domenica 11 novembre 2012

LA PROCURA DI TRAPANI TRA LE PIU' ESPOSTE


“In una terra come la Sicilia, in cui i segnali hanno particolare importanza, oggettivamente, abbiamo bisogno dell’attenzione delle istituzioni”, ha affermato il procuratore Marcello Viola, nel corso della visita al Palazzo di giustizia del presidente della Commissione antimafia del Parlamento europeo, Sonia Alfano. L’onorevole Sonia Alfano, è stata in visita presso gli uffici giudiziari trapanesi. Ha incontrato il presidente del Tribunale Roberto De Simone, il procuratore capo Marcello Viola ed i loro più stretti collaboratori. “La Procura di Trapani – ha commentato l’Alfano – è tra le più esposte, mi preoccupa ciò che sta accadendo ad alcuni magistrati e, soprattutto, mi preoccupa il silenzio che c’è stato su più livelli”. Il riferimento è alla manomissione dell’auto del sostituto procuratore di Trapani, con delega della Dda di Palermo ad occuparsi
di mafia, Andrea Tarondo. “Se guardiamo ai numeri – prosegue l’europarlamentare – e a tutto quello che è stato fatto in termini di misure di prevenzione ci rendiamo conto della strategica azione di questo Ufficio”. Dalle indagini che hanno poi portato al sequestro preventivo di 25 milioni di euro di beni confiscati a Pino Giammarinaro, Sonia Alfano dichiara: “Quando ho chiamato la Prefettura di Trapani per chiedere se fosse stato avviato il procedimento di accesso al Comune di Salemi, mi hanno detto che non conoscevano l’ordinanza di sequestro dei beni di Pino Giammarinaro ed ho provveduto ufficialmente io – afferma orgogliosa l’Alfano – a trasmettere gli atti e a chiedere al ministero dell’Interno di sciogliere il Consiglio per infiltrazione mafiosa”. 

“A Trapani le aziende confiscate non sono competitive, - ha affermato il pm Tarondo – in provincia di Trapani ci sono esempi di modalità di gestione dei beni confiscati estremamente positivi, come il caso della Calcestruzzi ericina libera, ma la legalità non è economica perché constatiamo che le imprese sono abituate ad operare con criteri di illegalità e, quando passano nelle mani dello Stato – ha aggiunto Andrea Tarondo – hanno difficoltà a stare su un mercato il cui humus è corrotto. Tutto questo accade perché noi colpiamo la mafia ma il corrotto resta sul posto”. Sull’argomento ha voluto dire la sua anche il presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, Piero Grillo: “Quando lo Stato si prende in mano un’azienda confiscata alla mafia deve pure fare i conti con una serie di illegalità, - gli fa eco Piero Grillo – dall’inquinamento prodotto al lavoro nero; per riportarla in un regime di legalità, sono, pertanto, necessari ingenti investimenti con il risultato che l’azienda non riesce più a guadagnare. Ecco la ragione per cui il sistema – conclude il presidente Grillo – viene oggi additato come una specie di calamità naturale”. Per Sonia Alfano, “Trapani detiene un primato negativo per le difficoltà incontrate dagli amministratori giudiziari nella gestione dei beni confiscati”. Tra queste figura la difficoltà degli amministratori di accedere al credito e a tal proposito l’europarlamentare si è proposto come portavoce della questione. “Mi farò carico di verificare questa situazione anche con alcuni istituti bancari, perché ritengo – ha dichiarato Sonia Alfano – che dinanzi ad una gestione giudiziaria non si debba avere un certo tipo di risposte”. Il presidente del Tribunale di Trapani, Roberto De Simone, rivolgendosi a Sonia Alfano, ha detto: “Abbiamo bisogno di aiuto, confidiamo su di lei”.
di Irene Cimino per