mercoledì 21 novembre 2012

DECIMATA GIUNTA DAMIANO.TERREMOTO POLITICO O SCOSSE DI ASSESTAMENTO?


Trapani - Terremoto politico nella giunta del capoluogo trapanese. A sei mesi dall’insediamento lasciano Palazzo d’Alì quattro assessori su sei. La giunta dell’ex generale dei servizi segreti, Vito Damiano, è stata praticamente decimata. Restano in amministrazione solo due assessori. Il colpo di scena è arrivato l’altro ieri sera in Consiglio comunale, si sono dimessi il vicesindaco Salvatore Savalli e l’assessore Michele Augugliaro. Lascia l’esecutivo anche Maria Pia Incarbona. Ieri in tarda mattinata è arrivata anche  la notizia delle dimissioni del quarto assessore, Rosalia Citrolo. Alla base della decisione ci sarebbero alcuni problemi sorti con qualche dirigente sfociati in attriti con il primo cittadino. Salvatore Savalli in questi sei mesi si è occupato di bilancio, tenendo anche la delega di vicesindaco. Maria Pia Incarbona, che ha fatto sapere di essere stata invitata a dimettersi, ha gestito in questo primo scorcio di mandato le politiche sociali, oltre che turismo, eventi e strategie di sviluppo. Nella sua lettera di dimissioni ha parlato di ostruzionismo e tentativi di prevaricazione. Michele Augugliaro, che aveva le deleghe alla pianificazione territoriale e lavori pubblici, nella sua lettera di dimissioni, ha messo sotto accusa, senza sé e senza ma, la macchina burocratica del Comune. Vista la coloritura ed i riferimenti politici degli assessori dimissionari, mancava soltanto Rosalia Citrolo all’appello.  Ieri mattina ha proceduto a fare quello che era nell’aria già l’altro ieri sera. I quattro assessori tecnici dimissionari, riconducibili all’area del Pdl che fa riferimento al senatore Antonio d’Alì, hanno abbandonato la Giunta Damiano. E’ questo il dato politico che le dimissioni della Citrolo non hanno fatto altro che confermare. Sulle dimissioni degli assessori, il sindaco Vito Damiano, in missione a Roma per un incontro al Ministero dei Trasporti, si riserva di esaminarne il contenuto prima di esprimere valutazioni sul merito. “Sulla forma, poco elegante e direi inconsueta – è l’unica annotazione in merito, dichiara telefonicamente – non credo che occorrano commenti”. In giunta si sono dunque liberate quattro poltrone. E le dimissioni degli assessori, spianano di fatto la strada al rimpasto. La giunta dovrebbe assumere una connotazione più politica, con l’ingresso nell’esecutivo dei gruppi che in Consiglio comunale sostengono l’amministrazione Damiano. Il confronto sarebbe aperto con le formazioni che in questi mesi hanno fatto opposizione, ad iniziare dalla lista Fazio. Il neo deputato regionale del Pdl, l’ex sindaco Mimmo Fazio, momentaneamente si dice non interessato. Dal fronte degli autonomisti, l’on. Paolo Ruggirello chiede l’azzeramento della giunta e l’avvio di un confronto basato su un progetto politico di ampio respiro. Potrebbe entrare in partita anche Fli. A quanto pare nei giorni scorsi si sarebbe tenuto un incontro tra il sindaco Damiano e l’on. Livio Marrocco. Si tratta naturalmente di indiscrezioni, tutte nel campo dei “se” e dei “si dice”. L’ultima parola resta ovviamente al sindaco Vito Damiano, che non si sbilancia, restando quanto mai “abbottonato”. Di sicuro c’è che il primo cittadino dovrà, in tempi brevi, varare il nuovo esecutivo. La giunta, mancando il plenum, non può deliberare. Ed entro dieci giorni, termine previsto dalla legge per la ricomposizione della giunta, in un modo o nell’altro dovranno essere sciolti tutti i nodi del rimpasto. Nell’agenda del primo cittadino c’è anche un incontro con il senatore d’Alì, programmato per giovedì pomeriggio , al rientro di Damiano in città. Il rapporto tra i due si è un po’ “intorpidito” dopo gli ultimi risultati elettorali. C’è più di un giallo, al di là delle denunce dei fuoriusciti dalla giunta. Che sia una manovra per ristabilire gli equilibri di potere in un Pdl sfaldato? Alle regionali, si sa, Fazio ha stravinto e d’Alì ha perso. Sarà compito di Damiano ristabilire un equilibrio? E chi è il “manovratore principale” di Palazzo d’Alì, che spunta dalle ultime righe della lettera di Savalli: “Non avendo avuto ad oggi adeguate risposte dal manovratore principale – scrive – né assicurazioni in merito alle reali ed effettive azioni da intraprendere, non mi resta che rassegnare le mie dimissioni”.