mercoledì 7 novembre 2012

MOVIMENTO GIOVANILE UDC:"ESIGENZA DI RINNOVAMENTO"


Trapani - Scendono in campo anche i giovani dell’Udc. Dopo i malumori  registrati “a mezzo stampa” dei seniores di casa Udc trapanese, anche i giovani prendono le distanze dalla dirigenza. A seguito di una riunione con l’ufficio politico provinciale dei giovani iscritti al partito, il Coordinatore Provinciale del Movimento Giovanile Udc, Vito Campo, ha ufficializzato la posizione del movimento che rappresenta e ne ha reso informata la stampa attraverso un comunicato nel quale afferma che  “Il messaggio che arriva dagli elettori è chiaro: occorre cambiare, occorre uscire dall’inerzia, occorre rivedere molti meccanismi che ormai sono irrimediabilmente usurati. E’ evidente – argomenta Vito Campo – il fatto che la società è attraversata da un forte bisogno di rinnovamento e da un altrettanto forte sentimento di repulsione per la politica tradizionale. A questo sentimento la politica è chiamata con urgenza a dare una risposta: in termini di innovazione delle istituzioni democratiche e di ricambio di una classe dirigente consumata e distante dalle reali esigenze dei cittadini. A distanza di meno di un anno dal congresso provinciale che ha portato alla scelta di Livio Daidone come segretario provinciale del partito, – prosegue Campo - è sintomatico della necessità di un serio rinnovamento il fatto che il Presidente Provinciale del partito, Gianni Pompeo, ne chieda oggi il commissariamento. La ricerca di nuovi equilibri non sarà facile e, dato che si tratterà di modificare profondamente lo status quo, richiederà una forte coesione e una profonda unità d’intenti. In altri termini, sarà necessaria una gestione politica molto attenta, capace di traghettare senza strappi il partito verso una nuova realtà. Siamo fermamente convinti – conclude Campo – che è arrivato il momento di compiere il primo passo verso la famosa “rottamazione”, intesa non come eliminazione di personaggi politici, ma di una vecchia concezione e modalità di fare politica a cui la nostra generazione non vuole più appartenere”.