giovedì 6 dicembre 2012

CONFRONTO SAVALLI-PURPURA NON CAMBIA POSIZIONI


Trapani - Salvatore Savalli e Giovanna Purpura si accusano a vicenda. I due amanti, in carcere dallo scorso mese di luglio con l’accusa di omicidio con l’aggravante della crudeltà, sono stati sentiti oggi dai sostituti procuratore Andrea Tarondo e Sara Morri che indagano sulla morte di Maria Anastasi. Al confronto, tra Salvatore Savalli e Giovanna Purpura, ha presenziato anche il procuratore Marcello Viola. Un faccia a faccia durato per quasi cinque ore. I due amanti sono entrambi rinchiusi dentro la casa circondariale di San Giuliano, e non si vedevano dal giorno dopo l’omicidio. Savalli e Purpura, assistiti dai loro difensori, gli avvocati Giuseppe De Luca e Michele Renda, hanno continuato a confermare le loro versioni addossando l’uno sull’altra la responsabilità del delitto. Savalli ha confermato la sua confessione, raccontando che ad uccidere era stata Giovanna Purpura. I tre si erano allontanati per un chiarimento in macchina, nelle campagne di Trapani. Poi lei non ci ha visto più e ha picchiato a morte Maria Anastasi. Giovanna Purpura dice invece che ha fatto tutto Savalli, e che lei ha cercato di impedire la violenza sulla moglie, della quale si professa amica. “Si tratta di posizioni insanabili ed incompatibili” afferma il procuratore Marcello Viola. Il confronto, davanti ai magistrati, doveva servire per tentare di chiarire una volta per tutte le dinamiche del più crudele episodio di cronaca nera vissuto a Trapani nell’anno che si sta per chiudere, il brutale omicidio, con il corpo trovato anche parzialmente carbonizzato, di Maria Anastasi, al nono mese di gravidanza, avvenuto nelle campagne di Trapani. Accusati dell’omicidio sono il marito Salvatore Savalli, operaio, e la sua amante, Giovanna Purpura, che da tempo viveva a casa della famiglia Savalli, costringendo la moglie Maria a fare da “cameriera”, come è emerso dalle testimonianze, alla coppia, in un clima di violenza e minacce, culminato poi nel tragico evento del 4 luglio scorso. Tutto è cominciato con la strana denuncia di Savalli, che la sera del 4 luglio scorso denuncia  la scomparsa della moglie, e racconta  ai carabinieri di essersi trovato in auto, nelle campagne di Erice  con la moglie e i tre figli adolescenti, e di essere sceso dalla macchina per accompagnarli a fare pipì. Allontanatosi dal veicolo, avrebbe sentito lo sportello della macchina richiudersi e, tornato dov’era parcheggiata, non avrebbe più trovato né ‘'auto né la moglie.  La sua versione dura pochissimo, smentita dagli stessi figli, che dichiarano subito che non erano con i genitori quando la madre è scomparsa. Di fronte alla contestazione degli inquirenti, l’uomo cambia versione dicendo di essere andato nella campagna insieme alla moglie, per incontrare l’amante di lei ed interrompere la relazione extraconiugale che la donna aveva da tempo. All’ennesima contestazione, Savalli accusa la sua amante Giovanna Purpura, ma quest’ultima asserisce di aver solamente assistito “pietrificata” all’omicidio e accusa a sua volta l’uomo. Del delitto si sono occupati, anche, come consulenti delle difese, i criminologi Roberta Bruzzone per Savalli, e Francesco Bruno per Purpura. Il confronto, dunque, non ha cambiato le posizioni dei due imputati che, sin dal primo giorno, si sono scambiati accuse reciproche. Savalli resta l'indagato principale accusato di omicidio premeditato con l'aggravante della crudeltà. Per la donna rimane l'accusa è di concorso nello stesso reato. L’indagine si avvia ora verso la conclusione.