’inizio confuso, è quello di contribuire come può al miglioramento della vita comune, iniziando a fare opera di sensibilizzazione tra la popolazione. “Ha inventato lo “sciopero alla rovescia” - scrive di lui Lanza del Vasto, definito dal maestro Gandhi, il servitore della pace - e ha saputo, per la prima volta credo in Europa, far digiunare villaggi interi. Tutti quelli che si rivolgono a lui per donare e servire hanno molto da guadagnare e da imparare”. La tragica morte per fame di un bambino, evento tutt’altro che raro in quel periodo, lo colpisce profondamente e lo induce ad una forma di protesta estrema. Dolci si rifiuta di mangiare fino a quando i politici locali non stanzieranno le somme necessarie per affrontare i problemi del villaggio. Dopo otto giorni di digiuno, i politici si impegnano a stanziare una somma superiore a quella richiesta. Danilo Dolci viene adottato dai siciliani. Lo troviamo nelle lotte di Roccamena, nei primi anni ’60 e nelle battaglie per la costruzione della diga sullo Jato. Nel 1962 aveva dato alle stampe, tra i suoi lavori più interessanti, “Conversazioni” e nel 1966 l’inchiesta sul sistema clientelare-mafioso “Chi gioca solo”, dove raccoglie una vasta documentazione riguardante i rapporti tra il potente politico democristiano siciliano, Bernardo Mattarella, ed alcuni esponenti della mafia. Viene processato e condannato per diffamazione, dopo aver rinunciato a difendersi, dal momento che il tribunale si era rifiutato di ascoltare i testimoni a sua difesa. Il 16 gennaio 1968 un terremoto sconvolge la Valle del Belice. Dolci interviene con il suo gruppo ormai ampio di collaboratori ed operatori sociali per dare sostegno immediato alla popolazione, ma si occupa anche della ricostruzione, elaborando con il contributo di tecnici un piano dettagliato che viene discusso con la gente dei paesi. Quindi avvia cinquanta giorni di pressione nonviolenta per denunciare i ritardi nella ricostruzione, ma senza esito positivo. “La burocrazia uccide più del terremoto” scriveva Danilo Dolci, negli anni posteriori al sisma. Ma Dolci, e con lui poeti come Ignazio Buttitta, o militanti come Peppino Impastato, si impegnò a promuovere progetti e processi di sviluppo. Nel 1975 gli viene attribuito il “Premio Etna-Taormina” per la poesia e nel 1979 riceve il “Premio Internazionale Viareggio” con la raccolta di poesie “Creatura di Creature”. Nel 1980 viene invitato dall’Unesco a Parigi per partecipare ad un “Simposio internazionale sull’evoluzione dei contenuti dell’educazione generale nel prossimo ventennio”. Molti tra i punti proposti da Dolci sono stati assimilati nel documento finale inviato dall’Unesco agli Stati del mondo. Ancora oggi i terremotati della Valle del Belice omaggiano l’uomo dalle grandi gesta, definito l’attivista siciliano, ricordandolo con numerose iniziative.